Gabriella
Fiori Anna Maria Ortese o dell’indipendenza poetica Questo breve racconto poetico della vita e dell’opera della Ortese sembra essere piuttosto un tributo di un’amica che una vera analisi critica, volta a cogliere l’essenza spirituale della sua scrittura. La Ortese iniziò giovanissima inviando un suo scritto a La Fiera letteraria, dove fu pubblicata perché colpì l’allora a lei ignoto direttore Pavolini; così successivamente il nuovo direttore Bontempelli la incoraggiò a pubblicare il suo primo lavoro di raccolta di racconti. Presto scopre la Ortese, poco colta e “con cattive scuole”, che il fatto creativo coglie la vera realtà, e senza di esso non vi è conoscenza, non vi è vera vita. La sua attività di giornalista le fa scoprire la bellezza di Parigi col suo azzurro e il suo angelismo; nei racconti di Toledo si accorge che il “reale-reale è ..un continuo, come dicono i filosofi?E vidi che era la memoria.” Nei suoi viaggi un posto a parte merita l’incontro con don Milani, dove figli di “braccianti e pastori…potevano capire e sapere e costruire tutto.”E’ nota la prima stroncatura dei suoi libri di Enrico Falqui, perché , come scoprirà molto più tardi, il suo primo libro era stato presentato da Bontempelli.Dopo i primi libri del ’37 solo intorno al 1993 la Ortese è ormai universalmente apprezzata a Milano, dove, lasciando Rapallo, lavora presso la casa editrice Adelphi , che pubblicherà il suo più noto lavoro Il cardillo addolorato. E non a torto ha detto in Corpo celeste: “Il male è prima di tutto il dolore che infliggiamo ad una altro - all’altro bestia, bambino, malato, straniero,povero -,sicuri che debba e possa accettarlo perché noi possiamo, tramite il dolore, sentirci più liberi, più viventi, felici e sicuri della nostra vita.” Insomma la sua scrittura tradisce una poetica che è volontà di sapere e forte etica del rispetto dell’alterità. NICOLA CIAMPITTI Gabriella
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