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Liu
Ren
Lu Yuwei
LA
GIOVANE ARTE CINESE APPRODA A NAPOLI
6 marzo - 3 aprile 2010
Inaugurazione sabato 6 marzo ore
19,00

Liu Ren, 2007, "ragile red squares ", tecnica
mista su tela 80x80 cm
Lu Yuwei,
2007, "windows 17", acrilico su tela 135x115 cm
Nell’arte
occidentale, da Fautrier a Tapies, da Burri a Kiefer, la crepa
è segno di una ferita non rimarginata, di un decadimento
materiale e spirituale che tende alla morte. Invece nelle
raffinate e meticolose pitture di Liu Ren, classe 1980, il
guscio d’uovo rotto è metafora della vita che si perpetua,
attraverso un processo naturale che non solo preserva l’eredità
del passato, ma è in grado di acquisire i risultati
dell’evoluzione e di consegnarli alle future generazioni. La
reiterazione dell’immagine del guscio rotto, però, è un
segno della globalizzazione che oppone la serialità
all’individualità, la meccanica riproduzione del modello
all’esito imprevedibile di una ricerca creativa. Sono queste
le riflessioni indotte da Fragile
Red Squares, una tela raffigurante decine di scatole
sovrapposte, contenenti gusci d’uovo rotto. Il non perfetto
allineamento delle scatole, quale appare da un’osservazione
ravvicinata, denuncia tuttavia l’impossibilità di ridurre il
molteplice all’unità, a causa della diversità genetica che
è connaturata ad ogni essere vivente e che lo rende unico,
esclusivo, irripetibile.
Oltre
alle qualità pittoriche, Liu Ren è dotato di profonde
conoscenze sulla chimica dei colori, che realizza manualmente
mescolando materie naturali e leganti di origine animale, come
usavano gli artisti europei fino al XIX secolo.
Invece
le sobrie composizioni di Lu Yuwei, classe 1977, presentano
delle figure austere e malinconiche, inquadrate da una cornice
prospettica che fa da cerniera tra lo spazio reale e quello
dipinto. L’artificio prospettico, talvolta ripetuto sul fondo
della scena, permette di includere il fruitore nella
rappresentazione pittorica, ovvero di proiettare i personaggi
dipinti nel mondo reale e concreto. Questi personaggi dallo
sguardo assente, perso nel vuoto, sono icone del contemporaneo
in recita solitaria, incapaci di condividere i propri sentimenti
e le proprie angosce. Intorno ad essi c’è soltanto il vuoto,
che provoca smarrimento e alienazione, senza alcuna possibilità
di fuga. Le stesse finestre che appaiono sul fondo non
inquadrano spazi aperti, ma ulteriori camere prospettiche, ove
l’uomo è condannato all’isolamento e all’incomunicabilità.
I suoi occhi sono l’espressione di uno sguardo centripeto che,
in assenza di un interlocutore e persino di un oggetto esterno
in cui proiettare i propri umori, volge dentro di sé alla
ricerca dell’Essere, della dimensione assoluta e trascendente
che costituisce il fondamento dell’uomo.
Marco di Mauro
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