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Rileggere questo libro di un altissimo filologo,da non molto compianto, a quasi vent’anni di distanza dalla prima edizione (del’74) lascia col fiato sospeso, soprattutto per la passione sconvolgente che trascina il lettore di pagina in pagina. Si tratta difatti di un libro a metà tra il saggio di pedante filologia e il pamphlet che critica con equilibrata intelligenza un noto testo di Freud - Psicopatologia della vita quotidiana, e più esattamente il concetto di lapsus. In realtà la spiegazione di questa “nevrosi” è spesso interpretata da Freud con forzature, che respingono ogni formulazione di psicologia superficiale, o puramente filologica(tra l’altro Freud stesso porta come primo esempio di lapsus quello accaduto ad un suo interlocutore su un difficile verso in latino di Virgilio!!). In altri termini secondo Timpanaro una dimenticanza è dovuta sovente a fenomeni di banalizzazione, di lectio facilior e da tutte quelle motivazioni ben note anche al più semplice professore di latino e greco e di materie letterarie, che trova l’evidenza di una dimenticanza non necessariamente deducibile dall’inconscio.Il libro non è solo interessante, perché si snoda attraverso testi freudiani , ma anche per il continuo intervento dell’autore alla ricerca di una verità scientifica della psicologia che sia materialistica, e fondata marxisticamente. Certo nel 2002 ciò può sembrare antidiuluviano. Ma più si va avanti nella lettura, ricca di citazioni da autori con cui il N. concorda e non, e tra i primi quelle popperiane anche talora contestate, e la psicologia di Seve , e dopo: gli studi degli evoluzionisti , l’etologia, la cultura mitteleuropea, le distinzioni tra la cultura austriaca e tedesca, l’humus in cui visse, Freud e il suo ambiente, il suo nido e vita quotidiana ecc…, più ci si stupisce come Timpanaro sia stato in grado di portare il lettore per mano e senza alcuna difficoltà tra problematiche e autori pur complessi. La capacità e forse anche lo schematismo, ma direi chiarezza, dell’autore davvero sono di buono auspicio a questa ristampa e ai suoi, si spera numerosi e intelligenti, lettori. Infine vogliamo concludere che Timpanaro, la cui stima per Freud era altissima, pur nelle debite contestazioni, finisce col mettere in evidenza come i lapsus-gaffe (così chiama il lapsus freudiano) sono ben pochi e non sempre hanno a che fare con rimozioni, ma anche con la sofferenza biologica o con problemi di classe. Attraverso questo breve libro il giovane lettore potrebbe ad es. ricostruire il pensiero di Musatti, come leggere Freud, Jung, Lacan con il dovuto spirito critico (traendo il miele dall’aceto-per così dire) e rileggere un periodo, quello degli anni ‘70, fecondo di discussioni teoriche che potrebbero ancora appassionare. NICOLA CIAMPITTI Sebastiano Timpanaro |