|
Questo saggio segue l’atmosfera e il mondo psicologico e il vissuto del grande critico Debenedeti di cui dà una visione mitica, ed umanissima insieme. Ciò non toglie che eccetto nei capitoli in cui(I concorsi universitari e La voce dell’Adda) si parla del suo insegnamento all’Università di Messina, e della successiva perdita della cattedra, e della affezionata rivolta dei suoi studenti per riavelo in cattedre, difficilmente viene analizzato il suo metodo critico, capace di ricostruire l’opera attraverso l’autore, di cui Giacomo si sentiva solidale e quasi un sodale attraverso la letteratura.E’ insomma la biografia di un intellettuale, piuttosto che lo studio dell’opera e del pensiero del critico. Ciò non toglie che, seppure attraverso uno stile talora corrivo, viene messo in luce con un apparato bibliografico curatissimo, la vita di Debenedetti. Le prime pagine si aprono con un suo ritratto di cui si indagano le volute spirituali, la sua ebraicità, il rapporto con Saba a lungo padre spirituale del suo giovane critico. Già questo dà il la al libro, che indaga un autore dandy, erratico, diverso, non omologabile all’accademia, con poche pubblicazioni ponderose, ma molti articoli come tanti inediti, pure di pregio. La direzione della rivista Primo Tempo(‘22), la pubblicazione di Saggi critici nel ’29, e la delusione per l’accoglienza un po’ fredda da parte dei critici, non senza il conforto di Saba. Il confronto con Montale e con Gobetti e la sua rivista, si intersecano ai racconti di Amedeo, a Profeti e altri scritti tra ebraismo e illuminazioni letterarie. Vi sarà poi l’esperienza de Il Meridiano di Roma ,una rivista o ebdomadario diretto da lui Bardi e Consiglio, mentre collaborò a sceneggiature e scritti per il cinema. Dopo la caduta del fascismo Debenedetti diviene, seppur ebreo non fascista e neanche crociano, ma piuttosto freudiano, e allievo di Serra e amico di Solmi, un intellettuale “sprotetto” almeno fino al ‘55, che vivrà soprattutto con i cinegiornali della INCOM: pochi sanno che ne ha scritti quasi 1200, in cui profonde il suo stile tra l’aulico e il poetico della nostra Italia nel mondo. Colpisce molto la vivezza del linguaggio, che si mescola tra la vita e la gente e le cose comuni. Con il ’55 con i nuovi Saggi e Il romanzo del Novecento e la costante militanza nel PCI tenterà vanamente la cattedra universitaria, di cui Frandini racconta le vicende i maneggi oscuri dei suoi nemici o falsi amici, la sua ingenuità. Morirà nel ’67 fedele al comunismo, al mondo ebraico, alla letteratura. CIAMPITTI
NICOLA Paola Frandini- IL TEATRO DELLA MEMORIA- Giacomo
Debenedetti dalle opere e i documenti - Manni ed. |