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La
letteratura come interpretazione unica del reale e
È noto che dai tempi dei poeti orfici a Pasolini il poeta ha sempre avuta la forte tentazione di essere vate e interprete del futuro . Xavier Marías, dove la lettera X va pronunciata come antica grafia della Jota (così piacque al padre comunista e antifranchista filosofo relegato a Valladolid,dove io vivo) che tuttavia ha la sua residenza in Londra, portato agli onori della partecipazione al consesso della Real Academia Española, che discetta faticosamente sull’uso e lo sviluppo del castigliano, in maniera occhiuta e realistica insieme, pur ignorando ogni altra lingua, nella sua prolusione d’obbligo intervenne il 4 aprile scorso spiegando che il narratore crea personaggi e situazioni inesistenti, mentre poi concludeva appunto dicendo che l’unico interprete del reale è l’autore,. Di qui una stolta filippica di un notissimo accademico, ignorato al Mondo, Francisco Rico, che parla di umiltà iniziale dell’intervento di Xaqvier e di arroganza finale. Forse Xavier non è Zapatero, che leggerà un libro all’anno forse, ma tuttavia che non sia interprete del reale come Il Petrolio di Pasolini o il cineocchio di Autobahan di Tondelli e così di tanti postmoderni americani noti al Brolli sarebbe difficile contestarlo. Purtroppo i grammatologi spagnoli non sanno che la letteratura cambia la lingua e non viceversa, ma tant’è questa è la grande Accademia española, pardon Real. E per di più l’arte e la letteratura danno una interpretazione della realtà , basti per tutti il noto film sull’11 settembre che più ne dice del petroliero e bischero Bush di qualsiasi giornale. Nicola Ciampitti
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