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P
R O J E C T R O O M
NOBUYOSHI
ARAKI, GUIDO BIASI, SAM FRANCIS, LEETA HARDING,
Ladislas
Kijno, RAY
JOHNSON, GIOVANNI MANFREDINI,
HARDING MEYER, MAX NEUMANN, JOE TILSON, BERND
ZIMMER
24 MARZO –
20 MAGGIO 2005
Inaugurazione giovedì 24 marzo ore 19,00
a cura di Andrea Della Rossa
Dopo
lo strepitoso successo della mostra di Dennis Oppenheim, la galleria “AREA24” presenta una collettiva di artisti di fama
mondiale:
Nouyoshi
Araki
(Tokyo
1940). Inizia a fotografare all'età di 12 anni con una macchina che gli
viene regalata dal padre. Studia all'Università di Chiba e nel 1970
realizza il suo primo libro di fotografie.
Nel corso
degli anni, moltissimi i suoi lavori sono stati oggetto di censura,
particolarmente in Giappone. Araki ha pubblicato più di 250 libri con i
suoi lavori, tra essi ricordiamo “Taschen” il volume più sontuoso e
completo. Le
sue fotografie, come uno specchio, riflettono la realtà in cui viviamo,
rappresentano la rumorosa Tokyo, fatti di vita di tutti i giorni, donne
nude e sensuali, amore e sesso, il cielo ed i fiori, la vita e la morte.
Famosissime le fotografie della serie Polaroid. Ha esposto tra l’altro
al: Museo di Hara di Tokyo (1977), Museo d’Arte di Setagava (1993),
Museo di Arte contemporanea di Tokyo (1999), Museo
Fine Art di Taipei (2000), Padiglione
italiano a Venezia (2002).
Guido
BIASI (Napoli
1933-Parigi 1983). Si diploma all'Accademia Belle Arti di Napoli, nel 1954 aderisce
al Movimento di Pittura Nucleare. Nel 1957 è tra i firmatari del "
Manifesto per una Pittura Organica " e redige il " Manifesto
di Albisola ". Nel 1958 con Fergola, Luca, Del Pezzo, Persico e Di
Bello, fonda a Napoli il " Gruppo 58 ". Dal 1960 al 1963
aderisce al movimento "Phases”. Collabora alle riviste d'arte
"Documento Sud" e "Linea Sud".
Della sua intensa attività si ricordano: Heute, Museum des 20 -
Jahrhunderts, Vienna ; Exposition Internationale de Surréalisme, New
York; Biennale Internationale des Jeunes, Parigi; Rassegna del
Mezzogiorno, Palazzo Reale di Napoli; IX e X Quadriennale di Roma. Le
sue opere si trovano presso il: Museo Franz Hals di Haarlem, Museo
Sperimentale d'Arte Moderna di Torino, Museo d’Arte Moderna de la
Ville di Parigo, Museo d'Arte Moderna di Phoenix (Arizona), Museo d'Arte
Moderna di Utrecht, Museo Stedelijk di Amsterdam.
Sam
Francis (San
Matteo, California 1923 - 1994). Dopo gli studi universitari, nel 1943,
a causa della Seconda
Guerra Mondiale, si arruola nell’Aviazione come pilota. Inizia la sua
attività artistica in un ospedale dove era stato ricoverato per un
incidente aereo. Dopo la laurea in pittura e storia dell'arte, nel 1950
si trasferisce a Parigi ed espone alla Galerie du Dragon. Nel 1959
ritorna negli Stati Uniti e realizza importanti mostre. Nel 1984 fonda
la casa editrice Lapis Press specializzata nelle arti visive e in
filosofia.
Sue
opere sono visibili al: Museum of Modern Art a New York, Museum of
Contemporary Art a Los Angeles, Museum of Modern Art a Shiga (Japan),
National Gallery of Art a Washington, Tate Gallery a Londra. Ha
realizzato dipinti murali a Tokyo, Berlino, Basilea, San Francisco e New
York.
Leeta Harding
(Squamish,
British Columbia 1966). Vive a New York. Negli
anni ’90 studia fotografia all'Emily
Carr College of Art con
Ian
Fallace, le cui fotografie iperrealiste ispirano i suoi lavori.
Diplomata nel ’96, si trasferisce a New York dove conosce
Peter Halley di “Index magazine” che la assume per un
lavoro. Collabora come indipendente, per due anni, con Harper’s
Bazar (New
York -
Singapore)
realizzando ritratti di stilisti di moda. Successivamente Juergen Teller
e, soprattutto, Wolfgang Tillmans influenzano in modo determinante la
sua arte. Delle sue pubblicazioni editoriali si ricordano:
Index Magazine, The New York Times , Spin,
Oyster (Australia), Printed
matter New York, On Sunday
a Tokio.
Ladislas
Kijno
(Varsavia 1921). Nel 1925 si trasferisce in Francia con la sua famiglia.
Vive e lavora a Saint-Germain-en-Laye. Compie gli studi classici ad
Arras, esegue molti lavori a carboncino da cui emerge il doppio motivo
della sfera e del cilindro che diventerà il motivo predominante delle
opere successive. Nei primi anni ’50 decide di dedicarsi
esclusivamente alla pittura. Molte sono le tecniche usate, ricordiamo le
“papier froissé” e le vaporazioni di colore in ambiente umido.
Negli anni ’60 impegnato
nella ricerca di una superficie elastica, realizza delle opere
costituite da tele tese e da tele increspate.
Negli anni 2001 – 2003 lavora prima su carte intitolate
“Variazioni psicoanalitiche su Tristan Tzara”, poi realizza la serie
intitolata “Scritture bianche”. Nel 1980 è presente alla Biennale
di Venezia, nel padiglione francese, con trenta tele dal titolo “Théâtre
de Neruda”.
Ray
Johnson (Detroit
1927 –
il 13 gennaio 1995 si uccide tuffandosi da un
ponte nelle acque gelide del Sag Harbor a Long Island).
Negli anni
’40 studia al Black
Mountain College nel North con insegnanti come Robert Motherwell e Josef
Albers. Nel ’48 si trasferisce a New York dove realizza opere che
anticipano la Pop Art e il Graffitiamo. Legato
al Fluxus
per il carattere minimal-concettuale dei suoi progetti,
è considerato il fondatore della
MailArt (Arte Postale). Il Fluxus, già usato dai Futuristi e dai
Dadaisti, era il sistema, attraverso i mezzi comunicativi postali, usato
dagli artisti di tutto il mondo per tenere i contatti tra loro. Essi
realizzarono francobolli, timbri e cartoline (Flux Post Kit). L’ Arte
Postale Europea si diffuse prima in Francia e poi in Gran Bretagna,
grazie all’esposizione di MailArt a Parigi nel 1971 e alla Biennale di
San Paolo del Brasile del 1981.
Ray
Johnson, disegnatore
dal tratto raffinato e grande collagista
lavorò quasi sempre su piccoli formati
e in copia unica. Famosi i suoi “moticos” realizzati negli
anni ’50 con cartoncini sagomati, ritagli di giornali
e recanti messaggi criptici. Nei
primi anni ‘60 fondò la New York Correspondence School, che sarebbe
diventata l’immenso network della MailArt. E’
presente nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.
Giovanni Manfredini (Pavullo
nel Frignano, Modena 1963). Tra le sue opere, tutte di notevole spessore
artistico, ricordiamo le pitture-sculture in cui le superfici sono
fumigate e bruciate, e la serie di calchi corporei intitolati
“tentativi di esistenza”.
Ospitano le sue opere importanti Gallerie e Musei: Galleria Forni,
Bologna; Galleria d'Arte
Moderna, Bologna; Scognamiglio e Teano, Napoli; Museum der Stadt
Waiblingen, Stoccarda; Galerie Triebold, Basilea; Galerie Davide Di
Maggio /M2, Berlino; Thomas Levy Galerie, Madrid; Städtische Galerie,
Dresda. Si ricordano anche le
partecipazioni a: Young italian artists, mostra itinerante tra
Singapore, Bangkok e Kuala Lumpur; Ultimi quarant'anni, Pittura Iconica,
G.A.M, Bologna; Minimalia, PS1, New York; The Opening, S.M.A.K Stedelijk
Museum, Gent; Kontraste I, Galerie Triebold, Basilea.
Harding
MEYER (Porto
Alegre, Brasile 1964). Nel 1993 si diploma all'Accademia di Belle Arti
di Karlsruhe, dove studia con Max Kaminski e con Helmut Corner.
Meyer preleva dettagli di una immagine e li trasforma,
successivamente, in grandi dimensioni.
E’ stato definito “cacciatore di teste” per la sua attitudine a
dipingere,
in modo sfuocato e irriconoscibile,
volti che di solito
preleva dai
giornali e dai fotogrammi dei telegiornali. Sono volti tristi di
adolescenti che diventano testimoni della cronaca quotidiana più dura e
scabrosa. Recentemente ha esposto presso: (2004)
Museum Ljetnjikovca, Montenegro; COFA/
Claire Oliver Fine Art, New York; (2003) Galleria Mario Sequeira, Braga
(Portogallo); (2002)
Galerie
Jahn, Landshut; James Colman Gallery, London; Galerie Voss, Düsseldorf;
Galerie für Zeitgenössische Kunst, Krefeld; (2001) Galerie Burger, München;
Galerie
Damasquine & Aeroplastics, Brüssel; (2000) Badischer Kunstverein,
Karlsruhe; Galerie Voss, Düsseldorf.
MAX
NEUMANN
(Saarbrücken,
Germania 1949). Studia
alla scuola delle Arti Applicate di Saarbrücken, all’Accademia
di Belle Arti di Karlsruhe e alla scuola nazionale di Belle Arti
di Berlino. Negli anni
1978/79 risiede a Parigi grazie ad una borsa di studio. Attualmente vive
e risiede a Berlino. I suoi lavori rappresentano misteriose figure umane
dai contorni vaghi e deformati. Artista di notevoli qualità, ha esposto
nelle Gallerie e nei Musei di tutto il mondo, tra essi si citano: Salon
der Neuen Kunst, Berlino; Galerie Anne Roger, Nizza; Bonner Kunstverein,
Bonn; Galerie Swart, Amsterdam; Galerie
Bilinelli, Bruxelles; Satani Gallery, Tokyo; Galerie Adrien Maeght,
Parigi; Galerie Pascal Polar, Bruxelles; Musée d`Ixelles, Bruxelles;
Galerie Röpke, Colonia.
Joe
Tilson (Londra
1928).
Vive e lavora tra Londra e Cortona. Grandi
costruzioni hanno caratterizzato per molti anni il suo lavoro. Negli
anni ’60 aderisce al movimento Pop ma, dopo pochi anni, se ne distacca
per dedicarsi alla realizzazione di opere di eccellente fattura e ricche
di elementi evocativi. Tilson artista di elevata intellettualità ha
scritto, tra l’altro, “Alchimie dei simboli 2001” edizioni Skira.
Della sua attività ricordiamo: Biennale
di Parigi (1961), Marlborough Gallery di Londra (1962), retrospettive di
Rotterdam (1973) e Parma (1975), XXXII Biennale di Venezia (1984),
Arnolfini Gallery di Bristol (1984). Nel 2002, la Royal Academy
of Arts gli ha dedicato una grande retrospettiva intitolata "Joe
Tilson: Pop to Present"
Bernd
Zimmer
(Planneg, Germania
1948). Fondatore del
movimento artistico dei Nuovi Selvaggi, con Rainer Fetting e Werner
Buttner riuscì a imporre un ritorno alla pittura, alla tela, al quadro.
I suoi lavori, che spesso somigliano a opere astratte, di solito
raffigurano paesaggi piatti. Zimmer dipinge in maniera gestuale e violenta, i
suoi lavori sono caratterizzati da colori accesi, dove domina il
giallo brillante, il rosso fuoco e il blu elettrico. Le sue opre sono
visibili in molti Musei e Gallerie di tutto il Mondo, tra cui citiamo:
Hessiches Landesmuseum a Darmstadt, Stadtische Galere Lembachhaus a
Bonn, Museum Lubeck a Monaco, Berlinische Galerie a Berlino, Collezione Ludwig ad Aachen,
Stadtisches Musuem a Leverkusen, Schloss Morsbroich a Monaco.
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