La fondazione del Complesso della S.S. Annunziata

La fondazione del Complesso della S.S. Annunziata

Sulla fondazione della Chiesa e della Real Santa Casa dell’Annunziata A.G.P. di Napoli non tutti gli studiosi sono concordi, in quanto non vi è una precisa testimonianza storica.

“…In tale stato di contraddittorie affermazioni in ognuno sorge spontaneo il desiderio di approfondire le ricerche per stabilire, se possibile, con maggiore esattezza la verità dei fatti. Ma non sempre alla tenacità dei propositi risponde la riuscita, e quindi non dee recar maraviglia se oggi allo storico della Casa dell’Annunziata torni malagevole squarciare il velo dei vari secoli di esistenza della stessa, senza poterne comprovare esattamente la sua origine”. (n.2)

La versione accettata dai più (Capaccio, Summonte, Collenuccio, Chioccarelli, Scherillo, De Lellis, D’Addosio, Villani) ci riporta agli inizi del ‘300, quando re Roberto d’Angiò (sicuramente non Carlo d’Angiò nel 1304, come alcuni sostennero) combatté contro Uguccione della Fagiuola di Pisa che minacciava i guelfi di Firenze. Dopo alterne vicende, il 29 agosto 1315 Roberto venne sconfitto a Montecatini, subì grosse perdute, tra cui suo fratello Pietro conte di Eboli, e fra i numerosi prigionieri ci fu un conte napoletano, Nicola Scondito ( o Sconditi) e, forse, anche il fratello di questo, Giacomo. Durante la prigionia, narra la leggenda, lo Scondito promise alla Madonna che, se fosse stato liberato, appena rientrato a Napoli, le avrebbe fatto innalzare una chiesa. La notte successiva al voto l’uomo sognò la Vergine e l’arcangelo Gabriele che lo rassicuravano sulla sua prossima scarcerazione; infatti, poco dopo, il 12/8/1316 (come nella “Raccolta dei Diplomi Pisani”), i Pisani scacciarono Uguccione, trattarono la pace con Roberto e furono liberati i rispettivi prigionieri tra cui lo Scondito che rientrò a Napoli ad adempiere al voto, costruendo, si suppone, una cappella dedicata alla S.S. Annunziata.Infatti, secondo quanto documenta il D’Addosio nell’opera citata, nella zona detta “Sopra muro” o “Mal passo”, perché solitaria e pericolosa, vi era una statua della S.S. Annunziata, molto venerata dal popolo, la quale sembra si trovasse in un terreno di proprietà del nobile Giacomo Galeota. I devoti di quell’immagine fondarono una Confraternita, “B. Mariae Annuntiatae sopra murum de Civitate Neap.” (n. 3 – 4), da alcuni detta dei Repentiti o dei Battenti o dei Flagellanti (per l’abitudine di flagellarsi nella processione penitenziale del venerdì); fra i membri della Confraternita vi erano gli Scondito. Questi confratelli il 15 dicembre 1318 chiesero al re Roberto l’espropriazione di un terreno appartenente a Tommaso Coppola e il consenso per la costruzione di una chiesa con accanto un “hospitale” per i poveri, da dedicare alla S.S. Annunziata e da edificare con le offerte dei fedeli. Ottennero il permesso e con esso il terreno, secondo alcuni del Coppola, secondo i più del Galeota. Il principe Carlo l’Illustre, figlio di Roberto, in data 8 marzo 1320 prese sotto protezione reale la chiesa e l’ospitale che divennero perciò Real Santa Casa “domus predicte sub nostra protectione suspicimus”(n.5); la regina Sancia di Maiorca, moglie di Roberto, riservò al Complesso dell’Annunziata le cinquemila once d’oro donatele annualmente dal re; lo stesso sovrano partecipò economicamente alla costruzione ed in aggiunta fece erigere un altare nella stessa chiesa. Il Complesso sorse nella zona tra la chiesa odierna dell’Annunziata e Castel Capuano e sarebbe stato completato nel 1322. (n.6)

Della Confraternita dell’Annunziata furono membri Carlo III di Durazzo, poi re di Napoli, Luigi d’Angiò, principe di Taranto e marito della regina Giovanna I d’Angiò, Margherita di Durazzo, madre di Ladislao, oltre a cittadini di ogni ceto.

Un venerdì sera, così riporta la maggioranza degli autori, al ritorno della consueta processione, sulla soglia della Chiesa, i confratelli trovarono un neonato, avvolto in poveri stracci e con un cartellino recante la scritta “Ex paupertate proiectus” (gettato per povertà), da cui gli appellativi “proietti” e “gittatelli”.

Uno dei confratelli lo affidò ad una balia a proprie spese : tale gesto bastò a che la cosa si ripetesse più volte, finché si adattò un locale a fianco alla chiesa per deporvi i bambini abbandonati; a questo si affiancarono altre stanze, per allevare con le offerte del popolo i piccoli che aumentavano man mano che si sapevano lì ben curati.

La Real Santa Casa dell’Annunziata non rimase, però, molto tempo nel luogo d’origine. Lì vicino, infatti, nei pressi dell’Arco dei Caserti, la regina Sancia aveva fatto edificare la chiesa e la Casa della Maddalena. (n 7) per accogliere meretrici pentite; poiché queste aumentavano, la regina, per ampliare il suo ospizio, ottenne per sé tutto il Complesso della S.S. Annunziata che inglobò quello della Maddalena.

“L’accordo fu solennemente conchiuso il 29 maggio 1343, secondo un atto notarile oggi scomparso che l’Imparato e il Summonte videro ‘nell’archivio di detta Santa Casa’, e nel 6 di giugno fu ratificato dall’arcivescovo Giovanni de Haja”. (n 8)

In cambio la regina offrì ai confratelli uno spazio vicino (in Campovecchio) (n. 9) e più vasto su cui, a sue spese, nel 1343 fece edificare il nuovo Complesso nel luogo dov’è ora: la chiesa, l’ospizio per i trovatelli ed un grande ospitale per accogliere e curare ammalati, poveri, persone sole o incapaci, a cui, col tempo, si aggiunsero, come vedremo, la Ruota, l’Ospedale vero e proprio, il Conservatorio, l’Alunnato, l’Archivio, il Banco A.G.P.
La regina Sancia, poco dopo aver dato origine a questa Istituzione, il 28 luglio 1343 morì semplicemente col nome di suor Chiara nel Monastero della Croce nel quale s’era ritirata in povertà e preghiera.

Col tempo le fonti orali si fondono e si confondono, tanto che si è voluto accomunare la medesima motivazione della fondazione dell’Ospedale di Santo Spirito di Roma a quella della Casa dell’Annunziata di Napoli: infatti qualcuno tramanda ancora la leggenda secondo la quale l’Annunziata con la sua Ruota sarebbe stata fatta costruire dal re Roberto d’Angiò perché i pescatori trovavano sempre più frequentemente dei corpicini gettati in mare.