Luciano Gallino – LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE

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gallinoLUCIANO GALLINO
LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE

intervista
a cura di PAOLA BORGNA

 

Il titolo si riferisce alla lotta di classe iniziata intorno agli anni ’80 da parte del capitalismo neoliberista trasnazionale (l’affossatore e l’opposto di ogn liberismo), per riprendersi il terreno perduto dalle conquiste dei lavoratori in particolare in Europa con il suo Welfare o Stato Sociale. Il libro è chiaro e semplice, anche perché sotto forma di intervista. Gli elementi fondamentali con cui ha operato il capitalismo sono: la delocalizzazione in una globalizzazione totale (che però inizia ad esistere già dal 1914), che ha avuto un duplice scopo: pagare di meno la mano d’opera nei paesi orientali, comprimendo dall’altra con tale ricatto i salari in Occidente, e arricchirsi non producendo valore ma estraendolo, che vuol dire creare ricchezza senza lavoro: con mutui truccati e con l’economia finanziaria che divenendo più ricca del Pil mondiale della produzione, domina in ogni settore. Insomma i capitalisti in maniera celata e invisibile hanno iniziata una selvaggia lotta di classe contro i ceti popolari o della middle classe, riducendo in miseria anche i dirigenti, e premiando i suoi alleati: dai top-manager ai prof.ri universitari, che hanno creato la teoria economica che lo giustifica con in primis i chicago-boys (gli economisti o matematici economici ostili ad ogni economia politica classica), al mondo finanziario, alle banche e, molto meno di prima, alle forze armate. Questa lotta ha portato per la sua struttura alla crisi economica finanziaria, che stiamo vivendo, e non solo (di materie prime ecc.) affossando qualsiasi liberismo. Ma questa crisi è comunque funzionale agli interessi capitalistici, che con essa fanno terra bruciata alle classi che combattono, mentre essi continuano ad arricchirsi. In questo modo i capitalisti sono riusciti a sconfiggere il sostegno popolare dei sindacati, a ridurre il mondo ad un “pensiero unico”, cui non sono sfuggiti gli stessi partiti di sinistra intronati dal leit-motiv dei neoliberisti(Monti), che non v’è alternativa al finanzcapitalismo. Così Blair(ma si pensi alla City di Londra- tanto amata da Cameron- con la sua iperdifesa sterlina e alle condizioni economiche scadenti degli inglesi), il maggior continuatore della Thatcher, e buona parte dei socialisti europei (Mitterand) o hanno seguito il neoliberismo, talvolta anticipandolo, come i nostri governi di sinistra con alcune riforme ( con la motivazione ridicola : “sennò lo fanno loro” cioè la destra), o non hanno capito cosa stava accadendo, incapaci di risposte forti. Ma ormai appare sempre più chiaro che questa lotta di classe senza i clamori delle piazze, di cui necessita il popolo, ma velata da un quasi inevitabile, naturale, mondo o mostro del mercato esiste e ci ha portato ad una crisi strutturale irreversibile, che ha impoverito tutta Europa, anche la Francia, che è quella che ha meglio difeso lo Stato Sociale con la sua patrimoniale, unica in Europa. Alla delocalizzazione invece ha reagito in parte la Germania con la cogestione. L’ultimo attacco di questo neoliberismo è all’euro (pur non meno colpevole di neoliberismo): che infastidisce la finanza della sterlina e il dollaro. Il noto sociologo Gallino ci spiega in rapide interviste (“senza sforzo”) se esistono ancora le classi sociali, la lotta di classe nel mondo, la globalizzazione distruttiva come progetto politico di delocalizzazione, la divisione mondiale della classe operaia (il conflitto tra operai cinesi e operai europei, che andrebbe superata dai sindacati), e quindi la definitiva redistribuzione del reddito verso il basso, di cui siamo solo all’inizio. Di chi la colpa del debito pubblico mondiale? Non certo della mancata patrimoniale, dicono i poveri capitalisti, ma dello Stato Sociale, che quindi Monti o gli altri economisti neoliberisti greci o portoghesi, tagliano con l’austerità, facendo pagare la crisi non alle banche speculative invece che di sostegno all’economia (v. Roosvelt), che sono foraggiate senza alcun criterio, eccetto, in parte, in Francia, insieme agli stipendi dei top- manager, ma al popolo. Per questo le società diventano sempre più rigide, mentre si pretende che il lavoro sia flessibile; e basta un solo out, sei licenziato. Un mondo senza sicurezza del lavoro impoverisce i consumatori, bloccando il mercato, ma non certo la finanza: ecco spiegato l’arricchimento di pochissimi e crisi economica delle masse. Possiamo vedere crescere la povertà anche dell’opulenta Germania. Il libro si chiude auspicando un ritorno alla dialettica tra le classi.

NICOLA CIAMPITTI

LUCIANO GALLINO
LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE
intervista
a cura di PAOLA BORGNA

EDITORI LATERZA
€ 12,00