ORIZZONTI, l’Arte nel Bacino del Mediterraneo

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orizzo1COMUNE DI NAPOLI
Assessorato allo Sport e ai Grandi Eventi
orizzo2  adrART associazione culturale
via ferrara 4 – 80143  napoli

CHIESA DI SAN SEVERO AL PENDINO
Via Duomo 286 – Napoli

presentano

ORIZZONTI, l’Arte nel Bacino del Mediterraneo 

27 aprile – 12 maggio 2005
inaugurazione 27 aprile  ore 18.00
 

Ogni cosa è come in uno spazio di possibili stati di cose.
Questo spazio posso pensarlo vuoto,
ma non  posso certo pensare la cosa senza lo spazio
L. Wittgenstein

 

Gli scenari, gli spunti emergenti, le contaminazioni e gli orizzonti di attesa della Mostra “Orizzonti, Arte nel bacino del mediterraneo” degli artisti  FULVIO ANGELINO, ACHILLE CEVOLI, ADRIANA DEL VENTO, ANDREA DELLA ROSSA, PINA DELLA ROSSA, LUISA DI GUIDA, LUCIA GÁNGÁRI, CARMINE PAPA, JELENA TODOROVIC, promossa dalla Associazione culturale adrART, si inquadrano nell’evoluzione dell’arte come fenomeno inter-attivo, di scambio/confronto tra artisti; nel tentativo sacrale di  “misurarsi” con altri territori,  linguaggi, conoscenze.
Questo spazio religioso/artistico si pone come accadimento sacrale e propulsore di idee, connessione tra appunto l’arte stessa, la storia/memoria e la vita/viaggio. Il gioco di aprirsi a nuovi scenari spaziali non consente soste neppure quando si tratta di allestire opere in una chiesa storica di Napoli.
E’ un tentativo di decifrare il mistero ed di attivarsi per un’incontro tra culture espressive e refrattarie al mondo assillante dei consumi.
Fuori (o ai margini) dalla sicurezza del territorio quindi, l’arte cerca di incontrare  spazi, luoghi, lo straniero, lo s-conosciuto spettatore, il “medi-terraneo”: l’arte per vivere  chiede comunicazione oltre i propri confini spaziali.
La vorticosa spirale dei mutamenti epocali (non solo nell’area del mediterraneo), continuamente cangianti, l’intreccio sempre più fitto tra comunicazione ed espressione, il flusso di riti, ide-azioni e di significati, l’aumento quasi incredibile degli scambi in “tempo reale”, di composizioni fantasiose, la possibilità di ricostituire al tempo almeno la memoria degli oggetti, la danza dei referenti su un palcoscenico straniero che si slarga senza sosta e che tende a confondersi con l’infinito, il continuo proporsi ad universale di ciò che prima era dimenticato, particolare e la contemporanea relativizzazione e particolarizzazione di ogni oggetto, il ventaglio sempre più esteso delle possibilità di aprirsi al mediterraneo, la continua gemmazione dell’arte nella conversione della vita, il continuo scomporsi e ricomporsi dei sotto-insiemi oggettuali e la formulazione di nuove prospettive del prodotto dell’arte, il generalizzarsi delle idee, il confluire e il defluire della vita….nell’arte….
…tutto ciò ed altro ancora, pone tutti questi artisti verso le condizioni per una profonda e irreversibile trasformazione della propria attività artistica e della propria vita, quale correlato inevitabile e necessario della trasformazione personale (e non solo dell’oggetto/opera) verso altre terre.
E’ così non può aver confine l’arte, che sia locale, mediterranea, nazionale o occidentale, americana o europea.
E’ così che l’arte proiettandosi nel “futuro prossimo”  ricerca lo straniero, il viaggiatore, lo spett-attore.
Così anche l’oggetto d’arte e la pittura acquistano significato a partire dal “vuoto/assenza” del proprio territorio.
Fare arte nel campo degli accadimenti umani
è, in primo luogo, decisione di non separare il mondo di questi accadimenti da quello degli eventi espressivi, di considerarli, nello svolgimento della ricerca artistica, come un vortice locale del turbinoso continuo mutare della natura umana: ciò implica un’intenzione e passione forte di costruire strumenti per ricercare  nell’arte stessa.
Ma il fluire epocale obbliga tutti questi artisti  a cambiare in continuazione profezie e visioni, perché le loro materie  sono un osservante mutevole  di un osservato in continuo movimento (ma, senza una conoscenza dei percorsi espressivi precedenti, senza la precedente storia insita negli oggetti recuperati dal sonno, le tappe inventive non avrebbero senso alcuno per chi osserva).
Tutte le tappe evolutive artistiche e le rivoluzioni espressive sulla materia, sull’oggetto testimoniano un mutamento, uno stravolgimento e perfino un capovolgimento di ciò che è accaduto prima: ma, appunto, mutamento, stravolgimento o capovolgimento di oggetti, forme e visioni in movimento.
L’espressione artistica, contiene memoria  e storia, crea ri-scatto: essa deve essere, per sua stessa natura, continuamente ri-creata, attiva, pro-pulsiva nell’incessante e maniacale produzione di oggetti (cui l’uomo comune solitamente non da valore).
Questa continua “ricerca trasformazionale”   rappresenta per questi  artisti come FULVIO ANGELINO, ACHILLE CEVOLI, ADRIANA DEL VENTO, ANDREA DELLA ROSSA, PINA DELLA ROSSA, LUISA DI GUIDA, LUCIA GÁNGÁRI, CARMINE PAPA, JELENA TODOROVIC, che la praticano, una reazione intensa e decisa al nichilismo espressivo, concettuale, prassico e politico di questo grado epocale  e costituisce, in qualche modo, un asserimento forte della irriducibilità dell’arte alla vita e alla ricerca personale,  dell’indeclinabilità storica del segno espressivo.
Questa mostra Orizzonti, Arte nel bacino del mediterraneo sussurra e libera i talenti personali degli artisti, proiettandoli in uno spazio altro-da-se’ e, nel contempo mescola e parla allo/dello straniero, di accoglienza per contamin-azioni, parla all’uomo, alla donna, accenna alla libertà dell’arte e alla liberà espressiva della tribù evolutiva della specie artistica, la tribù migrante, la gente del mutamento, la gente delle visioni.
Giuseppe Errico

 

CHIESA DI SAN SEVERO AL PENDINO
Via Duomo 286 – Napoli 

Orario:feriali 9.30/18.30  festivi 9.30/13.30
Infotel  081202053 – 08119579948
Fax  08119579948
E-mail:  info@adrart.it