IL MISTERO

IL MISTERO

l mistero, come l’incomprensibile e il trascendente, attrae e ha sempre stimolato la curiosità dell’uomo, colto o ignorante, per il gusto di riuscire a scoprire a tutti i costi l’impossibile, anche solo a conoscere ciò che non a tutti è noto, o, quanto meno, a dare libero sfogo alla propria fantasia.

Il soprannaturale ha accompagnato la lunga vita di questo Complesso monumentale e forse proprio per tale motivo la Real Santa Casa ha suscitato sempre un fascino particolare sul popolo di Napoli.

L’origine stessa del Complesso dell’Annunziata è ammantata di mistero e la sua lunga vita, sia pur attraverso enormi difficoltà, è apparsa come un disegno già prefissato contro il quale nessun ostacolo poté opporsi.

Nel buio della notte, senza svelare a nessuno il motivo di quel gesto, migliaia di donne vi hanno depositato corpicini la cui identità è rimasta anch’essa ignota.

La Real Santa Casa si è retta per secoli con il susseguirsi di donazioni da parte di persone che mai hanno manifestato apertamente il motivo delle loro elargizioni e con il lavoro di tanti che mai hanno preteso compensi, comportamenti oggi dai più considerati assurdi.

Riti, oggetti misteriosi, eventi inspiegabili che rasentano il soprannaturale, leggende hanno accompagnato la sua lunga e difficile storia, tra sacro e profano.

In tanti secoli di vita, con i suoi segreti, i suoi tesori, l’Annunziata può paragonarsi ad un forziere la cui chiave si è misteriosamente dispersa, ma da cui, come dal nulla, di tanto in tanto fuoriesce qualche verità! …

Questi tesori con la loro forza sono e saranno sempre in grado di resistere a qualunque “tsunami”.

Anche il lavoro su questo monumento, affidatomi forse solo per caso, è sembrato poi predestinato, in seguito alle tantissime ‘coincidenze’ e scoperte incredibili ( un Francesco Della Ratta tra i benefattori!), e preordinato per perpetuare nel tempo e fra gli uomini, ormai del terzo millennio, la storia di questo Luogo, che più di ogni altro a Napoli ha soccorso, senza distinzione di alcun genere, tutti coloro che vivevano in difficoltà: trovatelli, ammalati, incapaci, poveri, indesiderati, e di coloro che “in nome della vita” hanno contribuito alla sua esistenza!

A noi che viviamo in una società in cui vigono la prevaricazione, l’arrivismo, l’interesse personale, in cui si assiste all’incremento di soprusi a danno dei soggetti più deboli … a noi la lunga vita della Real Santa Casa dell’Annunziata appare sempre più indecifrabile….. un mistero! …..

Il più grande monumento di religione e carità dei padri nostri” è stato definito dall’abate Galante il Complesso della Real Santa Casa e della Chiesa della S.S. Annunziata di Napoli;

Il monumento massimo della pietà de’ napoletani… che non ha l’eguale in Italia” dal Chiarini;

Il monumento più grande della vita sociale, morale ed umana della città di Napoli” da Ferdinando Ferrajoli.

Penso non sia nella cristianità cosa simile all’Annunziata” riferì un visitatore apostolico a Pio V nel 1568. (n.1)

Se devozione ci è in Napoli, tutta è in l’Annunziata” così comunicò C. Mendoza a S. Ignazio (“Epistolae Mixtae” il 31/7/1556).

Uno dei primi istituti di carità che l’Italia possegga” è stato considerato dal Petroni.

“… questa chiesa et hospedale per lo cumulo grande delle ricchezze che tiene e per le opere di grandissima carità che esercita viene giudicato una dei Maggiori Tempi e luoghi pii della Cristianità” affermò il Paris nel Cap 3° della sua “Storia napoletana” ove continuava “non che della nostra Città ma dell’universo tutto essere la più ricca celebre e famosa”.

Nell’ora dell’Annunziata il divino incontrò l’umano e venne la redenzione e la gioia nel mondo.

Sarà scoccata ancora una volta in questo nostro tempo ‘l’ora dell’Annunziata’ per una più lieta maturazione della vivificante comunione del Divino con l’umano?Risorge il sole della carità e si diffonde la gioia della fratellanza umana in orizzonti più vasti in Napoli.

Alleluia fra la Santa Casa dell’Annunziata, fra tutti coloro che in essa lavorano e per essa trepidano e sperano e osano” il 19 febbraio 1967 si espresse in tal modo l’Arcivescovo di Napoli Corrado Ursi