Massimo Arcangeli – GIOVANI SCRITTORI, SCRITTURE GIOVANI

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arcangeliMASSIMO ARCANGELI

-Giovani scrittori, scritture giovani, ribelli, sognatori, sognatori, bad girls

 

Un libro unico nel suo genere, giacché analizza i vari modi di dire, linguaggi, giovanilismi e quant’altro della letteratura altra, rispetto ai Calvino e Volponi ecc., che già iniziavano in quegli anni, fino all’esordio del romanzo generazionale negli anni ’70, per chiudere poi con le ultime avventure delle bad girls. Il libro va preso come un accurato lavoro di analisi linguistica, potremmo dire filologico-storico, piuttosto che come un testo di critica letteraria, di cui l’autore spesso si dimostra debitore in particolare di Pomilio della nota letteratura italiana di Pedullà-Borsellino. Certo una netta distinzione tra i due versanti non è sempre possibile soprattutto nell’ultima parte del libro. Che la nostra ipotesi tuttavia sia esatta lo dimostra il fatto che Arcangeli non vede che la più importante differenza tra quelli che lui chiama “I primi vagiti” degli anni 50-60 non sono di autori giovanissimi, che quindi rappresentano il loro mondo in presa diretta, ma di autori un po’ più maturi, che sono incuriositi dal linguaggio giovanile, che sino alla II Guerra Mondiale aveva interessato al più i puristi. Tra questi autori come Simonetta(classe ’26), Franca Valeri,  Renzo Barbieri, che appunto riportano il  linguaggio giovanile del tempo seppure al’interno di un linguaggio o di una costruzione abbastanza regolare.  Il primo romanzo generazionale- in presa diretta- è Cani Sciolti di Renzo Paris, ben diverso dalla successiva rivisitazione yuppie e provinciale di De Carlo di Due di due. Con Paris si apre- il che giustamente non è tema del libro in oggetto- il tentativo di far ripartire il romanzo dalle sue origini(qui con maggiore coscienza: l’espistolare) o resettando il patto narrativo, riducendolo a cronaca,  più o meno privato di una esperienza esaltante, come accadrà con il noto Porci con le ali il primo nel suo genere di sesso-reportage di due adolescenti d’entrambi i sessi e il loro linguaggio sinistrese di post-sessantottini del borghese Liceo Mamiani di Roma, ma soprattutto con Boccalone(storia vera piena di bugie)  di Palandri degli anni 77-78, che in piena coscienza vuole  far ripartire da zero il genere romanzo. Come è noto prima il ’63 poi il ’68 avevano messo in crisi la letteratura e il ruolo dello scrittore. Ovviamente allo studioso interessa soprattutto il linguaggio:droghismi, gergalismi,altri con glosse chiarificatrici, neologismi con suffissoidi giocosi, iedofoni e onomatopee, con una grammatica di depotenziamento del testo. Ben diverso è l’opera di Tondelli che centrifuga coscientemente il linguaggio, il che definisce il postmoderno dimezzo.Al soggetto collettivo del partito si sostituisce la tecnologia, la sonorità, che si cerca di riportare nel sound della scrittura. L’autore effettua un’analisi accurata con traduzioni della terminologia tondelliana: cultismi,settorialismi, ambientalismi,prefissti-oidati,parasinteti, conglomerati, onomatopee. Arcangeli analizza il delirante icyberpunk di Stefano Benni quale postmoderno del meta dell’homo ludens tra bar e allucinata mondo spaziale.Il seminario della gioventù di Aldo Busi è il primo ad aprire il pene a tutti i semi seminariali possibili. Tuttavia che sia pubblicato da Adelphi non dimostra alcun valore estetico. Da Camarca a Carrara, alla tutt’altra Ballestra e altri :Nove ecc. col suo cannibalismo freddo, e  il sessismo con elativi, sintagnmtisi ecc di Santacroce fino a Scarpa in fondo non fanno che proseguire lungo una strada davvero noiosa di sesso a tutto mercato, che sembra dirci che la letteratura italiana non ci dice nulla della nostra realtà politica e di tutti i giorni, spingendoci a guardare la letteratura altrove(America ecc.)

Nicola Ciampitti

 

 

MASSIMO ARCANGELI
-Giovani scrittori, scritture giovani, ribelli, sognatori, sognatori, bad girls-
Pagg. 182, € 17,50.
Carocci editore