Un archivio per l’arte contemporanea a Napoli

A fine marzo la Sovrintendenza vara un’iniziativa per fare il punto sul patrimonio delle gallerie

 
Di 
Ela Caroli
 

Arte e carte. Se a Napoli non è mai spento il dibattito sul costituendo museo d’arte contemporanea, altrettanta attenzione non è mai stata dedicata alla scoperta e alla tutela del patrimonio nascosto di disegni, fotografie, lettere, filmati e documenti d’ogni tipo da decenni custodito nelle gallerie private, che contiene le memorie più vive dei protagonisti del mondo dell’arte e che potrebbe dar vita ad un grande Archivio per l’arte contemporanea di cui una città come Napoli, sull’esempio non solo delle grandi capitali della cultura mondiale ma delle più importanti città d’Italia, dovrebbe dotarsi. Dalle Gallerie d’Arte moderna di Roma e di Torino al Museo d’arte di Trento e Rovereto, da Palazzo Forti a Verona al Castello di Rivoli all’Archivio storico d’arte contemporanea di Venezia, esistono altrove già importanti centri di documentazione che hanno il compito di concentrare, tutelare e diffondere agli studiosi e al pubblico queste testimonianze già storiche delle ultime tendenze artistiche del Novecento. A Napoli si comincia solo ora a muovere qualche passo nella stessa direzione: Maria Rosaria de Divitiis, funzionaria della Sovrintendenza archivistica della Campania diretta da Giulio Raimondi, sta organizzando, per la Settimana della Cultura che si svolgerà dal 27 marzo al 2 aprile, un’interessante serie di manifestazioni sotto il titolo, che è anche un programma, <<Le Carte dell’Arte>>. La stagione dell’arte contemporanea a Napoli negli archivi delle gallerie: artisti, collezionisti in un percorso documentario, fotografico, multimediale. Il contributo della Sovrintendenza archivistica per un Museo dell’arte contemporanea a Napoli. Una mostra sarà ospitata proprio nella sede della Sovrintendenza, il cinquecentesco Palazzo Marigliano a via San Biagio dei Librai, nello splendido salone delle feste affrescato da Francesco De Mura: lì saranno esposti fogli importantissimi in possesso dello Studio Trisorio, una delle più antiche gallerie ancora in attività a Napoli, i cui fondatori, il compianto Pasquale e la moglie Lucia furono soci di Lucio Amelio negli anni Sessanta, dando vita a mostre e iniziative memorabili con artisti del calibro di Joseph Beuys, Cy Twombly, Jannis Kounellis, facendo di Napoli una capitale delle avanguardie artistiche. << In quegli anni qui c’era un’attività culturale paragonabile a quella di Torino, città delle grandi dinastie imprenditoriali – dice de Divitiis, responsabile delle iniziative della <<Settimana della cultura>> - ma mentre al nord si assisteva all’affermazione della borghesia colta noi qui avevamo il degrado politico, la disoccupazione, la corruzione, la camorra…uno scenario opposto, e tanto più importante fu quindi il coraggioso lavoro di galleristi privati e fondatori di istituzioni culturali, tra cui Lia Rumma, Dina Carola, Peppe Morra, Graziella Lonardi…Noi ora, con la mostra dei documenti Trisorio vogliamo solo dare uno spunto, lanciare un sasso nello stagno, perché altri galleristi poi attivino un rapporto di stretta collaborazione con noi, istituzione statale, per la tutela e la catalogazione dei loro archivi. Oltre alla mostra che si inaugurerà il 27 e ad una tavola rotonda che avrà luogo nello stesso giorno, qui presenteremo un video di una <<performance>> storica di Vincent D’Arista, tratto da un film girato da Fabio della Sala nei primi anni Settanta; poi installeremo una postazione Internet, curata da Andrea Della Rossa, che sarà accessibile ai visitatori per consentire la navigazione nei siti dei più importanti luoghi d’esposizione dell’arte contemporanea del mondo, dai musei Moma e dal Guggenheim di New York alle gallerie Kluser di Monaco, Gogosian di New York, Lisson di Londra. Una vera novità saranno poi i famosi "Album di Anacapri" con disegni, scritti e testimonianze di artisti di tutto il mondo che venivano ospitati a Villa Orlandi, dove i Trisorio passavano l’estate>>.

Se il fondo Trisorio è già in pratica sotto la tutela della sovrintendenza archivistica, diversa è la vicenda degli archivi Amelio, affidati dal dicembre scorso <<in comodato>> alla sovrintendenza per i beni artistici e storici, dopo che le eredi hanno chiuso la galleria, a pochi anni dalla morte del fondatore Lucio. << Già abbiamo attivato un rapporto di collaborazione con il sovrintendente Nicola Spinosa – precisa de Divitiis – che rispondendo ad una mia richiesta ha confermato la volontà di collaborare con noi non appena avrà verificato la qualità e la consistenza del Fondo Amelio, trasferito a Castel Sant’Elmo dal 22 dicembre scorso. C’è poi un accordo tra me e la dottoressa Angela Tecce, direttrice di Castel Sant’Elmo, sull’idea di lavorare in coordinamento tra le nostre due istituzioni ad una schedatura degli archivi delle gallerie d’arte a Napoli, in cui c’è uno spaccato di trenta, quarant’anni di attività. Poi abbiamo avviato un rapporto con l’Accademia di Belle arti di Napoli, per il riordino dell’archivio storico, ricco di ben duemila faldoni, con molti preziosi documenti ottocenteschi. Seguendo il principio che ogni documento è un monumento, anche le direttive europee hanno riconosciuto di recente gli archivi privati come patrimonio da salvare>>.

 

DAL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO DEL 27/02/2000
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