Mariano Menna – LA PAGINA BRUCIATA

Pubblicato il: Autore: admin

marianoMariano Menna
LA PAGINA BRUCIATA
Poesie

Prefazione

Il percorso esistenziale portato avanti all’interno della raccolta annovera fra le sue pagine il frutto di quattro anni di parole, riflessioni ed emozioni ed è suddiviso in sei sezioni.

All’interno della prima sezione, “Gli avanzi della società”, è descritta senza fronzoli la condizione dei cosiddetti emarginati, cioè di coloro che per scelta propria o di altri vivono in condizioni differenti rispetto al resto della società.

Nella seconda sezione, “Amore e non amore”, è approfondita la tematica di questo sentimento essenziale per un essere che nasce e muore solo come l’uomo, trattato in situazioni differenti.

Nella terza sezione, “Il diavolo mortale”, vengono esaminati gli aspetti negativi dell’uomo, i suoi lati oscuri e alcuni errori imperdonabili che egli ha commesso.

Nella quarta sezione, “Briciole d’inquietudine”, è narrato il terrore dell’animo umano, giungendo alla drammatica consapevolezza di essere finiti e piccoli come granelli di sabbia in rapporto all’immensità dell’universo.

Nella quinta sezione, “Delirio”, si riscontra il tentativo da parte dell’uomo di trovare sollievo nell’alcol e nelle droghe, venendo poi proiettato verso mondi utopici o vivendo lunghi flashback malinconici, in preda al delirio e alle visioni: la felicità, però, non cesserà di essere solo un miraggio.

Nell’ultima sezione, “Tempo ingrato”, l’essere umano giunge, dopo un lungo e tortuoso cammino, alla costatazione dell’unidirezionalità del tempo e, quindi, alla rassegnazione e all’accettazione del dramma della vita. E’ appunto il tempo la tematica più importante della raccolta.

Il filosofo Friedrich Nietzsche parla di entusiastica accettazione della vita, ma riserva l’abilità di “sopravvivere vivendo” solo all’oltreuomo (in tedesco Übermensch), dunque la rassegnazione è la più umana reazione di fronte a una lancetta che corre inesorabilmente e ad un mondo che cade sempre più in un baratro.

L’unica illusione che più si avvicina a una soluzione, seppur temporanea, sarà l’arte, lo splendido tentativo di tramutare in materia l’infinito, di sfiorare il divino da parte di un essere fatto di carne. Essa però col tempo può isolare l’uomo dal mondo, portandolo all’inettitudine. La vita è un enigma privo di soluzione: filosofi come Kierkegaard, Sartre, Schopenhauer e Heidegger hanno cercato un senso e quindi una soluzione al problema esistenziale, ma il loro sforzo è stato vano, come inesorabilmente sarà vano ogni altro tentativo umano.

+++La mia poesia: la realtà e il simbolo

Penso che in ogni essere umano permangano concetti innati nascosti, sempre legati a elementi reali. Il compito della poesia è di scavare nell’inconscio umano, come un archeologo paziente, fino a riportare alla luce questi concetti nascosti corrispondenti alla realtà; solo così ciò che vedremo con i nostri occhi, attraverso la poesia, sarà una realtà pura e valida.                                                           Al contrario di quanto si è detto fino ad oggi, la purezza e la verità derivano esclusivamente dai sensi. Per raggiungere questa purezza poetica, dunque, bisogna affidarsi ai simboli, alle analogie e alle continue corrispondenze che ci sono in  natura, mettendo da parte la ragione ed abbandonandosi completamente al mondo e ai suoi richiami, come solo un bambino sa fare, allontanando le pressioni e le convenzioni.

La mia poesia riprende dunque il simbolismo e lo supera: rifiutare totalmente la realtà porta inevitabilmente all’astrazione. D’altra parte, limitarsi ad una semplice quanto impossibile descrizione oggettiva dei fatti (realismo) è un esperimento fine a se stesso che priva la poesia della sua bellezza. Sono convinto che si possano descrivere con l’ausilio dei simboli anche il quotidiano e il sociale, in modo da far coesistere il mondo e l’io, l’oggettivo e il soggettivo, la materia e l’assoluto, il concreto e l’astratto, la realtà e il simbolo.

+++Perché La pagina bruciata

Questa raccolta di poesie nasce in seguito a un avvenimento spiacevole riguardante il mio primo libro La grande legge, la cui vita è stata soppressa sul nascere. Essa lascia alcune liriche in eredità all’opera presente.

Tale esperienza mi ha spronato a compiere varie ricerche che proiettassero verso l’universale la mia situazione. Cosa hanno in comune Charles Baudelaire, Torquato Tasso, Giordano Bruno, Gustave Flaubert, Galileo Galilei, Jean de La Fontaine, Karl Marx, Blaise Pascal, Jean-Jacques Rousseau, Voltaire, Emile Zola, Baruch Spinoza, Cesare Beccaria, Giovanni Gentile, Francesco Guicciardini, Niccolò Machiavelli, Giovanni Pico della Mirandola, Jean-Paul Sartre, Alberto Moravia e tanti altri, oltre all’immortalità cartacea e alla genialità indiscussa? La censura, la baionetta del libero pensiero, lo sminuimento della grandezza della mente umana, il velo posto dall’ignoranza dinnanzi alla conoscenza e al progresso.

E’ vero che il passato è sempre riscontrabile nella modernità, ma tornare all’epoca della Santa Inquisizione sarebbe paradossale; eppure, ancora oggi, la libertà di pensiero di un uomo è sottoposta a innumerevoli costrizioni e non sempre risulta vincitrice.

L’articolo 21 della nostra bellissima costituzione italiana, che è stata il modello per molte altre costituzioni e ci è invidiata in tutto il mondo, recita così: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

Questo articolo, che descrive perfettamente e con un linguaggio chiaro e asciutto le infinite possibilità della penna, ma più in generale della comunicazione, è ormai in agonia, in quanto poco rispettato e troppo spesso infangato.

La libertà di pensiero, di parola e di espressione non deve avere confini e, soprattutto, non deve essere limitata da censure o intimidazioni; dunque, per onorare tutti i libri che sono stati censurati nel corso dei secoli, all’interno dell’ opera troverete una poesia dedicata agli autori sopracitati, le cui opere sono state oggetto di devastazione, con la quale ho cercato di immedesimarmi nelle sensazioni da loro provate dinnanzi a uno scempio così drammatico.

Nelle arti in genere sono riscontrabili fin troppi episodi di censura, come nel caso dei quadri di Munch e di molti altri suoi contemporanei che sono stati distrutti in epoca nazista.

Senza presunzione di alcun tipo, spero che questa raccolta di poesie possa stampare sul viso del lettore un sorriso o, magari, possa far nascere una riflessione; non conta la durata di ciò, perché spesso i piccoli momenti valgono l’intera esistenza.

Mariano Menna è nato a Benevento nel 1994. Ha conseguito la maturità scientifica presso l’istituto Polispecialistico Gandhi di Casoria. E’ iscritto al primo anno del corso di laurea in Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli. E’ risultato vincitore del Concorso Nazionale “Scrittura attiva” di Tricarico, nella sezione giovani, con la poesia “La ballata del vagabondo” nel 2012.  E’ membro cofondatore della corrente  artistico-letteraria del Labirintismo, il più grande movimento d’avanguardia del 2000 con più di 200 iscritti.  Ha pubblicato due raccolte di poesie, “La grande legge” e “ La pagina bruciata”, edite entrambe da Marco Del Bucchia editore. Nel 2013 è risultato secondo classificato nella sezione “Giovani” del concorso Nazionale “Città di San Giorgio a Cremano”.  E’ stato inserito nell’antologia  “Poesia per Dio”  curata dalla casa editrice “La Ziza” con la poesia inedita “La scelta”.  Nei primi mesi del 2014 si è classificato secondo al Premio Internazionale Napoli Cultural Classic, sezione giovani, ed è risultato terzo classificato al Premio letterario Internazionale “ Le parole dell’anima” col libro “ La pagina bruciata”.

Al chiaro di luna

La penombra rivela il suo aspetto al promontorio:
angelico volto dai dolci e lievi pendii,
dama insaziabile di cineree speranze,
scrigno eterno delle umane rimembranze;
una pallida fiaccola si specchia nelle acque,
si impone prepotente nel cielo stellato,
eclissa l’oscurità con regale arroganza,
è il faro degli amanti che si eternano di notte.
Occhi si cercano al chiaro di luna,
si trovano, si perdono, si illudono ancora;
basta l’accenno di un sincero sorriso,
la penombra si squarcia ed è luce sul viso
ed è carezza di labbra che tremano.

Dopo la battaglia (30/06/13)

Gocce di sangue scrosciano sulla nuda terra,
come un fiume rosso in piena.
I vinti depongono i sogni assieme alle armi,
strisciano fino ai rovi intricati,
aculei imbevuti della sconfitta, come frecce.
L’alba inneggia alla quiete e al silenzio.
Dopo la battaglia, il vento soffia sui cadaveri,
corpi scarniti dalla notte ingorda e dai vermi,
un cimitero abusivo sotto le stelle lucenti.
La mente va in letargo, dopo giorni di guerra,
lascia alla carne le urla nel fango.
Ritorna il sereno, crescono germogli,
il nudo si veste di verde e di frutti,
l’uomo si sveste degli inquieti tremori
 e dei sospiri affannosi.

Imprigionami

Imprigionami nel verde intenso dei tuoi occhi,
lascia che passeggi sui tuoi prati ancora un po’.
Non permetterò a nessuno di calpestarne i fiori,
non lascerò che i fiumi straripino, inondando tutto.
Imprigionami nel silenzio delle tue paure,
nel rossore che ti compare dolcemente sul viso,
nel tuo sorriso che ormai è la mia prigione:
la splendida prigione in cui resterei per sempre.

La pagina bruciata

La mia faccia serena non sarà più la stessa,
è anemia imposta da ignoranza e cattiveria;
la sua cupa espressione resterà per sempre seria:
la libertà d’espressione mi è stata già repressa.

Vendetta, sacra amica di chi ha perso ogni valore:
non c’è più bene o male, solo lacrime scroscianti,
dal fiume di questi occhi nascono gocce senza santi;
le verserete pure voi, più amare e non da attore.

La “santa” inquisizione si è reincarnata nel moderno,
in voi che avete offeso un libro con le sue intenzioni.
La carta calda è muta, eppure lancia maledizioni:
“accetto questa fiamma, ma a voi lascio il fuoco eterno!”

Per ogni vostra violenza contro fogli di speranza
vi sarà dato merito prima e dopo la morte,
perché forse è vero che scriviamo noi la sorte,
ma da oggi ogni penna da voi resterà a distanza.

E’ denso come il sangue l’inchiostro ormai gettato,
ne getterete pure voi in metafora più reale,
scorrerà fino ai miei piedi questo fiume del male:
lo ignorerò, senza aver compiuto alcun peccato.

Le piogge su Belgrado

Piove sulle mie speranze di libertà,
su ciò che rimane della mia felicità,
su questo fallito con in testa un tirolese
che sembra leggero per il freddo di ogni mese.

Piove su una Belgrado devastata dalla guerra,
la mia città crolla per il dominio di una terra,
che non porterà niente nelle tasche dei signori,
semmai rovinerà un uomo e fin troppi straccioni.

Odo una melodia che quasi combatte con le urla:
è lieve e ben nascosta, ma riesco ad ascoltarla.
Rinnega il senno dell’uomo che lo sfrutta con l’istinto,
perché una bomba a mano non basterà a salvarlo.

Uno zingaro è il signore di queste soavi note:
almeno per un giorno curerà le altrui ferite.
Una rossa fisarmonica asseconda le sue dita,
rinnovando nella morte le sue speranze di vita.

Spleen nouveau

Estraneo tra la gente, nei boulevard chiassosi,
mimesi del nulla mescolato all’indecenza,
riverso la mia bile in questi versi rabbiosi:
saranno cancellati presto dall’indifferenza.

L’alloro e la corona per vivande e sovrani,
morta è la gloria dell’inchiostro eterno,
in questi cieli cupi svolazzano i gabbiani:
per l’albatro non c’è più spazio nel moderno.
Non potrà aprir le ali e cadrà sul fondale,
non si potrà rialzare e perciò verrà sepolto,
la vera poesia è finita con Montale,
stracciate queste nere lacrime di uno stolto.

Ritorna il mio pensiero all’uomo che Carjat
immortalò irrequieto come un diavolo afflitto.
Egli mise su carta la sua infelicità:
io scriverò già conscio di essere sconfitto

 

Mariano Menna
LA PAGINA BRUCIATA
Poesie
Marco Del Bucchia Editore
Eruo 12,00

 

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