|
Galleria Marelia arte moderna e contempora gaël
bourmaud 17
marzo - 03 maggio 2012 EK22, 2011, acrilico su tela applicata su legno, cm 43 x 42 x 3,5 L’intera
infanzia trascorsa in prossimità di Auvers-sur-Oise, ultima tappa della
travagliata esistenza di Vincent van Gogh, facilita la vocazione
artistica di Bourmaud che si manifesta precocemente ed in modo del tutto
spontaneo. Solo
chi vi ha fatto visita può comprendere quanto l’atmosfera di quei
luoghi sia profondamente impregnata della presenza del grande olandese.
Frequentando la famosa chiesa, le tombe di Vincent e del fratello Theo e
osservando le riproduzioni dei quadri presenti un po’ ovunque nella
regione, Bourmaud entra velocemente in contatto con quell’universo. Nel
corso dei numerosi viaggi nei Paesi Bassi - iniziati all’età di soli
dieci anni - ed in conseguenza del già radicato interesse per l’arte
olandese, egli scopre progressivamente le opere del gruppo De Stijl (van
Doesburg, Mondrian …) sorprendendosi al cospetto dell’inaspettata
arte geometrica che da quel momento diventa suo principale motivo di
sperimentazione. L’incontro
nel 1991 con il pittore di origini ungheresi André François lo aiuta
nell’ardita decisione di seguire la carriera artistica e studiare arti
plastiche all’Université Paris VIII. A
Parigi frequenta, tra gli altri, il corso di scultura
monumentale-ambientale tenuto da un docente anticonvenzionale, il
giapponese Satoru Sato il quale, dopo aver visto i lavori di Bourmaud,
gli narra la storia di un movimento artistico d’avanguardia le cui
ricerche si spingevano nella stessa direzione: si trattava del movimento
Madí nato
a Buenos Aires nel 1946 e che l'amico uruguayano Carmelo Arden Quin
aveva fondato insieme ad altri artisti già appartenenti al gruppo del Manifesto
invencionista.
L’incontro
con Sato sarà di fondamentale importanza nella carriera del giovane
Bourmaud; tra i due s’instaura presto un rapporto di profonda amicizia
e stima reciproca e nel 1998 sarà proprio lo scultore giapponese a
selezionarlo per lo spazio dedicato all’Arte Geometrica e Minimalista
al Salon des Grands et Jeunes d’Aujourd’hui. In
questo periodo Bourmaud comincia ad approfondire la ricerca sul motivo
del quadrato (peraltro non ancora conclusa) che si concretizza in
impeccabili lavori, esplosivi sul versante cromatico; l’artista usa
infatti una palette di colori
accesi e senza sfumature, connotati da variazioni formali quasi
impercettibili, ma che fuoriescono già dalla tradizionale struttura del
“quadro incorniciato” per espandersi nello spazio circostante. Dopo
la laurea a Parigi, le ricerche intraprese lo portano a viaggiare in
Spagna e a studiare l’arte Mozarabica le cui basi si fondano proprio
sulla geometria. Dopo
essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Granada, nel 2000
torna in Francia per dedicarsi esclusivamente all’arte, ritrova
l’amico Sato che lo presenta a Arden Quin e a Bolivar, altro artista
uruguayano già inserito a pieno titolo tra gli artefici del dinamico
movimento Madí al quale nel 2002 anche Bourmaud aderisce. Nel
frattempo entra in contatto con alcuni autorevoli protagonisti
dell’arte costruita, cinetica, programmata ed optical: il venezuelano
Carlos Cruz Diez e gli argentini Luis Tomasello e Garcia Rossi
frequentandone abitualmente gli ateliers parigini e aprendosi così a
nuove esperienze. Tenendo
fede al proposito di esplorare la storia dell’arte e dell’achitettura
geometrica, nel 2003 si trasferisce a La Plata, in Argentina. In quella
che viene definita «città quadrata» l’artista perfeziona le
ricerche sulla forma base del suo lavoro: il quadrato. Vi soggiorna
spesso, finché nel 2005 si sposta a Buenos Aires dove conosce Martin
Blaszko, esponente di spicco del movimento Madí e Julio Le Parc,
co-fondatore del G.R.A.V. (Groupe de recherche d’art visuel) a Parigi. Da
allora, forse per mitigare gli eccessi, Gaël Bourmaud si divide tra la
tranquillità di un bucolico atelier in un piccolo e riservato villaggio
dell’Ile de France e la movimentata e iperattiva metropoli argentina. Per
questa sua prima personale in Italia, l’artista presenta una serie di
nuovi lavori studiati sulla ripetizione, contassegnati da lievissimi
scarti stilistici e votati al minimalismo più rigoroso e severo. La
cura maniacale nella realizzazione di ogni pezzo, l’essenzialità, i
cromatismi en aplat,
l’esclusione delle forme circolari e tondeggianti dal campo
d’interesse ed una più consapevole concentrazione sulle strutture
angolari, sono le cifre stilistiche che lo contraddistinguono. La ricerca mai abbandonata sulle forme geometriche fa del suo intero percorso un incessante work in progress.
|