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Riccardo Notte
LA RAZZA STELLARE

Perchè in un libro come questo, che spazia riflessivamente sull’odierno universo tecno-mediatico, emerge il problema del sacro? Questo si chiederà il lettore scorrendone le pagine dense di intuizioni fulminee e fulminanti sull’economia simbolica dei media, sulla semiologia della realtà virtuale, sulla "religione" del Web e così via. Si potrebbe ipotizzare che iI motivo risiede nelle "désorientation", sottotitolo del volume di Bernard Stiegler sull’asincronia tra sviluppo tecnologico e cultura sociale, ma è molto più intrigante la risposta che si evince dal testo di Notte quando annota che " (…) la sorte dell’uomo contemporaneo è tutta racchiusa nella definitiva rescissione del contratto con Dio".

All’alba del paleolitico gli uomini rimiravano attoniti quell’ascia di selce tra le loro mani che aveva moltiplicato il loro potere sulla natura; e sopivano il senso di colpa che essa ingenerava proiettandone il significato fuori di se, creando così la protesi simbolica di dio.

Da allora l’essere umano ha impiegato la sua parte di divinità per perseguire la conoscenza, e così dall’ascia di selce si e arrivati al computer; ma il computer è un utensile che manipola i simboli stessi che presiedono al senso della vita dell’essere umano.

Per questo la tecnologia odierna ha ribaltato il rapporto diadico tra uomo e dio, nel senso che l’uomo è ormai identificato nel suo dio protesico e ne ha saggiato la terribile solitudine. Di qui il desiderio generalizzato di sacralità che alligna nella progenie del villaggio globale, intenta a trasmutare la sete di conoscenza in bulimia di informazione, e a integrare corpo e mente per uscire dal circuito analogico dell’arcaico mondo simbolico e per incontrare la rete delle intelligenze del cosmo. Tuttavia, come rileva Notte nelle sue penetranti metafore, questo processo è contraddittorio: da una parte una cultura New Age, per certi versi pletorica, fa balenare che una nuova età dell’oro è dietro l’angolo, ma dall’altra sembra di udire alcune trombe dell’apocallisse; l’equilibrio cinetico del mondo tende ad arrivare a un punto critico a causa delle accelerazioni convergenti dei vettori dell’economia globalizzata, della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico e quindi a prefigurare un'implosione.

Tutto ciò non può che aumentare l’inquietudine umana, specialmente nel momento in cui la nostra specie si affaccia allo spazio cosmico, inteso anche in senso lato come micro macro cosmo cibernetico, purgato dalla presenza della divinità.

Nell’ultimo capitolo l’autore sottolinea che l’anima di questa trasmutazione concettuale verso la "razza stellare" è la figura femminile come aggalla ad esempio nella science-fiction cinematografica e letteraria. In altre parole questa stessa anima consiste nella capacità di unire paradossalmente i profondi impulsi naturali con il pragmatismo delle logiche informazionali; notazione che trova conferma nel grande numero di donne artiste attivo nell’ambito dell’arte dei nuovi media: da Ulrike Gabriel a Seiko Minami, da Chaterine Ikam a Jill Scott.

A questo punto vorrei introdurre il discorso sull’arte e sulla creatività, che certo a molti lettori interesserà rintracciare nel percorso del libro.

Notte si chiede qual è il destino dell’arte e degli artisti del futuro che si prepara e propone delle risposte che sconcerteranno non poco i cultati dell'arte contemporanea; ma la sostanza che mette in evidenza è il risultato di un processo avviato da talune avanguardie storiche del ’900, cioè la trasformazione della natura dell’atto artistico da prefigurazione visionaria solipsistica a transfert comunicazionale.

L’autore ci dice che: "Tutta la bellezza e tutta l’arte saranno dunque patrimonio della comunicazione on line" e con questa asserzione evidenzia un mutamento deI senso delIa produzione artistica che è già nei fatti odierni, anche quando gli artisti usano un medium tradizionale come il video, o come l’installazione o la performance. Siamo ormai lontani dalle profezie marinettiane e futuriste, con il loro acerbo sperimentalismo estetico. Oggi anche I’oggetto artistico, dopo aver perso la sua aura, funziona da mero file informazionale all’interno di interrelazioni contingenti perchè è mutata la condizione del soggetto, nel senso che è caduta la sua emblematica autosufficienza, soppiantata da un’equivalenza declinata nel divenire.

L’atto artistico si spoglia dunque dell’armatura simbolica dell’opera e si attua come interazione intersoggettiva, secondo iI flusso covariante non diverso dalla funzione d’onda percettore-percepito della quale Notte argomenta a proposito della cultura tecnomediatica. Ciò che l’attuale arte dei nuovi media va facendo può in definitiva essere visto come la ricomposizione del cerchio dell’inconscio collettivo, rotto, agli albori del neolitico, dal formarsi della coscienza individuale.

La differenza sta nel fatto che l’autocoscienza è ormai acquisita e il rapporto di ciascuno con la propria zona d’ombra interiore è imprescindibile.

Non si tratta solo del vitale ed evolutivo scarto del sentimento singolare, ma anche della consapevolezza della frattalità e della "coazione a ripetere" insite in ciascuno di noi; consapevolezza che anche la progenie stellare dovrà saper mantenere nel suo futuribile grande viaggio.

Piero Gilardi

Riccardo Notte - La razza stellare  - Edizioni Seam -  lire 28.000