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Harold Bloom L’autore in questo libro si pone più come lettore che come critico, ovviamente come lettore d’eccezione, che non rinuncia ad avere una sua visione teorica ben precisa: qui la Cabala, già usata per la magia da Ficino, Pico e Bruno. D’altronde una novità vale l’altra in una realtà postmoderna, incapace, come viceversa ci insegna Jameson, di usare gli strumenti teorici trasmessici dal moderno, per tirarci fuori per i capelli dalla mancanza di storicità del postmoderno (ben altra è la quaestio dell’arte postmoderna). Proprio quest’assenza di questa storicità è ciò che contraddistingue questo nuovo ponderoso tomo di Bloom in cui la parola genio, addirittura a suo dire, è usato- poco sc scientificamente- nelle più varie accezioni, dichiarazione evidente di indifferenza teorica e di buona filologia, come di storia, inutile portato del nostro Umanesimo. E così, bontà sua, Bloom ci legge un centinaio di autori della letteratura mondiale (non manca il Corano, per equità ideologica), descrivendoci un Virgilio, che apparirebbe analizzato superficialmente anche ad un liceale. Forse la chiave di tutto sta nella parola Genio, di natura romantica e poco utilizzabile in contesti storici preillumistici, o addirittura classici. Il pio Enea è certo un eroe ipocrita per un romantico o un moderno, che ignori felicemente la cultura latina, la pietas e quanto è necessario a tali studi; così di buon grado Virgilio, Agostino sembra, e Leopardi sono arruolati tra i Lucreziani od Epicurei, che dir si voglia, secondo l’ipse dixit di Bloom; persino Freud non manca della sua paginetta soprattutto per i lapsus quotidiani di bloomiana universitaria memoria. Insomma questo libro è davvero una notte grigia in cui vi è l’indistinto vorace lettore, che parte sempre da qualche interpretazione americana o anglosassone dell’autore(ad es. Dante) o da nessuna(come il Leopardi un po’ troppo lucreziano e più citato che criticato). Infine ci lascia stupiti non tanto l’ampiezza delle letture, o la scelta un po’ retorica del numero cento, quanto il fatto che si possa leggere tanto per affastellare negli scaffali in un ordine cabalico ciò che si vuole, senza davvero capire, ma soltanto conoscere il vero sublime postmoderno, di cui purtroppo però non si è consci. NICOLA CIAMPITTI Harold Bloom-Il Genio Il
senso dell’eccellenza attraverso
le vite do cento individui non comuni-
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