Nicola Ciampitti – LA DIMENTICATA LETTERATURA DEGLI ANNI ‘70

Pubblicato il: Autore: admin

LA DIMENTICATA LETTERATURA DEGLI ANNI ‘70

 manacorda LETT Dimenticanza o ignoranza, diniego(Verleungung)o forclusione? O piuttosto parlare della letteratura(ma non del ‘68 politico, su cui non passa giorno senza che si pubblichi un libro) degli anni ‘70 (eccetto Giuliano Manacorda su un noto numero dell’Espresso ‘98, e Mangano-Schina ne-Le culture del sessantotto- Massari ed.) è fuori mercato, o crea dei problemi e/o fastidio nei critici, che spesso sono di quella stessa generazione, o di essa eredi? Tutte ipotesi vere, ma che non bastano a spiegare quell’assenza anche da testi critici invece aggiornatissmi dall’ottanta in poi. Il motivo di fondo di tale omissione deriva dall’ipotesi che gli anni ‘80, dal punto di vista storiografico, siano nati dal nulla come nel suo prezioso libro indica Filippo La Porta con queste parole: “Come chi trapassa da un’adolescenza prolungata a una senilità precoce, il nostro paese si è ritrovato di colpo postmoderno saltando forse qualche passaggio fondamentale ( per fare un esempio: ciò che si definisce “coscienza” può diventare un peso ingombrante, dispostico, di cui si desidera legittimamente liberarsi, alleggerirsi soltanto se una “coscienza” si è veramente posseduta ). Certo tutto questo può creare, oltre un debilitante sentimento di epigonismo, anche un effetto inebriante di grado zero.”(La nuova narrativa italiana- Bollati Broringhieri,95). D’altronde in piena realtà postmoderna è possibile osservare con F.Jameson “il declino dell’affetto”, la “euforia”, e”la fine della storia” come incapacità d’analisi della storia del presente.

L’errore di prospettiva è semplice: qualcuno ha cliccato PRINT, e ha copiato la sensazione di fondo, che avevano gli autori degli anni ‘80, e cioè che si iniziasse da zero con Boccalone, Radio Alice, il primo Piersanti, Tondelli, De Carlo, Del Giudice e i vari autori di tendenza generazionale. Era il nuovo che avanzava,e che, superata la “tradizione”, si inebriava di fredda allegria giorno per giorno negli anni del post-fordismo. Ma l’economia era cambiata già prima dopo il boom economico del ‘58, e poi a fine anni ‘60 in coincidenza con il ‘68 politico, quando l’economia cominciò a diventare cognitiva nella sua organizzazione, e a produrre merci semeiotiche, e iniziò proprio sotto la spinta del ‘68(v. M. Perniola -La società dei simulacri) la culturalizzazione e derealizzazione del reale, la società dei simulacri. Ora la letteratura degli anni ‘80, imitatori e non della letteratura minimalista o generazionale americana (Kerouac, B.Ellis), si formava sulla televisione, i videogiochi, i videoclips, il computer, o sui film di Hollywood, che sono la dominate culturale del tardo-capitalismo. Ma se a fine anni ‘60 quella società e quella economia non fossero cambiate, se il costume, i vari happening, sit-in ecc. non fossero nati, se non si fosse formata la civiltà dell’immagine e del creativo, se non fosse ritornato alla ribalta il soggetto, gli autori degli anni ‘80 non avrebbero trovati i temi, così “freschi”, di cui scrivevano con tanta euforia. Ma il problema non è questo: non si tratta di giustificare gli anni ‘70 alla luce degli ‘80. Si tratta solo di essere “storicisti sempre”, come diceva Jameson all’apertura del suo Inconscio politico, e cioè di tentare di interpretare con gli strumenti della filologia gli ultimi ‘30 anni e il postmoderno, partendo da quella rottura del ‘68-’70, laddove troveremo le radici dell’oggi.

Ecco dunque i nomi degli autori di quegli anni: A. Rosselli, D. Bellezza e il suo epigono a. Veneziani, G. Manacorda, R. Paris, F. Cordelli, M.Cucchi, N. Orengo, V. Cerami, V. Zeichen.

  orengo LETTLa citazione postmoderna che crea tensioni espressive ( diversamente dal gesto concettuale a-significante )trova un’anticipazione nella Libellula (‘69) di A.Rosselli, testo che onnivoro riutilizza criticamente, bellicosamente “libellandosi” attraverso una torsione( twist o verwindung), contribuendo dunque alla dissoluzione della categoria del nuovo, dissoluzione propria del postmoderno (dove il nuovo è ridotto a routine).

Iconografia(‘74), poesie di G.Manacorda, nell’apparente descrizione di paesaggi astratti e infuocati ripropone continuamente il soggetto, che in essi si sparge e quasi si frammenta in uno sguardo partecipe a “scompigliare i desideri”, o in cui ricompare il “cuore” o il tu, che sottindende un io autoriflesso. Anche in Tracce -come dice F.Cordelli- nella ” quasi totale afasia ritmica del testo …il soggetto vi appare attraversato e sbriciolato come un cuscino di piume,…”, e la verità si ritrova appunto in quelle tracce lacaniane intese come dislocazione:
“frane d’aria:fresche/…./letteratura-Dario-/mnemonica catarsi.”

In maniera più esasperata, ma nel contempo più equilibrata, questa situazione si ritrova in D. Bellezza, che scaraventa nella poesia italiana la ribellione anarchica della vicenda personale, affatto refrattaria ad ogni ideologia, tra la notte e il sonno. La verità sembra pertanto riversarsi nell’inconscio, nell’altro io autentico, che “ignora il corso della Storia”. E Bellezza anticipa con questo ribellismo, quello di A. Veneziani, ma ora più carico del senso di vanità del vivere, come quando afferma che: “Per questa mia generazione/ morta in silenzio /non è facile voltare pagina.”

Miramare (‘75) romanzodi N. Orengo sembra sfiorare con melanconia il senso della perdita del tempo: “il sentimento del tempo distrutto”(come dice altrove in versi ), vissuto come fatto privato, personale, quasi crepuscolare alla fine del moderno,ed espresso attraverso la ribellione di un adolescente nei confronti di un suo maestro-padrone.

V. Zeichen in Area di rigore introduce nella poesia un io, che si oggettivizza (lo stesso fenomeno si riscontrerà- mutatis mutandis- in De Carlo) come in Omar ,dove “il mondo è aereo” leggero, e che insegue per analogie e paradossi arguti uno sviluppo di pensiero ironico e lieve, quasi una allegria astratta o fredda indifferenza, che si manifesta nelle situazioni più strane come quella dello zip della chiusura lampo(in altro testo).

G. Conte ,invece, consapevole dell’impossibilità di una creazione moderna del mito, è stato in grado di ricollegare quelli storici, come riuso e immersione di immagini-accensioni, dove ciò che vince è ancora la poesia, come canto soggettivo, in cui l’inconscio possa sconfiggere la storia. Nella poesia di M. Cucchi il soggetto protagonista dell’io in Il disperso non ha identità precisa, ha sempre alternative, poiché “perdeva memoria”, si frantumava , in una narrativa poetica di ascendenza “lombarda”, nell’oggetto e nel soggetto, senza riuscire a ricomporsi. Siamo di certo non lontani dalla frantunazione del sé postmoderna, seppur qui è vissuta nei modi certi e fondativi dell’io come stile.

Un borghese piccolo piccolo , romanzo di V. Cerami, nell’apparente semplicità espressiva, nasconde come un’ombra, un’incertezza neocrepuscolare e bozzettistica,sicché la “realtà è ridotta a favola”, pur nella grigia italietta degli anni ‘70, quasi anticipando l’immaginario filmico e truce dell’ultimo romanzo italiano.

Puri spiriti di F. Cordelli è invece metaromanzo autodiegetico ed extradiegetico allo stesso tempo, che situa il prima e il dopo da diverse angolazioni, dissolvendo lo spazio e il tempo, l’io e le sue personalità, in un gioco che non è puramente intellettualistico, ma esperessione di una mancata ricomposizione dell’essere.

paris LETTCani sciolti (‘73) , romanzo di R. Paris, tradisce, come la sua poesia di Album di famiglia , evidentemente una scissione dell’io non ricomponibile, mentre è tra i primi ad usare un linguaggio corrente , seppur mediato dalla lezione moraviana ; con quel libro egli anticipava il romanzo generazionale( che va inteso come rifiuto della formazione=Bildung, e che ha tra i suoi ascendenti il Werther ) italiano, che dura sino ad oggi, come la cosiddetta ala creativa, la crisi dell’ideologia, il ribellismo, la riproposta della provincia, ed è soprattutto l’unico in assoluto che tratta della generazione del ‘68, e della successiva storia di un suo protagonista dal ‘75 al ‘77, sino al ricordo di Cattivi soggetti negli anni ‘80.

Ci sembra di poter concludere che questi autori, seppur legati in vario modo al tardo- moderno, contestando il vuoto concettualistico della neoavanguardia, hanno ricostruito attraverso la ripresa del soggetto una letteratura, interpretando la società di allora e i suoi umori più inconsci, e talora più estremi come il movimentismo, ed hanno nel contempo anticipato elementi del postmoderno: dalla divisione o frammentazione del sé, alla negazione,o meglio diniego, della storia e dell’ideologia, al citazionismo, al metaromanzo soggettivo, all’oggettivazione del soggetto, alla riduzione a tracce dell’io, al rifiuto dell’idea di progresso indefinitio, alla visione della generazione come opposizione unica, talora all’indedicibilità. E’ quindi opportuno tornare a studiarli, per incominciare a storicizzare la letteratura che dal ‘70 giunge alla fine di questo millennio.

Insomma quella “coscienza”( di F. La Porta), proprio prima di alleggerirsi completamente, subisce una iniziale perdita, che non è certo quella della riduzione a corpo o a metastoria.

Nicola Ciampitti