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Questo libro di Kumar potrebbe essere un testo definitivo sulle problematiche teoriche suscitate dalla analisi della realtà che è sotto i nostri occhi, se non si trattasse di fermare, per così dire, o fotografare qualcosa che è in continuo movimento e ci sfugge per la sua stessa natura. Il libro difatti analizza tre posizioni ormai dominanti, quelle di :1) società dell’informazione; 2) di post-fordismo ; e infine di 3) postmoderno. Innanzitutto mostra Kumar come le prime due, e soprattutto la prima non è negata da nessuna, mentre gli stessi detrattori del postmoderno non sono in grado di chiarire il perché del suo uso sempre più ampio; come viceversa gli stessi teorici del postmoderno non sono in grado di dare tutto il loro assenso a quella società che tuttavia così definiscono anche nei suoi lati positivi: tutto ciò indurrà l’autore, che pure sembra(anche per la quantità delle pagine dedicate alla postmodernità) indulgere a questa posizione, di fare una scelta di campo definitiva. In questo modo il libro si presenta però come uno studio equilibrato e appropriato nella scelta delle citazioni o nelle valutazioni delle diverse analisi sociologiche. La teoria della società dell’informazione non fa che affermare che le prime due rivoluzioni furono dell’energia, del vapore ed elettrica, mentre ora dopo una lunga gestazione si è affermata infine quella del computer che è diventata la dominante dell’inizio del terzo millennio. Tra i campioni di questa teoria vi è certamente Bell, che dichiara che “la risorsa strategica delle società post-industriali è la conoscenza”.Il lavoratore è quindi divenuto “della conoscenza” e scomparirà sempre più la figura del manager.Il postfordismo è invece teoria cara ai marxisti, che tentano di salvare le loro radici teoriche. La loro analisi si è concentrata(v Ash Amin) nello studio del Nord-est italiano, che sarebbe un esempio di questa globalizzazione con l’elasticità di differenziazione produttiva locale, attraverso la flessibilità, e che ha dato risultai anche sul calo della disoccupazione. Si tratta insomma di una specializzazione flessibile, ma che non segna un cambiamento tuttavia vistoso dell’ordine capitalistico.Se si tratta di trppa modernità o di postmodernità non è dato sapere: ma certo sembra vero che con la fine della lotta con la Natura, quando non c’è più la Natura, quando il nuovo (progresso) è ridotto a routine, ebbe allora siamo al postmoderno: quantità che si fa qualità ? comunque sia sembra ai suoi teorici da Lyotard a Jameson una svolta epocale in cui gli elementi culturali sono predominanti su quelli che un tempo si chiamavano struttura, anzi più esattamente la merce dominante è la conoscenza. La teoria postmoderna si contraddistingue poi per l’essere un miscuglio( tranne forse Jenks, il teorico della nuova architettura) di diverse teorie, seppure con una visione poi unitaria e completa: dall’analisi psicologica, culturale, sociologica, economica e delle diverse arti, sino a quella di una visione politica tuttavia rassegnata e forse delusa dalla fine delle grandi narrazioni: ma forse il moderno convive col postmoderno? NICOLA CIAMPITTI Krishan KUMAR- Le nuove teorie del mondo contemporaneo - Einaudi - euro17,66 |