Giorgio Ficara – STILE NOVECENTO

Pubblicato il: Autore: admin

ficaraGiorgio Ficara  STILE NOVECENTO

La lettura di questo libro, almeno nella sua totalità, può apparire imbarazzante ai critici, ufficiali e non, per la sua apparente dispersività. Al raffinatissimo  pare Il Novecento essere il nuovo che è dietro di noi. Magris e Ficara, ciascuno a suo modo, rappresentano una critica raffinatissima o alto-borghese come direbbe giustamente l’altro compagno di letture inesauste: Cordelli. Ma del libro chi ne parla? Una degna epitome, un riassuntino per il lettore, che non è un povero demente, non la fa alcun critico.Al più parlano di Adorno, persino della dialettica negativa.  Orbene Ficara, dottissimo lettore di Manzoni, come vuole la scuola di Getto, ci dice tante, infinite cose, nessuno tralasciando. Ma almeno alcune cose vorrei mettere in evidenza:1)L’amore autentico di Ficara  per il personaggio, che quasi come persona ci parla, ci fa vivere una vita che è tutto per il critico al punto da farlo sentire alla Blanchot egli stesso autore; 2)Stile Novecento. Perché stile, parola amata da Ficara anche in un suo eccellente intervento su Tondelli? Può questa parola esaurire la letteratura del Novecento, e pare del sette-ottocento? Una cosa appare certa non si tratta esattamente di stile, ma della progressiva  regressione del personaggio e della poesia,v. Saba prima e poi molto diversamente Montale, da metavita e metascrittura sempre più a prosa, vita e quotidianeità. 3)Il Nostro parte quasi direttamente da D’annunzio(tanto raffinatamente ricordato -alla cotè-  dal richiamato Praz). Bene, D’Annunzio è Novecento, apre al Novecento? Ficara, attento anche qui, lettore non solo dell’immancabile e torrentizio Ortega y Gasset, ma con affetto e intelligenza di Debenedetti, dove metterebbe D’Annunzio?. Dopo i Vociani, prima o dopo Pascoli, col Novecentismo o solo con i suoi colori così plasticamente soggettivi da farci perdere il personaggio e l’estetismo? E poi non manca neppure positivamente Tasca con le sue lacrimevoli storie, almeno per un sincero amante della Letteratura come Ficara. 4)Infine Gadda-Manzoni, le cosiddette intersezioni, ovvero recupero del Maestro da parte di Gadda così fedeli, compresa ad esempio la V di Beethoven, da essere del tutto infedele, come forse appariva al nostro Carlo Emilio attraverso il suo nevrotico Novecento. Insomma un libro da leggersi, se si è davvero capaci come Ficara di navigare tra Sartre e Baudelaire, tra Stanford e Torino, ma soprattutto tra critici, poeti e narratori, senza mai dirci dove sarebbe lo stile-inteso in senso Spitzer o ben diversamente da Fubini,  che li unisce. Forse li unisce il loro essere moderni, il loro modernismo e modernità,che quindi è- per il N.-stile, che non manca ad una altro demiurgo della intelligente minuzia come Nico Orengo, anch’egli qui narrato e studiato nel suo davvero miglior libro.

NICOLA CIAMPITTI

GIORGIO FICARA- STILE NOVECENTO- pag.242 –  Ed. Marsilio   € 20