Al di là del muro

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Pina Della Rossa
“AL DI LA’ DEL MURO”

9 novembre – 9 dicembre 2012
Inaugurazione venerdì 9 novembre ore 18,30
Intervento di Mimmo Jodice

Testo in catalogo di Mario Franco

“Al di là del muro”, 2011 – digital print su pvc 80 x 80 cm

“Al di là del muro”, 2011 – digital print su pvc 80 x 80 cm

La galleria 3F Fiorillo arte, presenta “AL DI LA’ DEL MURO” mostra personale di PINA DELLA ROSSA che espone una selezione dei suoi recenti lavori fotografici.

L’artista, come scrive Imma De Vincenzo, prosegue nella sua ricerca creativa attraverso una fotografia che diviene sempre più contemplativa, quasi onirica.
La sua è un’indagine interiore, appassionata ed intensa, che parte dal reale per giungere inevitabilmente a una dimensione dell’anima, visionaria e silenziosa, in uno spazio che diviene infinito, metatemporale. Ma a colpire e coinvolgere chi si trova davanti alle sue opere sono anche le particolari tonalità cromatiche, il gioco di luci ed ombre, l’intensità di un particolare. Tutto questo fa assumere ad esse una connotazione intrinseca che va oltre le foto stesse…
E ci si interroga: ma allora Pina Della Rossa è una fotografa che dipinge o una pittrice che fotografa? Entrambe le cose, evidentemente, perchè in ogni opera si avverte la sensibilità del tocco, l’armonia della composizione, l’emozione che, per prima, muove l’artista, pervade l’opera e da essa viene restituita in tutta la sua intensità.
La porta, emblema del varco, del passaggio-temporale, appare qui evocatrice di una forza magnetica, capace di attrarre a sé l’io, rendendo possibile il superamento delle barriere per raggiungere quella profondità che sempre traspare dalla materia.
La cornice richiama lo specchio, con il suo carico di significati, e l’individuo si ferma, dapprima solo incuriosito, poi attratto quasi magneticamente da essa, che appare misteriosa, magica, quasi “alchemica”: ecco che la cornice diventa limite di una dimensione parallela che affascina, coinvolge e quasi rapisce i sensi e l’anima.
Il muro scompare, lascia posto ad una luce che avvolge e coinvolge il soggetto, lo rapisce e lo attrae, così come chi guarda (lo spettatore), che viene coinvolto fino a sentire e vivere in prima persona l’idea che ha illuminato l’artista, cogliendone il significato più profondo e superando le apparenze.

IL PERCHÉ DI UNA CORNICE VUOTA
Mario Franco

La mostra personale di Pina Della Rossa si apre con una sequenza di figure, ritratte di spalle, che sembrano intente a specchiarsi in un grande specchio racchiuso in una vecchia cornice «dove finisce e inizia, inabitabile – scriveva Jorge Luis Borges – l’impossibile spazio dei riflessi. Viviamo una vita senza mai sapere come realmente siamo. Brandelli e frammenti della nostra immagine corporea sono catturati da vetrine, vetri e specchi. Talvolta da fotografie». Lo specchio è, come noto, una delle costanti tematiche del grande scrittore argentino; lo specchio è deformante per definizione: restituisce un’immagine inversa a quella del reale. Ma anche per questo è un mefistofelico tentatore: seduce perché soddisfa il nostro faustiano bisogno di conoscere e ci consente di affacciarci su un mondo diverso, il mondo capovolto, il mondo degli opposti. Per Borges, inoltre, «gli specchi, come la copula, sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini». Ma lo specchio di Della Rossa è un finto specchio. Quando la figura umana è assente, vediamo che la cornice inquadra solo un muro, sbrecciato e lebbroso, come in un dipinto informale. Non c’è vetro, la riflessione è negata a vantaggio di un utilizzo della cornice quasi tradizionale, ad inquadrare un simulacro di pittura. Che la fotografa sia anche, o sia stata, una pittrice appassionata, assorta a indagare gli spazi metaforici che dalla superficie del dipinto possono alludere alle complesse dinamiche del pensiero, ha sicuramente la sua importanza. Eppure, è proprio con la fotografia che Pina Della Rossa partecipa alla svolta epistemologica che mette in dubbio le immagini percepite con lo sguardo, per rendere visibile ed esperibile solo il riprodotto e il riproducibile
Allieva di Mimmo Jodice, la Della Rossa non ne imita lo stile, ma dal maestro trae l’insegnamento a organizzare il campo visivo e a studiare il valore simbolico della luce e degli spazi nei quali si muovono le figure. La fotografia attraversa il riconoscimento goethiano dell’effimero e mette in crisi i mobili confini razionali del mondo. Coglie lo scorrere in divenire della realtà. L’intervento creativo dell’artista è, però, un’esigenza inalienabile, manipolando l’immagine a livello di inquadratura, posa e scelta del soggetto.
Nei suoi specchi vuoti, quel che colpisce sono alcuni caratteri ricorrenti, insistenti: i dettagli di un corpo, i muri grumosi come croste di un vecchio dipinto. Il tutto con un’aura di travestimento magrittiano, dove è indubbiamente la figura umana che fa trapelare un sentimento inerme. La fotografia ferma così la memoria e si fa racconto, in forme adatte e adeguate a esser guardate come artistiche indipendentemente da criteri estetici che, come sappiamo bene, sono sempre meno definibili. All’interno di questi fotogrammi, il filo rosso di una narrazione troncata percorre un’esperienza esistenziale pudicamente celata. C’è una creatività apparentemente contenuta, non sfarzosa, non abbagliante ma fatta di dettagli che collaborano alla visione di un’intima solitudine. L’artista è sola e i suoi modelli (il suo doppio) celano il volto o si ritraggono fuggendo. Come partecipare, allora, a questa «solitudine aberrante» (citando Barthes) provocata dai dettagli di un corpo o di un abbigliamento che rimandano a un’aura di modificazione, di postiche-pastiche, a una sorta di crudele modestia che intenerisce? Per una delle letture che se ne possono avanzare, il concetto di fotografia espresso da Pina Della Rossa è alieno da ogni realismo, acquisendo senso dal forte pittoricismo, sia che tratti di architetture fatiscenti, sia che si focalizzi su dettagli di muri, di lamiere, di cornici. Pittura, ovviamente, nell’era della sua riproducibilità tecnologica, alla ricerca di un terreno d’intersezione tra immagine, comunicazione e memoria, per cogliere i fenomeni e gli eventi nella loro complessità, con la pervicace intenzione di non arrendersi al flusso omologante dell’immaginario mediale diffuso, ma di rischiare la connessione tra ambiguità e irresolutezza.
Possiamo guardare le foto (non a caso disposte in brevi sequenze) e abbandonarci alla loro forza narrativa, alla sommessa volontà di raccontare e raccontarsi attraverso la messa in scena con la quale l’artista ha organizzato i luoghi e le cose da fotografare, raramente preferendo l’istantanea di un paesaggio così com’è, se non quando la realtà, miracolosamente, coincide con i suoi intenti, come accade nelle foto di un balcone decrepito in un palazzo abbandonato, ritratto da una perfetta e nuova finestra del Madre. Come ulteriore riferimento, su questo tema è impossibile non citare ancora La camera chiara di Roland Barthes, e in particolare il paragrafo in cui l’autore individua l’importanza del referente nella fotografia rispetto agli altri sistemi di rappresentazione: «Chiamo “referente fotografico”, non già la cosa facoltativamente reale a cui rimanda un’immagine o un segno, bensì la cosa necessariamente reale che è stata posta dinanzi all’obbiettivo, senza cui non vi sarebbe fotografia alcuna. La pittura può simulare la realtà senza averla vista. Il parlare combina segni che hanno certamente dei referenti, solo che tali referenti possono essere e sono il più delle volte delle “chimere”. Nella fotografia, contrariamente a quanto è per tali imitazioni, io non posso mai negare che la cosa è stata là». L’oggettività della fotografia le conferisce un potere di attendibilità assente da qualsiasi opera pittorica, la fotografia beneficia di un transfert di realtà dalla cosa alla sua riproduzione. Tuttavia l’immobilità e la pietrificazione del gesto in un istante fisso, rendono palese il paradossale rapporto con il tempo, la pretesa magica di ricostituire un doppio della vita reale e di sottrarlo alla morte. Le immagini fotografiche sono la presenza inquietante di vite arrestate nella loro durata.
Abbiamo visto come su questo inquietante rapporto Pina Della Rossa, dalla registrazione dell’insignificante, arriva a decostruzioni che ricordano l’astrattismo espressionista. Così che mondo reale e mondo rappresentato si sovrappongono, realizzando un metaforico specchio della realtà, moltiplicandosi senza tregua, come in un gioco di riflessi. Questa autogerminazione di immagini incrementa a ogni passaggio la sua valenza concettuale e ci svela finalmente il perché di una cornice vuota, dove il vetro dello specchio sarebbe stato superfluo.

L'Opera di  Pina Della Rossa  L’IMPOSSIBILE SPAZIO DEI RIFLESSI

 “L’impossibile spazio dei riflessi”, 2011 – digital print su pvc 70×70 cm

Pina Della Rossa, docente di Disegno e Storia dell’Arte, vive e lavora a Napoli. Si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ha seguito i corsi di Fotografia di Mimmo Jodice. Si occupa di comunicazione per immagini attraverso il visual design, la fotografia, la pittura, le opere tridimensionali, fino all’uso delle nuove tecnologie digitali e multimediali. Passando dall’espressionismo, all’informale, raggiunge la sua massima espressività con lo spazialismo, evidenziato soprattutto attraverso la fotografia. Il suo esordio risale al 1985 con la mostra internazionale di fotografia alla Sicof di Milano. Ha esposto in numerose mostre nazionali e internazionali di cui se ne ricordano alcune: “Art Jonction ’97” – Fiera d’arte di Nizza, 1997; “Collettiva” – Galleria d’Arte Folini, Lugano, 1998; Cento memorie per il futuro millennio, Periplo Edizioni, Centro “Les Cultures” – Modena, 1999; “Libro d’Artista” – Galleria d’Arte Niederhauser, Losanna, 1999; “I libri dell’arte”, O.B.A. Original Book Art, Citè Int.le Universitaire de Paris – Parigi, 2000; “Entro Dipinta Gabbia” – Galleria “L’Idioma”, Ascoli Piceno e collettiva presso il Museo Borges di Buenos Aires, 2001; collettive al Palazzo dei Congressi di Lugano e al Kunst Centret di Silkeborg bad, Danimarca, 2002; “Sensorial” - Complesso Monumentale dell’Annunziata, Napoli, 2004; “Premio Celeste”, Milano, 2009-2011; Signals – May Day – The inaugural global event of the London, 2010; “Biennale del Libro d’Artista”, Lineadarte Officina Creativa – “Palazzo Merolla”, Marano di Napoli (NA) e Belvedere di San Leucio, Caserta, 2010; “30×30 = 90 Interpretazione dei numeri della Tombola Napoletana” – Vernissage Museaav, Nizza, 2010; “1861 – 2011 Testimone dell’Unità’ d’Italia” – Mostra d’arte e mailArt – Palazzo del Municipio, Corsico/Milano (mostra itinerante), 2011; “VENTIPERVENTI – Mettici la faccia”, Mostra internazionale del piccolo formato 20×20 V° edizione, Lineadarte Officina Creativa, Napoli, 2011; ARTELIBRO VIII edizione, “L’arte di fare il libro d’arte…Il libro antico, raro e d’artista” – Lineadarte Officina Creativa,Napoli – Palazzo re Enzo e del Podestà Bologna, 2011; “Drawing Connections” Mostra d’Arte Contemporanea del piccolo formato 10×15 – Siena Art Institute, Siena, 2011; Personale “Percorso d’Artista” con adesione alla “Giornata del Contemporaneo” AMACI – VII edizione – Chiesa di San Severo al Pendino, Napoli, 2011; “Selected works” – Area 24 art gallery, Napoli, 2011; “Physiognomies” – Il ritratto nell’arte contemporanea – Primo Piano Living gallery – Lecce, 2012.

 

Galleria Fiorillo Arte
80122 Napoli – Riviera di Chiaia, 23
Tel. 081 7617450 3472947429
www.fiorilloarte.com 3f.arte@gmail.com
Orario:
dal lunedì al venerdì ore 9,30 – 13,30 e 14,30 – 18,00,
sabato e domenica per appuntamento.

Pina Della Rossa
Tel. 3339957086
E-mail: pinadellarossa@adrart.it

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