Alfonso
BERARDINELLI La forma del saggio Definizione e attualità di un genere letterario
Berardinelli ha osato e non ha osato. Ha osato dimenticare il suo maestro e mentore Franco Fortini, che pur ricordava che i critici nulla potrebbero dire senza i poeti e gli scrittori, ma non ha osato completare la scala di valore del saggio italiano tra l’ ‘800 e il ‘900, che andrebbe dall’oggettività di Benedetto Croce alla soggettività di Giacomo Debenedetti. Dimentico infatti di un opera come Le Operette Morali di Giacomo Leopardi, o di un libro come Cattivi Soggetti di Renzo Paris, ha trascurato l’ultimo, o meglio il primo punto di quella scala : la letteratura. Armato di silenzio ad ogni anche furiosa contestazione, Berardinelli va come un Ospite ingrato di fortiniana memoria, per insegnare al popol tutto l’illimitato limite della letteratura, che sconfina nella forma del saggio (ovviamente critico pratico, piuttosto che teorico o fondato epistemologicamente : absit iniura verbis). Egli perciò informa il lettore attento: “Comincio col confessare un’ambizione.Vorrei essere in grado di fornire una teoria della forma saggistica.”, giacché è “sterile dogma” che “la creatività” si misuri nel “successo di romanzi o dei libri di poesia”. Ci mancherebbe: chi potrebbe tanto osare? Ma Berardinelli ha(o aveva?) ben tre gravi “moventi”: 1)l’involuzione scientistica della critica; 2) il fatto che la produzione letteraria italiana ed europea si sta(va) “indebolendo e svuotando”; 3)e che “scoprivo un po’ tardi che il mio genere letterario… non era affatto la poesia ma la saggistica”. Il terzo somiglia, non tanto alla lontana, alla prova tautologica, pardon, ontologica,dell’esistenza di Dio di S. Anselmo. E’ fatta. Il saggio, chiaramente quello di critica letteraria, non filosofico o matematico, è letteratura. E di seguito il libro si snoda con articoli sulla critica letteraria( il saggio per antonomasia)da De Sanctis ad oggi, senza glissare mai su nemici o amici, in pieno humor di oggettività. Qui non voglio neppure discutere tale ambiziosa fantasia, quanto piuttosto chiedere a Berardinelli: su qual poeta mai ha scritto un saggio critico(dopo quello su Fortini)? Non certo sui poeti degli anni ’70 presumibilmente deboli e svuotati, come appare in quella famosa introduzione non-critica di un libro interessante come Il pubblico della poesia, né in tanti numerosi e ponderosi e certamente intelligenti(sia detto con ammirata sincerità) volumi. Insomma parafrasando Fortini potremmo dire: Berardinelli non è saggio. Forse è “critica della critica critica”, come diceva un tal filosofo di cui non ricordo il nome. NICOLA CIAMPITTI Alfonso BERARDINELLI |