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Quest’ampio volume di Procacci è la sintesi di un lavoro decennale di accurata ricerca critica dei fatti più recenti. Storia evenemenziale, ma fino ad un certo punto, poiché l’attenzione è sempre rivolta alle cause dei fatti storici, alla loro portata e significato. Il testo inizia con il 1914 non perché Procacci creda al "secolo breve", ma perché intende che con quell’anno si chiude tutto un periodo di storia concertata sull’equilibrio dettato dalle potenze europee. Novità di rilievo è l’attenzione prestata non più solo al Commenwelth e all’Europa occidentale e sovietica, ma anche al mondo cinese e mussulmano, Persia inclusa, indiano e all’area del Pacifico, scelte queste che non ci sembrano tanto scontate. Molto interessante anche il rilievo dato alla Grande Depressione e il taglio che ne viene dato nelle ripercussioni politiche mondiali. Forse un po’ in ombra resta l’Italia e la politica del PCI. A circa metà libro inizia la storia più recente con la guerra fredda seguita da "alti e bassi della distensione". Opportuna ci pare l’analogia stabilita dall’autore tra l’annus mirabilis del 1968 e il 1848: "Come ‘la primavera dei popoli’ anche il 1968 evoca l’immagine di una stagione di intensità di sentimenti, di generosità, di entusiasmo al limite dell’ingenuità" La stagione del sessantotto non fu quella di un movimento politico, ma prepolitico. "Essa fu qualcosa di più, un Erlebnis collettivo e liberatorio, che operava nel profondo delle coscienze e della società. "Sul profilo politico fu un fallimento ma il segno che essa impresse nella società e negli stessi rapporti interpersonali è rimasto e costituisce parte integrante del costume e del patrimonio intellettuale e morale della società in cui viviamo." Le ultime centocinquanta pagine del libro si soffermano poi sui paesi in via di sviluppo e sulla distensione tra Usa e Urss. Nell’analisi dei paesi del socialismo reale Procacci individua l’incapacità politica degli uomini al potere dell’Urss, quale Breznev, di capire che già dagli anni’70 soffiava un vento di cambiamento, assecondando il quale con grosse riforme si sarebbe potuto salvare il socialismo. Ma ciò non accadde e si giunse alla perestrojka e al suo fallimento. Dopo questo ampio e significativo affresco di un secolo lo storico chiude il libro col grande interrogativo su quale governo dei popoli(di cui parlava Einstein) potrà mai esservi e se esso non resterà solo un’utopia; ma "a questi interrogativi lo storico non ha risposta" Nicola Ciampitti
GIULIANO PROCACCI- Storia del XX Secolo- Bruno Mondadori- pagg. 598. £60.000 |