![]() Renato Barilli Robbe-Grillet e il postmoderno Renato Barilli già con Il ciclo del postmoderno (Feltrinelli, 1977) ci aveva mostrato la sua estrema duttilità nellusare concetti e termini già elaborati; diceva infatti: "mi sono deciso a favore del termine, pur abusato ed equivoco, del postmoderno per diverse ragioni: intanto per la sua estrema diffusione, anche se accompagnata...da gesti di scongiuro ironico...qualcosa del genere è avvenuto ogni volta che si è imposto un termine generale... per etichette ben più impegnative quali il gotico, il barocco, limpressionismo". Con il suo ultimo lavoro Robbe-Grillet e il romanzo postmoderno (Mursia 98;£.40.000) Barilli dimostra di restare legato ancora a due soli propugnatori del postmoderno: Ihab Hassan (americano), creatore ufficiale del termine e critico letterario, che comunque individua una divisione diacronica e logica con il moderno e Charles Jenks, larchitetto inglese; in questo modo Barilli trascura tutta lenorme critica fiorita intorno allargomento compreso lo stesso Fréderic Jameson. Con estrema disinvoltura trasforma quelli che per Hassan erano antecedenti del postmoderno ( Sterne, Sade, Blake...Tzara ecc.) in postmoderni, anzi fa di più, è postmoderno chi si oppone al moderno e cioè il Werther e lOrtis in primis (neppure Stephen. Barker arriva a tanto in Fragmentary progression of the Unamable col paragonal), perché le anime belle si sarebbero opposte al moderno; concetto questo che è assente in Hassan e in qualunque teorico del postmoderno. Né si intende perché insiste nel far nascere il moderno ancora con Bacone ( ma si veda il non citato Paolo Rossi- Paragone degli ingegni moderni e postmoderni - Il Mulino 89 ), piuttosto che con la fine del razionalismo cartesiano e con lempirisimo illuminista (inglese e francese) e quindi con laffermarsi della soggettività borghese ( v. Hegel J Habermas-Il discorso filosofico della modernità- Laterza. 91, pag.86 ). Ora è proprio questa esasperata soggettività dei due succitati romanzi generazionali , a far sì che la loro anima sia più grande del mondo, e questultimo quindi impossibilitato a contenerla, ché quella appunto rifiuta il mondo (concetto che il Leopardi diceva esser nato-nella sua accezione negativa-col cristianesimo) e non del moderno(la rivoluzione e la patria sono per. Foscolo più moderni dellAustria, sì come lamore individuale),bensì il cinismo della maturità, della socializzazione, della Bildung, della fine della passione. Secondo Barilli lopera più nota di Robbe-Grillet La gelosia, che tutti sanno essere testo absent narrator (v. Postmodern Fiction ed. By Larry Mc Caffery-NY 1986), sarebbe flusso di coscienza eteroriflesso, continuazione del "postmoderno" Joyce. In effetti Robbe-G., come giustamente dice Brian McHale in Postmodern Fiction-Routledge (a pag.13-15),fa da spartiacque tra la poetica modernista e quella postmoderna spostandosi da un atteggiamento epistemologico ad uno ontologico; si veda per es. con la stessa myse-en-abime presente ne La Jalousie e per il suo il suo trattamento della spazio .Fatte queste necessarie premesse, va detto che il testo di Barilli, dà un quadro dettagliato dellintera opera di R.-G., partendo dal primo romanzo il Régicide, in cui lanima bella , Boris, arriva allomicidio , al gesto gratuito come opposizione. Nella successiva triologia: Le gomme, Il voyeur, La gelosia, il protagonista appare sin dalla prima opera gettato allo sbaraglio in un qui e ora, che per Barilli è apparentemente oggettivistico. La successiva opera Nel labirinto si situa a metà strada tra il periodo fenomenologico e quello formalista-strutturalista, che si completa con Le maison de rendez-vous e le successive opere, che sono in uno spazio stereotipico, con implicazioni temporali-diegetiche. Il libro si conclude con un affondo nellesperienza cinematografico di R-G. E certamente un libro da leggere e con cui confrontarsi per voler comprendere Robbe-Grillet nicola ciampitti Renato
Barilli - Robbe-Grillet e il postmoderno - pagg. 160 |