Mario PERNIOLA
- L’arte e la sua ombra-

 

L’ultimo libro di Perniola(prof. di Estetica all’Un. Di Roma) è incentrato anch’esso sulle problematiche dell’arte e della letteratura contemporanee. Già lo stesso titolo tradisce il richiamo ad un testo di rottura del moderno di Nietzsche  Il viandante e la sua ombra,  ultimo aforisma della seconda parte di Umano, troppo umano. L’arte contemporanea è cioè accompagnata dalle catene della sua negazione; l’arte infatti  dalla metà dell’Ottocento si presenta come trasgressione,  che oggi si mostra sempre più mistificante , perché appoggiata dalle istituzioni,per motivi commerciali. Questa è l’ombra che lascia dietro di sè l’arte di oggi, e che finisce col divenire la sua catena. Ora Perniola partendo dal concetto di aura  di  Benjamin ( e cioè la sua unicità o hic et nunc) dimostra che essa  non è scomparsa come prevedeva il tedesco, ma si è modificata, rafforzandosi nell’autorialità (l’autore trasforma ogni oggetto in arte). L’uscita di sicurezza  da questa  ombra, proposta dal  Perniola, si basa  quindi su un altro contributo teorico di Benjamin , ovvero il il terzo regime dell’arte e dell’esperienza estetica, la reificazione, definito dello stesso B. “Il sex appeal  dell’inorganico”. L’arte contemporanea è difatti  mescolanza di astrazione e materialità , in cui l’artista, ad es. concettuale, parte da un idea di cui l’operazione artistica, o meglio l’opera, è un residuo, un qualcosa di inferiore o parassitario sul piano artistico, in modo da diventare un feticcio,  oggetto di condanna estetica e morale. Tuttavia in questo modo  scompare ogni rischio di realismo ingenuo, creandosi lo spazio per una visione  del sè e del mondo dall’esterno, in modo quasi psicotico, sentendosi il soggetto dal punto di vista esterno di  ogni cosa, addirittura nello splatter o nell’abiezione, che riporterebbe ad un nuovo tipo di spiritualismo. Così in Andy Wharol si ha la sospensione della dimensione affettiva attraverso un supercapitalismo anticapitalistico e neo-primitivo alla Basquiat( l’amico con cui W. fece delle opere). Mi pare che però sfugga a Perniola in questa descrizione del postmoderno l’inevitabilità di una situazione oggettiva di mescolanza di livelli estetici, di superficializzazione estrema, di parodia bianca che coinvolge ormai tutta l’arte contemporanea(il realismo alla Brest Ellis p.es).  Sembra insomma che il Nostro  dia un giudizio moralistico del postmoderno e del reale estetico contemporaneo, sicché propone una soluzione di difesa , che però non sia  malinconica, ovvero attaccamento al passato in modo nihilistico. La sua soluzione è l’arte come cripta. Si tratta cioè della rielaborazione del lutto non più come quello di un’assenza, ma attraverso il godimento. La cripta sarà un  resto, come realtà psichica; in tale propettiva il compito del filosofo-artista sarà quello di guardiano di tombe, dove, come dicono Abraham e Torok,“egli se ne sta lì piantato a sorvegliare.. e acconsente a introdurvi curiosi ..per riservare loro false piste o false tombe. Coloro invece che hanno diritto alla visita saranno oggetto di manovre e manipolazioni varie”. Si tratta di una soluzione di compromesso- ci informa il filosofo- proposta da Deridda in cui si ama senza uccidere e si uccide per non amare.  Ma forse questa operazione di resistenza così intellettualistica impedirebbe all’artista(non filosofo) di oggi di vivere il suo tempo e fare arte o letteratura.

                                                                               Nicola Ciampitti 

Mario PERNIOLA- L’arte e la sua ombra
-Einaudi- pagg.116 -Euro 13