Luciano Gallino – FINANZCAPITALISMO

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CRISI ECONOMICA E PROSPETTIVE

Per questo intervento mi sono ispirato a due saggi pubblicati recentemente dal noto sociologo Luciano Gallino: La lotta di classe dopo la lotta di classe- editore Laterza, e il Finanzcapitalismo- edit.Einaudi 2011. 1)La crisi internazionale nasce da alcuni semplici fatti: a)la delocalizzazione delle industrie occidentali in Cina ecc…; b)dalle teorie dogmatiche dell’economia attuale: il neoliberismo, secondo cui dalla ricchezza nasce il lavoro(ma in verità spesso nasce il licenziamento) e non viceversa, come secondo me e il prof. Gallino dovrebbe essere. c)dallo sviluppo gigantesco della finanza, dovuto anche all’intrusione delle banche. Roosvelt dopo la crisi del ’29 vietò alle banche di fare finanza, mentre negli anni ‘80 la Thacher e Reagan hanno dato questa libertà così come Blair, Mitterand e via via tutti i politici europei, incapaci di alternative, fino ad arrivare al nostro Premier Monti. Le banche hanno una economia ombra, di cui neppure esse sanno l’entità, che lavora in finanza (senza molta trasparenza) anche in modo rischioso, trascurando la loro attività principale: i prestiti. Certo la crisi iniziò con i mutui regalati anche a persone senza soldi in USA, ma per il solo interesse delle banche. C’è bisogno quindi di una regolazione mondiale della finanza (solo in India s hanno bloccato i famosi derivati), che le impedisca di produrre 3 volte la ricchezza prodotta dall’economia reale(fabbriche ecc..); d)dalla mancanza di liquidi nelle banche, dovuto anche alla finanziarizzazione dell’economia e dalla sofferenza dei mutui, al punto che la mafia e gli strozzini sono riusciti più facilmente a riciclare (v. Saviano in La Repubblica, Agosto 2012). 2)La crisi dell’euro ha varie cause, ma la principale è dei debiti sovrani di alcuni Stati, dovuti agli sprechi, ad una mancanza di crescita economica, alla delocalizzazione , alla finanaziarizzazione dell’economia ed altri fattori come la mancata redistribuzione dei redditi che ha arricchito pochissime persone e schiacciato la classe medio-alta. 3) In Italia forse questa sopravvalutazione della finanza ha determinato che l’IMU lo paghino gli anziani, ma non le Fondazioni bancarie. Nel nostro paese a ciò si è aggiunto: la corruzione politica, la pletora di politici, che pesano sul bilancio, essendo circa un milione, il che offre uno dei motivi per giustificare l’evasione fiscale, e infine un modo di affrontare i problemi al limite del favore, non del dovere civico. All’interno di questa mentalità va intesa la passata soppressione dell’ICI. Nel mondo del lavoro si è creato lavoro precario giovanile, grazie a leggi di sinistra e di destra. Viceversa accade in Francia e soprattutto in Germania, dove addirittura nel consiglio di amministrazione delle fabbriche maggiori vi sono i sindacati, il che impedisce la delocalizzazione, riduce il lavoro a tutti in caso di crisi, divide gli utili. Si è creato il falso mito, che da noi è difficile licenziare; lo è piuttosto in Francia(dove non vi sono lavori precari). I progetti del governo non serviranno a nulla, se non vi saranno investimenti dello Stato nelle infrastrutture, per muovere l’economia prelevando anche dai grandi capitali, e dalle pensioni troppo alte. Si potrebbero, è solo un piccolo esempio, fare investimenti per sostenere il turismo e creare un sistema Italia oltre a depuratori funzionali, una Pompei in piedi, musei efficienti. Questo ed altri investimenti creerebbero lavoro, ricchezza e introiti pubblici oltre a migliorare l’immagine del Paese. Quello che manca in Italia non è la società civile, ma uno Stato efficiente e un fisco che paghi i debiti, e si comportino in maniera da avere rispetto del cittadino rendendo conveniente per molti pagare le tasse(non con multe di più volte la somma dovuta). Senza queste misure e il superamento del neoliberismo si navigherà a vista senza veri tecnici: non gli economisti, ma quelli che lavorano nei vari settori (aeroporti, scuola, polizia o medicina ecc…), che vanno ascoltati con la concertazione o la cooptazione. 4)La crisi dell’eurozona terminerà solo con l’unità politica dell’Europa, almeno, ma non solo, sui temi economici. Il maggior statista che persegue questa linea di alto profilo è il Presidente Monti. Ma l’unità non si dovrebbe fare per soldi e senza solidarietà(al contrario di come alla fine fecero gli U.S.A. nel cancellare i debiti dell’America del Sud nel ‘98), ma soprattutto con la forza degli ideali, che da Mazzini in poi informano la nostra storia. Così accadde per la riunificazione della Germania, che tuttavia stavolta sarà la prima a cadere se mancano solidarietà e unità politica europea.

Nicola Ciampitti