Renzo Paris

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RENZO PARIS ,
nato nel ‘44 a Celano(AQ ), vive a Roma.
Insegna letteratura francese a ll’Università di Viterbo.
Oltre a collaborazioni con riviste e giornali ha all’attivo le seguenti opere: romanzi: La stanza, Cani sciolti, Frecce avvelenate, La casa in comune, Filo da torcere,Cattivi soggetti, Le luci di Roma; racconti : Fuori rotta, Ragazzi a vita; poesia: Lo spettattore pornofono, scongiuro, Album di famiglia. Moltissimi i saggi critici e le antoloie soprattutto su Apollinaire. Ricordiamo al lettore l’ultimosaggio critico di successo: Romanzi di culto.

La poesia qui riportata è inedita ed è stata scritta a giungo 1998 nel Kenya.

Kenya

Seduto su una toyota guidata
da un kikuyu, guardo esterrefatto
il buco infetto al centro di Nairobi.

Due milioni di neri hanno la
febbre. Se scendo mi fanno a pezzi.
Scendo o entro nella casa della Blixen?

Renzo Paris

La Traversata del Fucino

La vidi spuntare dalla curva dei Bussi.
Mi colpirono le borchie lucenti e le
colorate fettucce che svolazzavano

al vento dei pioppi. Era una delleprime
Vespe del Celano.Mio padre, che non amava
il cambio della marce, si fermò rumoroso,

accanto al muretto di Campitelli dove
mangiavo un po’di caci, attendendo.
Avevo dieci anni e lui ne aveva quaranta.

Con le mani strette al suo petto e la testa
poggiata sulla schiena, imboccammo
strada Quattordici come fosse la cruna

d’un ago. “Attraversiamo il Fucino, ti piace?”
mi disse, “raggiungiamo Trasacco per servizio.”
Nell’anello lunare del Dio ci vennero incontro

maghi e cantori. Tra palafitte millenarie, ecco
i barconi imperiali. L’onda, la vitrea onda
virgiliana non era altro che luce. E poi

la danza delle rane dei formoni, l’elegante
sgusciare delle bisce tra zone più erbose.
Ad ogni ponte chiedevo il nome e quando

arrivammo a quello più alto, mio padre
gridò: “Pippo Mingone!” Trasognati
contadini schioccavano la frusta sui loro

traini scheletrici e icavalli al trotto
nitrivano al nostro passaggio polveroso.
Era uno dei primi mattini del mondo e Trasacco

ci accolse con l’odore delle sue stelle.
Mio padre entrava in casolari bui mentre
io fingevo di saper guidare la Vespa,

sdraiandomi a serpe lungo il sellino nero.
Le donne gli offrivano liquori impastati.
Al ritorno fischiettava una canzone di

guerra, mentre ammiravo quella terra fina
fina, che era un piacere calpestare e
ripensavo al gioco dei Quattro Cantoni,

a zompacavallo, a ruzico, ai giochi di noi
mussulmani di Campitelli.
Quante volte ho rifatto quella traversata

ma non ho più visto quelle rane, né le bisce,
né cavalli e traini; è cambiato perfino
il colore del Fucino, la trasparenza del

mondo. Che fine hanno fatto quei pastori
che con il bastone sul collo e le mani
penzoloni, ultimi giganti, incedevano tra

i pioppi verso la Conca. E’
rimasta la storia del terribile dio,
degli imperatori, dei principi ma chi

mi ridarà il sorriso ironico di mio padre
che aveva inventato per me il nome dei ponti!
A bocce ferme posso dirvi, statene certi,

negli occhi del bambino appena nato,
l’infanzia del Mondo non è ancora perduta.

Renzo Paris