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L’ultimo
libro di Perniola(prof. di Estetica all’Un. Di Roma) è incentrato
anch’esso sulle problematiche dell’arte e della letteratura
contemporanee. Già lo stesso titolo tradisce il richiamo ad un testo di
rottura del moderno di Nietzsche Il
viandante e la sua ombra, ultimo
aforisma della seconda parte di Umano,
troppo umano. L’arte contemporanea è cioè accompagnata dalle catene
della sua negazione; l’arte infatti
dalla metà dell’Ottocento si presenta come trasgressione,
che oggi si mostra sempre più mistificante , perché appoggiata
dalle istituzioni,per motivi commerciali. Questa è l’ombra che lascia
dietro di sè l’arte di oggi, e che finisce col divenire la sua
catena. Ora Perniola partendo dal concetto di aura di
Benjamin ( e cioè la sua unicità o hic
et nunc) dimostra che essa non
è scomparsa come prevedeva il tedesco, ma si è modificata,
rafforzandosi nell’autorialità
(l’autore trasforma ogni oggetto in arte).
L’uscita di sicurezza da
questa ombra, proposta dal Perniola,
si basa quindi su un altro
contributo teorico di Benjamin , ovvero il il terzo regime dell’arte e dell’esperienza estetica, la
reificazione, definito dello stesso B. “Il
sex appeal dell’inorganico”.
L’arte contemporanea è difatti mescolanza
di astrazione e materialità , in cui l’artista, ad es. concettuale,
parte da un idea di cui l’operazione artistica, o meglio l’opera, è
un residuo, un qualcosa di inferiore o parassitario sul piano artistico,
in modo da diventare un feticcio, oggetto di condanna estetica e morale. Tuttavia in questo modo
scompare ogni rischio di realismo ingenuo, creandosi lo spazio
per una visione del sè e
del mondo dall’esterno, in modo quasi psicotico, sentendosi il
soggetto dal punto di vista esterno di
ogni cosa, addirittura nello splatter o nell’abiezione, che
riporterebbe ad un nuovo tipo di spiritualismo. Così in Andy Wharol si
ha la sospensione della dimensione affettiva attraverso un
supercapitalismo anticapitalistico e neo-primitivo alla Basquiat(
l’amico con cui W. fece delle opere). Mi pare che però sfugga a
Perniola in questa descrizione del postmoderno l’inevitabilità di una
situazione oggettiva di mescolanza di livelli estetici, di
superficializzazione estrema, di parodia bianca che coinvolge ormai
tutta l’arte contemporanea(il realismo alla Brest Ellis p.es).
Sembra insomma che il Nostro
dia un giudizio moralistico del postmoderno e del reale estetico
contemporaneo, sicché propone una soluzione di difesa , che però non
sia malinconica,
ovvero attaccamento al passato in modo nihilistico. La sua soluzione è l’arte come cripta. Si tratta cioè della rielaborazione del
lutto non più come quello di un’assenza, ma attraverso il godimento.
La cripta sarà un resto, come realtà psichica; in tale propettiva il
compito del filosofo-artista sarà quello di guardiano di tombe, dove,
come dicono Abraham e Torok,“egli se ne sta lì piantato a
sorvegliare.. e acconsente a introdurvi curiosi ..per riservare loro
false piste o false tombe. Coloro invece che hanno diritto alla visita
saranno oggetto di manovre e manipolazioni varie”. Si tratta di una
soluzione di compromesso- ci informa il filosofo- proposta da Deridda in
cui si ama senza uccidere e si uccide per non amare.
Ma forse questa operazione di resistenza così intellettualistica
impedirebbe all’artista(non filosofo) di oggi di vivere il suo tempo e
fare arte o letteratura. Nicola Ciampitti Mario
PERNIOLA- L’arte e la sua ombra |