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SELECTED WORKS
nobuyoshi
araki, franco ciuti, bruno conte, vincenzo de simone
pina della
rossa, gabo, marcolino gandini, sandro mele
hidetoshi nagasawa, michele zaza
26
novembre 2011 – 20 gennaio 2012
Inaugurazione sabato 26 novembre
2011 ore 18,30
La galleria Area 24 di Napoli, sempre
fedele al programma di presentare solo arte di qualità,
propone una collettiva di artisti diversi tra loro sia per
fama che per estrazione e formazione.
Nobuyoshi Araki, artista di fama
mondiale, dissacrante e provocatorio, è presente con opere
con le quali vuole denunciare la violenza sulle donne. Esse
diventano il soggetto principale delle sue fotografie
scattate molto spesso con apparecchi semplici ed ambientate
in abitazioni private. Le sue foto cariche di sensualità ed
erotismo, rappresentano donne poco vestite, di solito legate
e imbavagliate e in atteggiamenti di sofferenza.
Franco Ciuti, famoso scultore romano di cui Enrico
Crispolti scriveva “…Nelle sculture “a tutto tondo”
(distinte cioè dai “rilievi” a parete (ove la fluenze
organica traversa come sciame segnico-plastico, altrimenti
ordinate campiture plastiche), ha persino immaginato la
possibilità di esplicitare il senso dell’aspirazione
spaziale di tali fluenze plastiche inserendole, in bronzo
come sono, entro forme trasparenti (in metacrilato), capaci
di fisicizzare in certo modo, plasticamente, la qualità,
quasi acquea, d’una agibilità spaziale…”
Bruno
Conte, artista,
letterato e raffinato poeta, vanta un notevole percorso
artistico iniziato negli anni ’50 con esposizioni Quadriennale
di
Roma e alla Biennale di Venezia.
Nelle sue opere “ ... il legno è il mezzo di
quest’intuizione: è materia per il rilievo e per
l’intaglio, è corpo, è volume, è cosa; ma è anche
superficie e tessuto impregnabile di luce e di colore, è
finzione. Il legno infine è sostanza vegetale, è reliquia
della linfa vitale: e le forme di Conte, forme di
”arte”, forme di una raffinata artigianalità, sono
portate alla luce in questo medium perché in qualche modo
vivano.."
Vincenzo De Simone, artista
campano attivo da molti anni a Reggio Emilia, presenta
lavori che asseriscono quello che smentiscono significando
che i riflessi della pittura attraverso i giochi delle
trasparenze sono verità che la luce rivela con la sua
dualità: illusione e realtà.
Valerio Debò scriveva: “…lavori dove la luce è
l’elemento esistenziale dell’opera e della fruizione. È
la luce che si fa sostanza figurativa in modo progressivo anche
se rimane
all’interno di una tecnica tradizionale della pittura, o
meglio, del suo fantasmi”.
Pina Della Rossa , artista e docente di Storia dell'Arte, inizia la sua attività espositiva negli anni ottanta, raggiungendo la sua massima espressività attraverso la fotografia e l'uso delle nuove tecnologie digitali e multimediali . "La sua opera non ritrae il visibile, ma evoca l'invisibile mediante immagini e suggestioni visive che nascono dalla sublimazione di frammenti del quotidiano, che subiscono un processo di astrazione ed assumono il valore di segni, portatori di significato. Fondamentale in questa ricerca è l'aspetto compositivo, fondato su ardite prospettive, su forti contrasti tonali, su giochi di piani che si sovrappongono e si distanziano in multiple vedute spaziali. Di qui il richiamo allo spazialismo di Fontana, alla necessità di superare la superficie fisica del quadro per includervi la dimensione spaziale e temporale".
Gabo, giovane artista nato a Reggio Calabria nel 1968,
vive e lavora a Londra e a Praga. Patricia Ellis in un
articolo apparso su Fash Art ( n. 105 del 2006 pag 104 ) tra
l’altroscriveca “… nel suo gesto artistico, pezzi di
locandine pubblicitarie emergono dal nulla, propemoria di
messaggi interpretati erroneamente sono rapiti dalla volontà
infinita di Gabo di andare sempre più in là. Il concetto
di avidità risuona in tutti i lavori di Gabo, più come
glorificazione dell’inconscio sconosciuto che come
messaggio morale. …”
Marcolino Gandini, vanta una lunga e notevole attività artistica. Giulio Carlo Argan
nell’aprile 1966 scriveva: Gandini fa un gioco duro, a
carte scoperte. Inserisce ipotesi prospettiche in spazi
curvi, in orizzonti reali. La linea diventa margine
(l'Alberti diceva orlo), solco o fessura o, inversamente,
cordolo; il piano diventa superficie e perfino volume; il
colore diventa colmata di calcestruzzo. [...] La geometria,
ipotesi spaziale, diventa spazio reale, costruito con travi
di colore come fossero strutture di cemento. Il pittore fa
forme come lo scultore; il pittore e lo scultore fanno spazi
come l'architetto: come l'architetto si fanno perché ci si
viva dentro, e senza la mediazione dell'illusione
prospettica o psicologica"
Sandro Mele, giovane
artista, vive e lavora a Roma. I
vari mezzi espressivi che adottata, sapientemente
intrecciati tra loro, raggiungono con chiarezza un unico
obiettivo: rappresentare e indagare le superfici
dell'esistenza, nel tentativo di fare emergere una relazione
con il mondo, attenta alla sensibilità del visto e del
vissuto, fuori dai condizionamenti di una sfera del reale
chiusa nelle regole dei tabù sociali.
Hidetoshi Nagasawa, artista
giapponese apprezzato in tutto il mondo.
Giacomo Zaza scriveva:
L’opera di Nagasawa approfondisce i sensi e li acuisce
in ipersensi. Equivale ad atti sconosciuti di vita, non solo
in seno alla psiche umana, ma anche in base alla fisica
della materia. Come le parole è pensata nella levità e
nella incorporeità. Ogni sua visione tanto più possiede i
nostri sensi quanto più è immateriale. E’ fonte di
partecipazione e trasformazioni ulteriori: di energia per il
sensorio.
Michele Zaza, artista di fama internazionale, vive e lavora tra Roma
e Molfetta. Le sue prime mostre hanno
luogo a Milano presso la galleria Diagramma
(“cristologia” nel 1972 e “naufragio euforico” nel
1974) e a Bari presso la galleria Bonomo (“dissidenza
ignota” 1973), a Brescia alla galleria Minini e a Napoli
da Lucio Amelio. Zaza ha esposto a Parigi (galleria Yvon
Lambert), Zurigo (galleria Annemarie Verna), Monaco
(galleria Tanit), New York (galleria Leo Castelli).Ha
partecipato alle Documenta 6 e 7 di Kassel. Nel 1980 ha
partecipato con sala personale alla Biennale di
Venezia.
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