FILIPPO LA PORTA La nuova narrativa italiana A buon diritto La Porta ristampa e amplia un testo esaurito nelle librerie, ma essenziale per chi si occupi di narrativa italiana contemporanea. Si tratta di interventi critici già comparsi sulla stampa, ma riuniti e talora rielaborati secondo un unico filo. La nuova narrativa italiana parte dagli anni 80, con Andrea De Carlo e Del Giudice, cercando unipotesi di continuità con il passato con Calvino, per giungere a Nove, Scarpa, Affinati. In tutto il suo libro lautore dimostra particolare conoscenza della materia che tratta, e in cui cerca, come è solito dire, ciò che è al di là della letteratura, non trascurando di volta in volta né i richiami, né lo stile dellautore preso in esame. La ricerca condivisibile di quellal di là della letteratura, che il Nostro comunque scopre attraverso la stessa, viene però realizzata in modo generico. E noto infatti- già dalla prima edizione- che il libro si apre con unipotesi deduttiva non accettabile scientificamente: da una definizione stereotipata del genus italicum, con qualche condimento di una non ben definita nozione di postmoderno, discenderebbe per La Porta una letteratura di inediti "travestimenti" e stili, visti però contraddittoriamente allinterno di tematiche di tipo contentenutistico. Da questo presupposto deriva anche, nella nuova edizione, laggiunta, al capitolo ottavo(!), del passato : gli anni 70. Dice infatti il critico :"Esiste una generazione di mezzo", dove il verbo esistere, involontrariamente autoironico, tradisce chiaramente che si sta facendo cronaca e non storia della letteratura. Viene infatti a mancare la comprensione della frattura che si è realizzata nella realtà sociale e nella letteratura in Italia con gli anni 70:lirrompere del postmoderno, la dispersione del soggetto, la superficializzazione, laffermarsi del godimento a scapito del piacere, latteggiamento ontologico invece di quello espitemologico ecc. Viceversa per lautore negli anni 80 "il nostro paese si è ritrovato di colpo postmoderno saltando forse qualche passaggio fondamentale", sicché La Porta inevitabilmente non riece a cogliere né lopera né quella cesura in per es. Cordelli, Cerami, Paris, né nello stesso Arbasino, su cui pur si sofferma ampiamente, né quindi a storicizzare i medesimi anni ottanta, con buona pace della tormentata opera di Tondelli, ridotta allinterno di "scandalose, candide messinscene".
Nicola Ciampitti FILIPPO LA
PORTA La nuova narrativa italiana - Nuova edizione ampliata-
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