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ANDREA DELLA ROSSA .al suo attivo una fase estesa e molto interessante di esplorazione simbolica, non tecnologica, del multiforme mondo della Computer Art. Non dunque una disgressione, ma una premessa indispensabile nel cui seno è maturato il suo più recente lavoro. Oltre dieci anni fa le tele di Andrea Della Rossa iniziano a popolarsi di forme evanescenti, sfumate. Possiamo riconoscere fra questi scenari figure mitiche o anche arcaiche tratte dallimmaginario rinascimentale: le bibliche rappresentazioni della Sistina, in particolare, ma articolate e riportate su tela grazie al collage e sfruttando la fotocopia (dunque, ancora una volta, uno strumento della riproducibilità). Può darsi che la scelta dei personaggi vagolanti in questo libero orizzonte dominato dai colori primari sia occasionale. Ma certamente non è occasionale la dimensione architettonica che emerge da queste scene; un certo qual gusto per il rovinismo sul quale tornerò oltre. Il tutto, visto attraverso la rappresentazione della "schermata", ovvero dellimmagine composta dai "pixel" e organizzata nelle algoritmiche complessità dei circuiti integrati. Si riconoscono i cursori, la gamma cromatica e quella dei grigi che è ancor oggi in uso sulla tavolozza elettronica, il mirino di un mouse. Soprattutto, esaminando in successione cronologica questi cimenti, si riconosce una progressiva messa a fuoco della scena sintetica, fino ai limiti della perdita di contatto con la "realtà" fenomenica, fin quasi ad un passo da quellimmersione di cui oggi si sente tanto parlare. Bisogna ricordare che lartista, il pittore, è anche un testimone della realtà circostante, un osservatore acuto che preconizza gli eventi. Non è davvero un caso se queste opere di Della Rossa adombrino certe atmosfere digitali create dal regista belga Raoul Servais nel suo recentissimo Taxandria. Ma Servais è appunto anche un pittore che vanta antiche collaborazioni con Renè Magritte, oltre che linventore di un singolare, futuristico sistema di trasferimento dellimmagine fotografica su fogli elaborati con le tecniche dei cartoons. Insomma, fin da quegli anni il mondo della sintetica iconicità premeva alle porte e alcuni artisti, con vari mezzi, ne interpretavano i primi vagiti . .Andrea Della Rossa parte al frammento (della tavola, della cornice, della rappresentazione stessa) e a un certo punto dipinge rovine offuscate dalla nebbia. E quando questa densa foschia virtuale si dilegua, quando insomma locchio dellartista individua una forma interiore certa, cosa incontra? Trova un frammentato muro cosmico che si estende allinfinito. Vengono in mente molti, moltissimi percorsi, anche se la grande matrice permane nellopera di Burri. Ma aggirando il ristretto ambito dellarte figurale noterei, ad esempio, che la rovina, il frammento, la maceria entrano di prepotenza negli scenari di moltissimi videogiochi, ossia nei programmi che sono stati definiti "realtà virtuali deboli" . .lultimo passaggio nellopera di Della Rossa che, è opportuno ricordarlo, è sempre un viaggio allinterno di uno spazio-tempo "altro". Torna in essere uniconografia tradizionalmente racchiusa fra i limiti della cornice sol perché la cornice di riferimento che esplicitamente divideva questo spazio da quello esterno, comune, "reale", è stata lasciata alle spalle. Non compare, semplicemente, perché non possediamo occhi che vedono da tergo. Così, alcuni paesaggi che impropriamente farebbero pensare a certo naturalismo astratteggiante in uso un trentennio fa e oltre, ad uno sguardo attento manifestano tutto il loro intrinseco antinaturalismo, la loro artificialità. Più vicino a Gilardi che a Morlotti, dunque, anche se in queste recenti opere di Della Rossa la concessione al dettaglio risulta minima, mentre è del tutto assente linvasione della terza dimensione. Altrove Della Rossa abbandona completamente la forma riconoscibile ed entra nel territorio dellinfinitamente piccolo o dellinfinitamente grande. Non in veste di osservatore, ma di creatore. Distinzione fondamentale, senza la quale si tornerebbe a discutere su alcuni noti esiti degli anni 50. Sono griglie stese su un indifferenziato mare denergia allo stato puro: i primi vagiti della forma. Ma, ancora una volta, sono espressioni di una sensibilità educatasi alla nuova scuola dellimmaginazione incalzata dai mondi sintetici; mondi dotati di bassa definizione contestuale. Ecco riaffiorare il tema della riconfigurazione sensoriale che prefigura lavvento di una nuova accezione del concetto di "immagine". E di fine della "mimesis". Questo termine, infatti, comè noto, indica nel contempo lattitudine allimitazione, alla copia e la possibilità dellhussarliano occultamento, del nascondimento. Dunque visibilità e imperscrutabilità in una sola "sostanza". Quale dei due sensi sia giunto al crepuscolo mi pare evidente. (Estratto dalla presentazione a catalogo della personale "Viaggio lungo e silenzioso") RICCARDO NOTTE ------------------------------- Frammenti d'esplosioni intergalattiche viaggiano sulla superficie delle tele di Andrea Della Rossa esposte alla Galleria ARTEXARTE. Agglomerati spaziali, fluttuanti, si massificano e si disperdono in assenza di gravità continuando un moto perpetuo e infinito. Le tracce di queste contraddizioni stellari si materializzano in piccole particelle segniche, quasi tessere di un antico mosaico primordiale, che si rincorrono come cellule impazzite cercando una connessione definitiva alla loro storia. Andrea Della Rossa riempie il suo immaginario di una pittura contraddistinta dalle caratteristiche fin qui espresse. Il dualismo ricorrente emerge in contrasto con i fondi colorati e avvolge le figurazioni quasi astratte prodotte dall'artista. L'informale è latente. Potremmo definire la pittura di Della Rossa a cavallo tra una necessità figurativa ancora evidente e una posizione astratta, insita nella natura della sua opera. Egli infatti tende ad inscrivere gli andamenti figurativi descritti, all'interno di demarcazioni geometriche ben specificate. Ogni "riquadro" si distacca dal fondo apparendo incompleto rispetto all'evidenza della materia pittorica. IL colore di sostegno è infatti avvolgente, accentuato da spatolate e pennellate di materia pittorica grassa. Questi, a loro volta, compongono una sorta di muta ragnatela di superficie in un intreccio costante tra sensibilità e percettività visiva. (Dalla rivista d'arte Segno n.154 marzo/aprile 1997) Simona Barucco -------------------------------- L'artista da oltre un decennio si interessa di computer art, ma nonostante questa diretta conoscenza rimane un pittore che usa gli strumenti tradizionale del mestiere, con incursioni nella sperimentazione di nuovi materiali industriali. Attraverso il computer, l'artista effettua una serie di zoomate, esplorando nel cosmo i residui di una catastrofe nucleare - pietre, macerie e rovine - che viaggiano per inerzia nello spazio infinito. (da "il Giornale di Napoli" 18/01/97) Enzo Battarra ------------------------------- Paralleli di pietra tra orizzonti pittorici ed elaborazioni eidomatiche nella produzione di Andrea Della Rossa. Andrea Della Rossa sintetizza un muro di pietre, tutte sagomate per regqere lincastro, in un ritagliato solco regolato nellinfinito. Il giovane artista partenopeo continua a connettere, prevalentemente, un modulo grafico-pittorico, ma di sapore plastico, in una campitura nera, non mancando, però, di utilizzare diverse cromie per ulteriori declinazioni dellassunto raggiunto. Gli ultimi lavori siglati (non distanti da quelli presentati alla personale nello spazio di "ARTExARTE", di cui ricordiamo, in particolare, "Zona calda", "Emerqenze", "Transitorietà", "Coordinate nello spazio", "Pietre di fuoco", "Avvicinamento", "Viaggio lungo e silenzioso", "Frammenti", Pietre di ghiaccio", "Concentrazione", "Collisione", "Correzione di rotta", "Esplorazioni" e "Spazio alterato") si offrono come estensioni di una cifra estetica consistente, pur suscettibile di cambiamenti, non certo repentini. Lautore è sempre proteso a rifinire le immagini anche grazie ai mezzi tecnologici avanzati che abitualmente frequenta. Nella definita associazione dellinserto concatenato, che ci fa ricordare, ad esempio, le mura poligonali di Arpino, patria di Cicerone, proiettato in una spazialità monocromatica, si staqlia una tematica radicale di sostanziale e sottile tenuta psicologica. Un flusso orizzontale racconta delluomo sospeso in un universo, senza principio, senza fine. Le tecniche miste su legno e su tela strutturate da Andrea Della Rossa manifestano la transitorietà delluomo nel "tempo", lemersione di un carattere umano in un contesto ancora non definito. La "sonda umana" occupa un frammento del destino cosmico. Fugace, sfida lo scenario ignoto. Una continuità segnica, estratto didentità del reticolo dell animo umano, riassume una civiltà intenzionata a radicarsi, a distinguersi, ad emergere dal sedimento sidereo reso da un fondo netto o da unevocata texture. (Napoli, 1998) Maurizio Vitiello -------------------------------- RETI E SEQUENZE
In questultimo quindicennio Andrea Della Rossa ha dato una svolta di implacabile rigore alla sua ricerca pittorica. Pertanto, si è come assorbito nel suo studio a interrogare, saggiare, inquisire le declinazioni cromatiche. E stato tanto poco presente sulla scena esteriore, quanto presente a sé stesso, ovvero ai suoi scandagli spietati delle nuove possibilità espressive conseguenti allo sconvolgimento delluniverso semiologico ed estetico per effetto della rivoluzione mass-mediologica del nostro tempo. E un aspetto questo che ha esaustivamente e intelligentemente analizzato e discusso Riccardo Notte in un saggio di prefazione al catalogo della mostra personale dellartista tenuta ad "ArteperArte" di Villaricca (18 gennaio-28 febbraio 1997). Le indagini pittoriche di Andrea Della Rossa continuano a svolgeresi sul filo di una tesa coerenza visiva nello scandaglio della modulazione della superficie in direzione di una nuova espressione. Su tale versante di ricerca, la superficie diventa il tavolo delle scommesse totali: ogni accadimento mette in giuoco reti di relazionalità complesse, vicine e lontane, allinterno delle quali scattano sinergie che escludono ogni altra evenemenzialità. Esse si accampano con affermazioni perentorie, senza ammissioni di altri racconti o di altre ipotesi se non i propri, cioè se non quelli che accadendo fanno leggere la storia à rebours. La contestazione è della legge di causa-effetto e della prospettiva en avant. Queste reti, infatti, rinviano a sé stesse come a microuniversi, che si pongono e costruiscono vicende soltanto sul fondamento delle circostanze e dei modi di porsi. Così, mentre inducono ottimistici suggerimenti per le probabilità di uninfinità di altri accadimenti paralleli e simultanei, a grappoli, escludono d'altra parte ogni altro discorso, se non quello fondato sul riscontro di quella circostanza e di quelle interrelazioni. E' un mondo, dunque, questo di Della Rossa che esclude la storia? che certifica la fine della storia? Le teorie della fine della storia da una parte veicolano, consapevolmente o meno, nuclei ideologici di accettazione e di consenso nei confronti delle egemonie al potere, dallaltra esprimono ritualità funebre per la "caduta delle aquile" di questo nostro tempo ossessionato dallidea della conclusione dei progetti forti. Della Rossa non è invischiato in queste concrezioni mentali. Egli piuttosto verifica con la sua attività che non c'è attività fuori di sè stessa e che ogni volta che essa si esprime genera una presenza che arricchisce e abbellisce il reale, ma non in rapporto a un contesto necessitante e cogente, piuttosto unicamente per i rapporti intrinseci tra le morfologie, tra morfologie e cromie, e tra tutto questo e lo spazio. Ogni accadimento, allora, inventa il suo tempo e crea lo spazio. Il tempo e lo spazio non esistono per un fondamento ontologico e secondo assialità di carattere cartesiano. Essi nascono e sono unicamente in rapporto allimplementazione fenomenologica. In tale interpretazione, essi possono essere tanti e molteplici, ma potrebbero anche non essere. Da artista, Della Rossa punta sul positivo delle probabilità geometriche e cromatiche. Rivendica, così, a sé facoltà di poiesi, di espressività e di intervento di liberazione delle sequenze a fare mondo, a costruire bellezza. Ogni sua opera è un accadimento irretito in una maglia di relazioni, di luci e di timbricità proprie, dove come valori contano lausterità, le associazioni fantastiche, il rifiuto delle tentazioni della moda e del successo. Napoli, 1999 Ugo Piscopo
His most recent works have resulted from a
series of symbolic - non technological - explorations of the multidimensional world of
Computer Art. While his choice of characters in an open environment dominated by primarycolors may have been casual, the architectural dimensions presented in these scenes are not. All of this is being seen through images composed by "pixel" and organized in accordance with the complexities of the integrated circuit. One can easily recognize cursors, the array of electronic colors and the click of a mouse. Most of all, one recognizes almost in cronological order a progressive movement towards a synthetic scene up to the point of a loss of contact with "reality", a phenomenon close to the immersion so often talked about today. It is important to remember that the artist is also a witness to the realities that surround him as well as an abstute observer who can predict events. Hence, it is not by chance that Della Rossa's works present "digital" environments created by the Belgian director Raoul Servais in his very recent "Taxandria". In fact, Servais is also a painter who has collaborated with Rene' Magritte as well as the inventor of a unique and futuristic method of transferring photo images on paper utilizing the techniques associated with cartoons. Andrea Della Rossa begins with an extract from a representation which is then enveloped in fog; as this virtual fog expands and the artist has identified a certain interior form it also finds a cosmic wall without limits. Many journeys come to mind, especially those linked with Burri's work. Beyond the restricted world of figurative art, one notices a connection with video games and programs otherwise defined as 'weak virtual reality". It is also important to note that the last portion in this journey viewing a Della Rossa work is also a voyage inside "another" time-space, delimited only by the frame surrounding the art work. As a result, what might be considered an abstract naturalism in vogue some thirty years back is in fact an anti-nature and artificial presentation to the keen observer. Therefore, Della Rossa is closer to Gilardi than to Morlotti, even though in his most recent works details are minimal and the third dimension is totally absent. Elsewhere, Della Rossa abandons recognizable forms completely, focusing his attention on very large and very small objects as creator and not as observer; this is a key distinction which otherwise might lead to a re-opening of important critiques dating from the 1950s. The grids are presented on a uniform sea of pure energy; the first expression of his style. But again, these are expressions of a sensibility learned at the new school of imagination, one characterized by low contestual definitions. Here is the re-emergence of the sensor riconfiguration theme which in turn presages the advent of a new definition of the "image" concept and the end of "mimesis" a term which symbolizes an aptitude towards imitation, copying and the possibility of the occult and of concealment. Therefore, visibility and inscrutability in one "substance". It is obvious which of the two senses comes to the fore. (Abstract from the presentation of Andrea Della Rossa's personal exhibit "Long and Silent Voyage") RICCARDO NOTTE --------------------------------
Fragments of intergalactic explosions travel on the surface of Andrea Della Rossa's canvases at the ARTEXARTE Gallery. In the absence of gravity, floating space agglomerations become massified and then disperse in their perpetual and infinite journey. Traces of these stellar contradictions materialize in the form of small particles, signifying an ancient and primordial mosaic, chasing each other like cells gone mad in search of a definite connection with their past. Andrea Della Rossa's paintings and his imagination reflect these characteristics. This recurring dualism emerges in contrast with the color backgrounds and embraces the quasi abstract figures produced by the artist. Informality is latent. One could define Della Rossa's work as a cross between an abstract position and still recognizable forms imbedded in his paintings. Indeed, these forms are clearly defined inside clearly specified geometric areas. Each object is detached from the background, appearing incomplete. The sustaining color is all encompassing, accentuated by heavy strokes of paint which form a surface web intertwined between sensibility and visual perception. (From the art magazine Segno n.154 March/April 1997) Simona Barucco -------------------------------- The artist has specialized in computer art during the past decade; still, he remains a painter that utilizes the traditional methods of his trade, while experimenting with new industrial materials. Through the computer, Della Rossa effects a series of zooms, exploring the residues of nuclear catastrophe - stones, rubble, ruins - traveling in the cosmos propelled by inertia. (From the Naples daily "il Giornale di Napoli" 1/18/97) Enzo Battarra -------------------------------- Andrea Della Rossa's work is characterized by stone parallels between painting horizons and computer forms. He synthesizes a wall of stones, neatly interlocked and poised towards the infinite. The young Neapolitan artist specializes in a graphic-pictorial module, tending to plastic but with a wide array of colors to intensify his objectives. His latest signed works (which follow closely those presented at his personal exhibit "ARTEXARTE" including - Zona Calda, Emergenze, Transitorieta', Coordinate nello Spazio, Pitre di Fuoco, Avvicinamento, Viaggio Lungo e Silenzioso, Frammenti, Pietre di Ghiaccio, Concentrazione, Collisione, Correzione di Rotta, Esplorazione, Spazio Alterato) are extensions of a consistent trend, even if one that is capable of susceptible but not sudden change. Della Rossa refines his images utilizing technically advanced methods. His chains of stones remind us of Arpino's poligonal walls - the home Cicero - projected in monochromatic space. The horizontal flux symbolizes man suspended in the universe, without beginning and end. Della Rossa's mixed techniques on wood and canvas symbolize mankind's transitory status over time as well as the emergence of the human character in yet to be defined context. Humans occupy a fragment of cosmic destiny, defying the unknown scenery. (Napoli, 1998) Maurizio Vitiello |