LA DIMENTICATA LETTERATURA DEGLI ANNI 70 Lerrore di prospettiva è semplice: qualcuno ha cliccato PRINT, e ha copiato la sensazione di fondo, che avevano gli autori degli anni 80, e cioè che si iniziasse da zero con Boccalone, Radio Alice, il primo Piersanti, Tondelli, De Carlo, Del Giudice e i vari autori di tendenza generazionale. Era il nuovo che avanzava,e che, superata la "tradizione", si inebriava di fredda allegria giorno per giorno negli anni del post-fordismo. Ma leconomia era cambiata già prima dopo il boom economico del 58, e poi a fine anni 60 in coincidenza con il 68 politico, quando leconomia cominciò a diventare cognitiva nella sua organizzazione, e a produrre merci semeiotiche, e iniziò proprio sotto la spinta del 68(v. M. Perniola -La società dei simulacri) la culturalizzazione e derealizzazione del reale, la società dei simulacri. Ora la letteratura degli anni 80, imitatori e non della letteratura minimalista o generazionale americana (Kerouac, B.Ellis), si formava sulla televisione, i videogiochi, i videoclips, il computer, o sui film di Hollywood, che sono la dominate culturale del tardo-capitalismo. Ma se a fine anni 60 quella società e quella economia non fossero cambiate, se il costume, i vari happening, sit-in ecc. non fossero nati, se non si fosse formata la civiltà dellimmagine e del creativo, se non fosse ritornato alla ribalta il soggetto, gli autori degli anni 80 non avrebbero trovati i temi, così "freschi", di cui scrivevano con tanta euforia. Ma il problema non è questo: non si tratta di giustificare gli anni 70 alla luce degli 80. Si tratta solo di essere "storicisti sempre", come diceva Jameson allapertura del suo Inconscio politico, e cioè di tentare di interpretare con gli strumenti della filologia gli ultimi 30 anni e il postmoderno, partendo da quella rottura del 68-70, laddove troveremo le radici delloggi. Ecco dunque i nomi degli autori di quegli anni: A. Rosselli, D. Bellezza e il suo epigono a. Veneziani, G. Manacorda, R. Paris, F. Cordelli, M.Cucchi, N. Orengo, V. Cerami, V. Zeichen. Iconografia(74),
poesie di G.Manacorda, nellapparente descrizione di paesaggi astratti e infuocati
ripropone continuamente il soggetto, che in essi si sparge e quasi si frammenta in uno
sguardo partecipe a "scompigliare i desideri", o in cui ricompare il
"cuore" o il tu, che sottindende un io autoriflesso. Anche in Tracce
-come dice F.Cordelli- nella " quasi totale afasia ritmica del testo ...il soggetto
vi appare attraversato e sbriciolato come un cuscino di piume,...", e la verità si
ritrova appunto in quelle tracce lacaniane intese come dislocazione: In maniera più esasperata, ma nel contempo più equilibrata, questa situazione si ritrova in D. Bellezza, che scaraventa nella poesia italiana la ribellione anarchica della vicenda personale, affatto refrattaria ad ogni ideologia, tra la notte e il sonno. La verità sembra pertanto riversarsi nellinconscio, nellaltro io autentico, che "ignora il corso della Storia". E Bellezza anticipa con questo ribellismo, quello di A. Veneziani, ma ora più carico del senso di vanità del vivere, come quando afferma che: "Per questa mia generazione/ morta in silenzio /non è facile voltare pagina." Miramare (75) romanzodi N. Orengo sembra sfiorare con melanconia il senso della perdita del tempo: "il sentimento del tempo distrutto"(come dice altrove in versi ), vissuto come fatto privato, personale, quasi crepuscolare alla fine del moderno,ed espresso attraverso la ribellione di un adolescente nei confronti di un suo maestro-padrone. V. Zeichen in Area di rigore introduce nella poesia un io, che si oggettivizza (lo stesso fenomeno si riscontrerà- mutatis mutandis- in De Carlo) come in Omar ,dove "il mondo è aereo" leggero, e che insegue per analogie e paradossi arguti uno sviluppo di pensiero ironico e lieve, quasi una allegria astratta o fredda indifferenza, che si manifesta nelle situazioni più strane come quella dello zip della chiusura lampo(in altro testo). G. Conte ,invece, consapevole dellimpossibilità di una creazione moderna del mito, è stato in grado di ricollegare quelli storici, come riuso e immersione di immagini-accensioni, dove ciò che vince è ancora la poesia, come canto soggettivo, in cui linconscio possa sconfiggere la storia. Nella poesia di M. Cucchi il soggetto protagonista dellio in Il disperso non ha identità precisa, ha sempre alternative, poiché "perdeva memoria", si frantumava , in una narrativa poetica di ascendenza "lombarda", nelloggetto e nel soggetto, senza riuscire a ricomporsi. Siamo di certo non lontani dalla frantunazione del sé postmoderna, seppur qui è vissuta nei modi certi e fondativi dellio come stile. Un borghese piccolo piccolo , romanzo di V. Cerami, nellapparente semplicità espressiva, nasconde come unombra, unincertezza neocrepuscolare e bozzettistica,sicché la "realtà è ridotta a favola", pur nella grigia italietta degli anni 70, quasi anticipando limmaginario filmico e truce dellultimo romanzo italiano. Puri spiriti di F. Cordelli è invece metaromanzo autodiegetico ed extradiegetico allo stesso tempo, che situa il prima e il dopo da diverse angolazioni, dissolvendo lo spazio e il tempo, lio e le sue personalità, in un gioco che non è puramente intellettualistico, ma esperessione di una mancata ricomposizione dellessere.
Ci sembra di poter concludere che questi autori, seppur legati in vario modo al tardo- moderno, contestando il vuoto concettualistico della neoavanguardia, hanno ricostruito attraverso la ripresa del soggetto una letteratura, interpretando la società di allora e i suoi umori più inconsci, e talora più estremi come il movimentismo, ed hanno nel contempo anticipato elementi del postmoderno: dalla divisione o frammentazione del sé, alla negazione,o meglio diniego, della storia e dellideologia, al citazionismo, al metaromanzo soggettivo, alloggettivazione del soggetto, alla riduzione a tracce dellio, al rifiuto dellidea di progresso indefinitio, alla visione della generazione come opposizione unica, talora allindedicibilità. E quindi opportuno tornare a studiarli, per incominciare a storicizzare la letteratura che dal 70 giunge alla fine di questo millennio. Insomma quella "coscienza"( di F. La Porta), proprio prima di alleggerirsi completamente, subisce una iniziale perdita, che non è certo quella della riduzione a corpo o a metastoria. Nicola Ciampitti |