Joseph E. Stiglitz
- La globalizzazione e i suoi oppositori-

Il premio Nobel per l’economia del 2001 ci presenta in questa volume  la storia della globalizzazione dell’ultimo decennio visto attraverso la luce dello FMI e della Banca Mondiale di cui ha fatto parte. Con cura l’autore fa notare come il compito istituzionale dello FMI sia la stabilità del paese cui si offre un aiuto, mentre quello della Banca Mondiale quello di evitare la povertà. Eppure entrambe le istituzioni si trovano nella stessa città americana e nella stessa strada, addirittura in edifici che sono uno di fronte all’altro. Ma mentre il FMI è legato al Tesoro americano la Banca Mondiale sembra avere un respiro più ampio. Il pensiero di fondo che percorre questo libro si basa su un’affermazione: l’ideologia( di cui negli ultimi anni anche a sinistra si è esaltata la fine) nega  spesso una conoscenza obiettiva della realtà  anche agli economisti . Così l’approccio  universalistico dello FMI per una liberalizzazione del mercato e per comportamenti macroeconomici di tipo aggregato (crescita, disoccupazione e inflazione), perseguiti attraverso strumenti diretti e repressivi con rigide imposizioni, ha spesso prodotto effetti opposti e disastrosi. Stiglitz prende come esempi più importanti, senza trascurare ogni parte del mondo, di cui ha piena conoscenza  sul piano economico, la crisi delle tigri orientali e quella della Russia. In entrambi i casi le cause di tali tracolli sta nella politica perseguita dal FMI che ha imposto politiche eccessivamente liberalizzanti, o monetarie davvero incredibili: come tassi di cambio al 25% in Corea o capitali vaganti liberalizzanti che ne hanno stritolato in breve tempo l’economia. Altro elemento trascurato dal FMI è l’equilibrio sociale e politico; la mancanza di stabilità è difatti economicamente più pericolosa dell’inflazione o di un calo della crescita; ma in ogni caso il FMI(basti per tutte l’Argentina e il cambio alla pari tra dollaro e peso) ha imposto politiche monetarie o macroeconomiche valide per gli Usa o per l’Europa occidentale, ma che sono state fuorvianti e distruttive in altri paesi. Il succo del libro di Stiglitz: è questo: i fomdamenti istituzionali di una nazione sono basilari, per poter creare un’economia di Borsa e liberalizzata. Il pensiero unico a livello economico è pura ideologia, è chiusura mentale che ha favorito,paradossalmente(ma non poi tanto), nei non-comunisti della Russia corruzione ed arricchimento di pochi e l’indigenza per un’intera nazione.Infine la globalizzazione non si può  più bloccare né limitare: l’unica cosa da farsi è ben guidarla attraverso istituzioni internazionali solide e capaci  di giudicare in maniera non  astratta, ma capace di analizzare con  i politici locali la realtà storico-politica di ogni singola nazione.

                                                               NICOLA CIAMPITTI

Joseph E. Stiglitz
 - La globalizzazione e i suoi oppositori-
Einaudi €19,00