Franco Brevini LA LETTERATURA DEGLI ITALIANI- Perché molti la celebrano e pochi la amano

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Franco Brevini  LA LETTERATURA DEGLI ITALIANI- Perché molti la celebrano e pochi la amano – FELTRINELLI, pagg.166 € 17,00

L’autore di questo saggio si propone di raggiungere un vasto pubblico per svelare l’arcano della letteratura italiana, che egli, forse in linea con il poco realismo della nostra letteratura ascrive agli italiani. In realtà il libro è certamente da leggersi seppur tenendo presente molte notazioni. Il critico, accademico di Bergamo, si rivolge anche senza note e bibliografia ad un pubblico specializzato, che per esempio capisca cosa sia langue e insomma sappia piuttosto bene la letteratura italiana. In secondo luogo la aritoscraticità della nostra letteratura è fatta derivare dalla mancata unità d’Italia, e dall’uso conseguente del fiorentino colto del Trecento. Prima di tutto l’aulicità della nostra lingua è determinata dalla mancanza non solo di coincidenza tra lingua parlata e scritta, dalla fatica di tradurre in fiorentino del Manzoni e dalla non conoscenza della lingua come parlata, ma dall’assenza di una borghesia solida tranne forse ai tempi di Dante. Inoltre come scrisse Leopardi nello Zibaldone il fiorentino colto si impose , perché la nostra letteratura iniziò casualmente con l’autorità di tre GRANDI, cui nessuno poté sfuggire- in Italia e all’estero- negli anni seguenti. Brevini vuole poi dare la palma alla letteratura in dialetto, tuttavia chiamandola tradizionalmente comico-realistica. La verità è dunque questa per noi: ciò che manca in Italia in lingua e in dialetto è il realismo e il romanzo: l’aulicità nasce per il pubblico cui si rivolge già da Federico II; l’uso di vocaboli poetici v’è pure in Dante, basti pensare al Conte Ugolino eppure non manca qui un fortissimo realismo, che scomparirà da Petrarca in poi. Concordiamo con il fatto che la nostra letteratura è ampiamente autoreferenziale, che crea il canone dell’imitazione e del petrarchismo e che quasi nel DNA degli italiani rimane l’aulicità e la poesia piuttosto che la prosa sino al romanzo più realista di Volponi o del primo Pasolini. Assurda è invece l’ipotesi di mancanza di icasticità in Leopardi come voleva il simbolista, e dunque non realista, Pascoli con la sua ornitologia e il suo dramma famigliare. In realtà il realismo e l’illuminismo di Leopardi, seppur con qualche corredo di neoclassicismo, è fuori del canone di Brevini, e seppur è vero, come vuole Pasolini, che Pascoli apre a tutto il Novecento, esso apre al deprecato- da Brevini – Novecentismo con l’aura, e all’antinovecentismo (deprecato idem) a-cittadino, come ci insegna il nostro critico: insomma a Brevini non piace proprio nulla. E potrebbe tuttavia aver ragione, se però ricordasse: realismo e romanzo e borghesia non sono né nel dialetto né nell’italiano. La letteratura italiana ha fatto scuola al mondo nel Trecento e nel Rinascimento, la facoltà di umanistica è l’unica che resta in America, Dante (e il dantismo ancor fiorente nel mondo) è prima del petrarchismo, e per quanto dentro la tradizione e provinciale Leopardi è più europeo del Manzoni, “europeo” amato da coevi tedeschi e francesi e dalla sua Milano. Per il resto molte affermazioni di Brevini sono note e vere: compresa l’assenza o quasi del mondo cittadino dai nostri romanzi. Peccato che tra tante lacune di questo saggio vi sia la letteratura degli anni ’70 e quella di Tondelli: anche questo un mistero- forse per il Nostro- per la sua lingua parlata, orale addirittura come quella del primo Palandri. Come mai? Forse l’ipotesi Sapir/Whorf o di von Humboldt (pag.45-46) (legame lingua-pensiero e spirito: geist ) aggiunge a quanto da noi messo in evidenza un’altra spiegazione. Infine concluderei che come la nostra letteratura non sa uscire dal classicismo, delegando i suoi migliori frutti alla poesia, pur dopo Tondelli, così purtroppo la critica migliore dei nostri autori è oggi forse d’Oltralpre come, ad es. , Van Den Bossche.

NICOLA CIAMPITTI

FRANCO BREVINI – LA LETTERATURA DEGLI ITALIANI- Perché molti la celebrano e pochi la amano – FELTRINELLI, pagg.166 € 17,00