Biografia  

1913
Il 4 maggio, Pericle Fazzini nasce a Grottammare, cittadina sul litorale adria­tico in provincia di Ascoli Piceno. Qui, fin dagli anni dell’infanzia, ha modo di conoscere l’artigianato locale, specialmente quello del legno: infatti il padre, Vittorio, abile intagliatore ed ebanista, dedito alla scultura nel tempo libero, è proprietario di una grande falegnameria e avvia tutti i figli all’attività di famiglia. Il piccolo Pericle inizia così, ancora ragazzo, a lavorare il legno, dimostrandosi particolarmente capace nell’intagliare le cornici con rilievi decorativi. Lo zio, Leopoldo Alessandrini, crede subito nelle qualità del nipote e, grazie anche all’aiuto del poeta Mario Rivosecchi, in quegli anni insegnante al liceo artistico di Roma, ottiene da Vittorio Fazzini l’approvazione affinché Pericle si possa recare nella capitale, centro allora molto ricco di iniziative artistiche.
 

1929
A giugno, a soli sedici anni, Fazzini, giunge per la prima volta a Roma; purtroppo però l’esperienza non si rivela così fruttuosa come si era sperato, probabilmente per il periodo dell’anno non molto favorevole a stabilire contatti utili e duraturi: ormai, con l’arrivo delle vacanze estive la città tende a svuotarsi e non è facile trovare artisti disposti ad accogliere il giovane ragazzo nel proprio studio. Questi perciò, deluso, si vede costretto a tornare a casa per trascorrere l’estate e continuare a disegnare in solitudine. Risalgono a questo periodo le sue prime opere conosciute: un paio di ritratti di Mario Rivosecchi, un Crocifisso in legno, scolpito per lo zio Leopoldo che, per contraccambiare, gli assicura un appoggio economico che gli consenta di trasferirsi a Roma; infine, da non dimenticare, un Autoritratto in gesso in cui l’artista si raffigura per intero, in atteggiamenti spavaldi e con tratti fortemente realistici (l’opera è andata purtroppo distrutta).
 

1930
Fazzini torna a Roma e, nonostante non abbia ancora diciotto anni, obbli­gatori per accedere alla Scuola libera del nudo, è ammesso ugualmente a fre­quentare le lezioni. Nei momenti di libertà dallo studio, si lascia affascinare dalle bellezze artistiche della città che visita in ogni angolo, cogliendo ovunque continui spunti per schizzi e bozzetti: in particolare modo lo colpiscono le sculture baroc­che, per la loro accentuata intensità emotiva, e sarà quest’aspirazione, ad espri­mere i sentimenti più profondi dell’umanità, a guidare tutta la sua opera.

Il lavoro intensificato gli offre l’opportunità di riflettere in modo più appro­fondito sul significato del suo “essere artista”, interrogandosi sul senso da dare alla sua scultura, ma allo stesso tempo maturandone le risposte: si tratta in sostanza di un periodo di transizione nel quale si alternano momenti di crisi al raggiungimento di mete agognate.

Condivide queste insicurezze con un amico, Alberto Ziveri, un artista che come lui è all’inizio dell’attività: i due disegnano spesso insieme, sia in semplici semi-interrati adibiti a studio, locali che sono riusciti a procurarsi tramite qualche amico, sia all’aperto, per le vie della città, o al Giardino Zoologico, dove possono ritrarre dal vero gli animali. Entrambi partecipano alla IV Triennale di Milano, collaborando insieme al progetto della Casa del poeta dell’architetto Luigi Moretti, Fazzini con una figura di poeta e Ziveri con due pannelli decorativi.

In questo periodo Fazzini esegue anche un nuovo Autoritratto, purtroppo disperso, molto espressivo, malgrado fosse rimasto allo stato d’abbozzo  

1931
Continua in Fazzini il desiderio di affermarsi, partecipa così a due concorsi, uno a Carrara per una statua e l’altro, del quale risulta vincitore, a Catania per il Monumento al Cardinale Dusmet, monumento questo che, secondo il concorso, deve essere composto da una statua e da quattro altorilievi rappresentanti scene della vita del Cardinale: Fazzini sceglie di raffigurare il cardinale mentre visita gli appestati. Pur vincendo il concorso, il progetto non verrà mai realizzato e rimane oggi custodito nel Palazzo degli Archivi di Catania.

Giunta l’estate, come d’abitudine in questo periodo dell’anno, lo scultore torna a Grottammare, dove ama trascorrere gran parte del tempo in compania dei suoi più cari amici. Qualcuno di questi posa per lui: nascono così alcuni dei più bei ritratti di Fazzini che, fin da giovane, mostra di concentrarsi più che nell’indagine fisionomica del personaggio ritratto, in quella psicologica è per lui carica di significati più veri e profondi (l’esempio migliore è certamente il Ritratto di Orazio Costa).

1932
Durante quest’anno Fazzini partecipa ad altri concorsi: quello per il Monumento al marinaio, quello per il Monumento alla vittoria fascista e quello a cui lui tiene di più, perché gli assicurerebbe una borsa di studio biennale e la disponibilità di uno studio presso la Villa Caffarelli sul Campidoglio, per il Pensionato artistico nazionale, bandito nel mese d’agosto. Fazzini riesce a vincere il concorso: il bassorilievo, raffigurante l’Uscita dall’arca e la Donna nella tempesta (quest’ultima una scultura a tuttotondo non richiesta dal bando del concorso) colpiscono la giuria, notoriamente molto severa nella scelta del candidato meritevole.
 

1933
Dal 3 al 21 gennaio Fazzini espone le sue opere, insieme a quelle per la mostra di Giuseppe Grassi, presso la Galleria Sabatello in via del Babuino, una galleria questa tra le poche a Roma intenta a favorire gli artisti che sono alle prime armi. I due amici, come dichiara lo stesso Dario Sabatello sono “giovani a tal punto che tra tutti e due non fanno nemmeno un secolo”; sembra che abbiano già le idee ben chiare, specialmente Fazzini che ormai può lavorare più serenamente, sapendo di non continuare a pesare economicamente sulla famiglia. Tra le sue opere esposte, oltre ad alcuni disegni, diversi ritratti tra cui quello di Leo Rivosecchi del 1930 e quello di Orazio Costa, realizzato l’anno precedente. L’esposizione riscuote un gran successo non solo tra il pubblico ma anche tra i critici. Successo che si ripete anche l’anno successivo, quando partecipa ad una mostra collettiva, presso il Circolo delle Arti, con Andreullo, Cucchiari e Ortona.

In questo periodo l’artista lavora a nuove sculture in legno che gli stanno particolarmente a cuore, non solo perché ora egli è più padrone del suo mezzo espressivo, ma soprattutto per il soggetto trattato: la donna — dal Ritratto di Valeria a quello di Anita n. 2, fino alla Figura che cammina, sorprendente per la stilizzazione delle forme che riconducono direttamente all’arte arcaica — sembra essere veramente il tema da lui preferito. Di uguale potenza espressiva risultano essere gli altorilievi, scolpiti in questo stesso anno, della Danza e della Tempesta. Oltre a Ziveri, ci sono altri amici che seguono Fazzini mentre è all’opera nel suo studio, tra questi Janni e Gerardi; tra i poeti, Ungaretti, che poserà nel 1936 per un ritratto, e Carta, che scriverà per l’amico scultore un opuscolo di poesie mai pubblicato, intitolato “Scultura e Amicizia”

1934
Tra il 4 e il 20 maggio Fazzini partecipa ad un’altra esposizione collettiva, ma questa volta a Parigi, alla Galerie Les Amis de l’Art Contemporain, grazie all’appoggio di Margherita Caetani, principessa di Bassiano, che aveva preso sotto la sua ala protettrice molti artisti della cerchia romana. Tramite la mostra parigina. Fazzini riesce a far finalmente conoscere le sue opere anche all’estero, riscontrando ampie approvazioni tra i critici francesi, tanto che il Musèe Jeu de Paume decide di comprare il Ritratto di Anita, mentre il Ritratto di Valeria diviene parte della collezione della principessa Caetani.

Tornato in Italia, Fazzini lavora insieme agli architetti Petrucci, Muratori e Tedeschi al progetto del Palazzo Littorio, ma di quest’esperienza ci rimangono solo pochi resti di un bassorilievo che rappresenta la Marcia su Roma.

1935
A febbraio si apre la Seconda Quadriennale d’Arte Nazionale, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, una manifestazione di grande importanza, specie se si considerano le personali che vi sono ospitate: quelle di Severini, De Chirico, Mafai, Pirandello, Martini, Marino, Messina e anche una retrospettiva su Scipione.

Fazzini, invitato personalmente dal presidente della Quadriennale Cipriano Efisio Oppo, prende parte all’esposizione presentando i suoi due ultimi altorilievi della Danza e della Tempesta, destando critiche molto favorevoli anche da parte dei più conservatori come Emilio Cecchi, che arriva persino a paragonarlo al Michelangelo dei Prigioni.

Nello stesso anno, a maggio, la Donna che cammina viene messa in mostra a Parigi, per una collettiva sull’arte italiana del XIX e XX secolo, tenutasi nel Musée Jeu de Paume, collettiva che sarà ripetuta a luglio a Londra, alla Wertheim Gallery. Sempre in luglio Fazzini espone alcune sue opere, tra cui la Danza, alla Mostra del Pensionato nazionale presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Infine lo scultore partecipa ad un concorso per un bassorilievo per il porto di Civitavecchia.

Alla fine di un anno così denso di avvenimenti importanti, di grandi soddisfazioni. arriva però la notizia inattesa che il Pensionato non conferma la borsa di studio per i prossimi due anni. L’amarezza di Fazzini è enorme, ora egli può contare solo sulle 10.000 lire vinte alla Quadriennale come premio aggiunto (il primo premio era infatti andato a Marino).  

1936
Fazzini si trasferisce allo studio di via Margutta, dove trascorre quasi tutto il suo tempo, lavorando senza sosta ma, a causa di alcune polemiche sorte con alcuni artisti, sempre più lontano dalle iniziative artistiche svolte nella capitale. Si va affermando in questo periodo una nuova galleria che raccoglie attorno a sé il gruppo dei giovani promettenti nell’ambito artistico romano. La galleria, della contessa Anna Pecci Blunt, detta della “Cometa”, ospita molte esposizioni di questi artisti emergenti; solo Fazzini non vi aderisce, se non una sola volta, in gennaio alla collettiva intitolata “Antologia del disegno a Roma”. Non mancano comunque altre occasioni per lo scultore che, a febbraio, espone alcune sue opere alla VI Mostra del Sindacato Belle Arti del Lazio e che, nello stesso mese. al “Premio San Remo”, presenta un bozzetto per un Monumento alla Regina Margherita.

Tuttavia ciò che impegna di più Fazzlnl quest’anno è, come abbiamo detto, non tanto l’attività pubblica quanto quella svolta in privato: è questo il caso del Ritratto di Ungaretti, eseguito contemporaneamente all’altro, dipinto da Anita futura moglie dell’artista, qualche tempo prima che il poeta lasci l’Italia alla volta del Brasile.

1937
Ad aprile, alla VII Mostra del Sindacato Belle Arti del Lazio, Fazzini espone un Ritratto del Duce. A maggio partecipa alla Mostra delle Colonie estive con l’opera Balilla armato. Infine tramite lo scultore Alberto Gerardi, ha l’opportunità di iniziare ad insegnare disegno al Museo artistico industriale di Roma.
 

1938
A giugno si inaugura la XXI Esposizione biennale internazionale di Venezia. Fazzini rimane colpito dal fatto che il Ritratto di Ungaretti abbia destato talmente tanto interesse da aver lasciato viceversa trascurato il gruppo intitolato Momenti di solitudine, opera quest’ultima alla quale egli si dimostra particolarmente legato perché frutto delle lunghe e sofferte riflessioni degli ultimi anni. I Momenti di solitudine appaiono nuovamente in mostra ad ottobre nella “Austellung der moderner italianischen kunst” a Berna.

Nel mese di novembre Fazzini interviene anche alla Mostra Nazionale del Minerale, esponendo un bassorilievo con Minatori: la manifestazione è uno dei tanti esempi di come il regime ricerchi nell’arte una funzione socio-culturale incentivando dunque i contatti tra architettura e arti decorative in genere adatte queste ultime a stabilire un contatto immediato con il pubblico; il tentativo però finirà per svanire nel nulla, perché privo di risultati effettivamente validi.

1939
Da febbraio a luglio si tiene a Roma la III Quadriennale d’Arte Nazionale e Fazzini prepara di nuovo, per quest’occasione, un bassorilievo, affrontando il tema del Passaggio del Mareb, un avvenimento della guerra d’Etiopia che egli tratta rifacendosi agli schemi narrativi dell’arte antica.

Sempre più intensa si mostra, intanto, l’attività di un gruppo di artisti milanesi, riunitisi attorno alla rivista “Corrente”, nata nel gennaio del 1938 con il nome “Vita giovanile”: i più operosi, tra cui Birolli, Valenti, Badodi, Migneco e Cassinari si auspicano un ritorno ad un’arte più autentica, più legata alla realtà storica di questo periodo. Dopo la loro prima mostra, nel mese di marzo al Palazzo Permanente, si inaugura un’altra esposizione, nel mese di dicembre presso la Galleria Grande: ad essa prendono parte anche alcuni esponenti dell’ambiente artistico romano, come Guttuso, Mafai, Franchina, Mirko, Afro, Pirandello e lo stesso Fazzini. Il programma che il gruppo si pone per l’anno seguente è molto vasto e prevede dodici mostre soltanto nella stessa galleria Grande; ma non sarà possibile realizzarlo perché il regime, diffidando degli eventuali sviluppi che potrebbero scaturirne (e che potrebbero dimostrarsi sfavorevoli alle intenzioni dello stato, in un momento politicamente già tanto delicato), decide la soppressione della rivista. Nonostante la drastica risoluzione gli artisti proseguiranno, con lo stesso entusiasmo ed anche senza l’appoggio della rivista, ad avanzare le loro proposte.  

1940
Lo slancio dell’iniziativa di “Corrente” ha ripercussioni sempre più significative in ambiente romano: nel gennaio di quest’anno infatti, nella XXXI Mostra della Galleria di Roma vengono esposte opere di Guttuso, Guzzi, Montanini, Tamburi, Ziveri e Fanini che, sono l’evidente testimonianza del desiderio di recupero di un realismo, inteso come attenzione alla realtà circostante, che anche gli artisti milanesi vanno propugnando: “Niente più realtà del sogno, — dichiara Guzzi nel catalogo dell’esposizione — ma sogno della realtà”. Le opere di Fazzini mostrate in quest’occasione sono quelle già viste alla Biennale di Venezia del 1938, ad eccezione del nuovo Ritratto di Sibilla Aleramo (eseguito nel 1939) e di alcuni disegni.

In questo stesso anno lo scultore realizza il Ritratto di Francesco Grandjac­quet e quello di Michele Gianbarba; inizia inoltre il famoso Ragazzo con i gab­biani che terminerà solo dopo la guerra: giunta l’estate, l’artista è infatti chiamato alle armi; aveva sposato poco prima, in giugno, Anita Buy.  

1941 -42
Fazzini si trasferisce a Zara. Qui ha occasione di conoscere il governatore della Dalmazia, Giuseppe Bastianini: questi gli dimostra subito grande stima acquistando l’altorilievo della Tempesta e chiedendogli di realizzare un bassori­lievo per il centro studi di Zara, quest’ultima commissione non sarà tuttavia portata a compimento. Con l’appoggio del governatore, lo scultore può continuare a dedicarsi all’arte: esegue due ritratti, uno di Vittoria Bastianini, moglie del governatore, che verrà esposto alla Biennale di Venezia e l’altro dello stesso Giuseppe Bastianini.

Oltre che sul sostegno del Bastianini, Fazzini può contare anche su quello di un altro suo estimatore, Curzio Malaparte: questo scrittore compra il bassori­lievo della Danza e lo espone nella sua villa di Capri, dove ancor oggi è possibile ammirarlo.

In questo periodo, anche se lontano da Roma, l’artista non perde i contatti né con i suoi amici che, tramite corrispondenza, lo tengono al corrente degli sviluppi artistici che si stanno verificando nella città, né con il pubblico che, grazie ai numerosi articoli apparsi su di lui, si può mantenere aggiornato sulla sua attività.

1943
Fazzini giunge a Viterbo dove entra a far parte del corpo dei paracadutisti; insieme a lui ci sono Tamburi, Selva e l’incisore Chiappelli. Lascerà la città a settembre, dopo l’armistizio.

In questo periodo realizza un Ritratto del colonnello Parizzi e un Piccolo David, comprato dallo stesso Parizzi.

Alla fine dell’anno lo scultore tiene una mostra a Roma, presso la Galleria La Margherita.  

1944-45
Fazzini esce profondamente trasformato dalla guerra; molte sono le riflessioni a cui quest’esperienza lo ha indotto; egli è sempre più convinto che uno solo è l’obiettivo da raggiungere attraverso il linguaggio artistico: esprimere quella parte di misticismo che è sempre presente in ogni manifestazione della realtà, che costituisce il valore universale a cui l’umanità tende, sin dall’inizio della sua esistenza. Dopo l’avvenimento bellico tutto sembra risultare superfluo nella vita dell’uomo, ad eccezione della vita stessa. Questo messaggio può tramandarsi attraverso l’espressione artistica, ma solo a condizione che questa non si riduca a semplice rappresentazione della realtà, indicando invece, prima di tutto, il valore assoluto del dato reale, ciò che resta in eterno.

Durante gli anni della guerra Fazzini ha lavorato soprattutto ai bronzetti: sono principalmente nudi di donna, ginnasti o cavalli che egli modella in dimen­sioni ridotte, non tanto o non solo per supplire a problemi di spazio, quanto perché in questo modo può meglio analizzare le figure nel loro rapporto con l’atmosfera che le circonda: i corpi assumono le posizioni più contorte e articolate che si possono immaginare, ma che non sono inverosimili; al contrario, si tratta di movimenti naturali e tuttavia mai stati descritti in arte se non, e solo in parte, nelle torsioni dinamiche delle sculture barocche, nelle quali peraltro la spontaneità veniva dominata dall’artificio.

Insieme a queste statuine, Fazzini porta a termine un’altra importante opera il Ragazzo con i gabbiani, in cui riesce ad applicare le stesse ardite regole di equilibrio e dinamismo che ricerca nei bronzetti: non è più la figura che invade lo spazio, ma è lo spazio che scava nella massa, sagomandola; i vuoti si alterano ai pieni con la stessa valenza di questi ultimi; l’aria conta quanto la materia.

Alla serenità del Ragazzo con i gabbiani, si contrappone la drammaticità del Fucilato, scultura che Fazzini comincia proprio nel 1945: la contraddizione nell’opera dell’artista è la stessa contraddizione dell’uomo di questo periodo storico: da un lato la speranza, dall’altro la guerra; da un lato la vita, dall’altro la morte.

Infine, sempre nel 1945, a marzo, Fazzini fonda, insieme a Guzzi, Trampolini, Montanarini, Mafai, Tamburi, Pirandello e Jarema, l’Art Club, un’associazione che avrebbe favorito l’attività di questi artisti sia in Italia che all’estero: la prima esposizione si tiene già nel dicembre di quest’anno.  

1946-47
In questo periodo Fazzini espone le sue opere in diverse mostre, dalle due personali del 1946, una tenutasi a Roma presso la galleria Il Cortile, l’altra svoltasi invece a Milano alla galleria Gianferrari; alla collettiva, sempre nel 1946 (dicembre), organizzata alla galleria del Secolo di Roma, insieme a Corpora, Guttuso, Monachesi e Turcato. Lo scultore ha, in quest’ultima occasione, la possibilità di far apparire le sue opere accanto a quelle di alcuni grandi artisti d’avanguardia. Da questo momento infatti, diventa evidente il desiderio di Fazzini di confrontarsi con gli altri linguaggi artistici diffusi nel resto d’Europa; in particolare, egli si mostra attento alle ricerche cubiste realizzando sculture, come il Profeta o la Sibilla, strettamente legate ai modelli interpretativi della figura umana proposti dagli ambienti d’oltralpe. Anche in queste opere, in cui sembra fermarsi alla superficiale sperimentazione dei nuovi mezzi espressivi, dimostra la stessa capacità di sempre nel saper suggerire il mistero che avvolge la persona umana.

Nel febbraio del 1947 viene dichiarato vincitore del “Premio Torino”. grazie al Ritratto di Anita in piedi. All’inizio dell’estate partecipa insieme a Viani, Leoncillo, Franchina, Corpora, Vedova, Pizzinato, Merletti, Santomaso e Guttuso alla I Mostra del “Fronte nuovo delle arti”, alla Galleria della Spiga di Milano.

1948
Marcello Gallian pubblica il primo libro che tratti di Fazzini unicamente come disegnatore, sottolineando la forte incisività dei disegni dell’artista che, nei suoi schizzi, sembra già, con il tratto della penna, suggerire quello che sarà il gesto della mano quando modellerà la materia. Proprio per la sua abilità grafica, Fazzini viene premiato, questo stesso anno, a Catania, in occasione della Mostra Nazionale del disegno.

1949
A febbraio, esce sulla rivista “Delta” un articolo di Fazzini, intitolato “l’Uomo è solo”: è una riflessione sull’arte astratta ed in genere sui nuovi linguaggi artistici dell’età contemporanea. Lo scultore è convinto che l’arte è autentica creazione solo quando l’artista è capace di liberarsi di ogni retaggio del passato, quando dimostrando di essere in grado di realizzare opere senza un riferimento esplicito al contesto storico nel quale vive: solo allora l’espressione artistica acquista valore universale, caricandosi di significati assoluti, diventando “opera d’arte”. “Anche il linguaggio figurativo è stato sempre astratto e misterioso, quando è diventato arte”. In un momento in cui l’Italia si sta aprendo improvvisamente alle nuove proposte artistiche internazionali, anche Fazzini sente il bisogno di esprimere il proprio pensiero in proposito. Non è certo un caso che, in questo stesso anno, egli riceva dei riconoscimenti dall’estero, vincendo il “Premio Saint Vincent”, con la Sibilla, e vedendosi invitato da James Thrall Soby ad esporre alcune sue opere alla Mostra d’arte italiana del XX secolo, allestita al Museum of Modem Art di New York.

1950
Dopo i numerosi contatti avuti, nel dopoguerra, con le altre esperienze artistiche internazionali, Fazzini ritorna, negli anni Cinquanta, a lavorare come una volta, concentrandosi sul proprio modo di fare scultura, su quella personale maniera quasi mistica di intendere l’attività artistica, che è stata sempre la ragione del suo successo. Torna a cimentarsi in un’opera di carattere religioso, si tratta del Monumento per la Cappella a Santa Francesca Cabrini, nella chiesa di Sant’Eugenio a Roma: lo scultore torna a ricercare effetti di dinamicità delle figure, nel desiderio di coinvolgere lo spazio della cappella nel movimento delle forme articolate: è il principio che ha guidato tutta la scultura barocca, basti pensare alle soluzioni adottate da Bernini nell’Esaltazione della cattedra di San Pietro o nell’Estasi di Santa Teresa.

1951
Ad aprile, a Palazzo Barberini, viene organizzata quella che è, finora, la più ampia mostra antologica su Fazzini: la visitano in più di 7.000 persone. In cata­logo troviamo testi di Lucchese e di Ungaretti.

Nel mese di giugno Fazzini riceve il “Premio Einaudi”, come riconoscimento all’impegno artistico dimostrato fin qui.

Infine, a dicembre, alcune sue opere sono in mostra nella VI Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, al Palazzo delle Esposizioni.

1952
Fazzini torna ad esporre le sue opere all’estero, presso la galleria di Alexan­der Jolas, che aveva conosciuto nel dopoguerra.

Ad aprile viene pubblicata la prima monografia completa sullo scultore, con la presentazione di Romeo Lucchese e diversi scritti dello stesso Fazzini.

1954
Alla XXVII Biennale di Venezia, Fazzini presenta alcune tra le sue opere più importanti, dai ritratti eseguiti negli anni giovanili fino alle ultime sculture, dai bronzetti alle statue di grandi dimensioni: l’artista vince il primo premio per la scultura.

1955
La sua stima e la sua fama giungono fino in Giappone dove si tiene la sua prima personale a Tokio e, sempre quest’anno, il Ministero degli Esteri giapponese gli conferisce un premio, in occasione dell’Esposizione Internazionale di Tokio.

In Italia Fazzini ottiene la cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, che manterrà per quattro anni, ma senza mai trasferirsi definitivamente nel capoluogo toscano.

1956-57
In questi anni l’artista torna ad affrontare il tema drammatico della guerra, si ha notizia dell’intenzione di realizzare un monumento dedicato alle vittime di Auschwitz, tuttavia mai stato compiuto.

1958
Fazzini inizia ad insegnare all’Accademia di Belle Arti di Roma, continuerà questa attività fino al 1977.

1959-60
Nel dicembre del 1959 viene inaugurata al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la VIII Quadriennale d’Arte Nazionale. L’intento di questa edizione è di proporre una revisione della situazione artistica che ha caratterizzato l’ambiente romano degli anni Trenta fino alla fine della guerra. La mostra, intitolata “Sguardo alla giovane scuola romana dal 1930 al 1945”, vuole offrire un quadro completo sulle iniziative artistiche della capitale in un momento rivelatosi particolarmente favorevole. Tra gli scultori presenti alla mostra con le loro opere, insieme a Fazzini (che espone La figura che cammina, Anita in piedi, Il fucilato), ci sono anche Mirko e Leoncillo.

In questo periodo Fazzini realizza inoltre le ante per il portale in bronzo per la chiesa di San Giovanni Battista, sull’Autostrada del Sole, presso Firenze: gli episodi rappresentati sono il Passaggio nel Mar Rosso e La natività.

1961-66
Durante questo arco di tempo Fazzini riceve molti incarichi importanti come la realizzazione della Fontana per il Palazzo dell’ENI nel quartiere romano dell’Eur, commissione che lo tiene impegnato daI 1961 al 1965 e che è uno dei pochi esempi in cui l’artista non ricorre all’elemento figurativo, servendosi di forme astratte, queste peraltro, non sono solo frutto dell’immaginazione ma, come egli stesso ha dichiarato, si ispirano a modelli naturali, alle caratteristiche fisiche del nostro pianeta.

Questa tendenza verso l’astrattismo, sempre tuttavia raggiunto attraverso l’analisi del mondo naturale, si fa ancor più esasperata in un’opera quasi contemporanea alla Fontana dell’ENI: è la Conchiglia, esposta alla Quadriennale di Roma deI 1965, un’opera che si avvicina persino alle ricerche plastiche delle sculture astratte di Arp.

Tra il 1963 e 1964 a Fazzini viene richiesto un progetto per un monumento da erigere in memoria di Kennedy: l’artista immagina un grande blocco di bronzo, spaccato in due parti che lasciano intravedere lungo la frattura il profilo del presidente americano; della scultura, che non sarà mai realizzata, resta soltanto il bozzetto donato alla città di Grottammare.

Terminato il progetto per il monumento a Kennedy, Fazzini inizia a lavorare per un altro monumento, che conclude nel 1965, per la città di Ancona, in ricordo della resistenza.

Tra il 1965 e il 1966 Fazzini realizza anche un importante rilievo, intitolato I campi, commissionatogli per il Palazzo della Federconsorzi. Quasi contemporaneamente scolpisce un altro bassorilievo dal titolo Il solco.

1966-72
Nel giugno del 1968 l’Accademia Nazionale dei Lincei assegna a Fazzini il premio “Antonio Feltrinelli”.

Intanto le ricerche plastiche dello scultore si avvicinano sempre più a forme astratte: è questo il caso del Monumento al Marinaio di San Benedetto del Tronto, eseguito tra il 1969 e il 1970, in cui ancora una volta i volumi sembrano giocare con lo spazio circostante, facendo dimenticare ogni riferimento con la realtà e lasciando il campo aperto all’immaginazione. Anche nelle opere figurative, l’artista continua a ricercare un rapporto d’interazione tra la statua e lo spazio; così ad esempio, guardando la Donna nel vento, realizzata tra il 1969 e il 1970, siamo subito portati a ricordare i panneggi modellati dal Bernini nell’Estasi di Santa Tarda: ogni effetto dinamico concorre ad accentuare la drammaticità e la potenza espressiva della figura.

In questo periodo i contatti col Giappone si fanno sempre più frequenti: nel 1970 e nel 1973 vengono organizzate a Tokio, due personali; nel 1971 Fazzini partecipa all’Esposizione Internazionale di Scultura Moderna e nel 1972 a quella degli scultori italiani contemporanei.

1972-77
Il Papa Paolo VI assegna ufficialmente l’incarico a Fazzini di eseguire una scultura per l’Aula delle Udienze in Vaticano, progettata dall’architetto Pier Luigi Nervi. In realtà i contatti con il Vaticano per questa commissione risalgono già al 1965, ma in quel momento ancora non si è stabilita la soluzione da adottare. Per un certo periodo viene persino presa in considerazione l’ipotesi di affidare il lavoro a Marc Chagall che propone la realizzazione di una grande vetrata (la soluzione tuttavia non viene accettata per questioni economiche).

Finalmente, soltanto nel 1972, Fazzini può dedicarsi al progetto, che lo terrà completamente impegnato fino ai 1975. Sono anni di intenso lavoro, che costringono l’artista a dure prove, tanto psichiche che fisiche: il tema della Resurrezione coinvolge e sconvolge allo stesso tempo il suo animo sensibile; la decisione di eseguire un bozzetto definitivo in polistirolo (materiale che va lavorato ad alte temperature) lo sottopone ad uno sforzo che si rileverà fatale per la sua salute: neI 1975, portato a compimento il bozzetto, viene colpito da trombosi.

Malgrado ciò, egli continua a seguire la fusione in bronzo e ottone della scultura, che viene terminata solo due anni più tardi.  

1977-87
Stremato dall’avventura che ha rappresentato per lui la Resurrezione, Fazzini continua a lavorare nel suo studio, anche se naturalmente, dopo la malattia, non più con l’intensità di una volta: i suoi bronzetti si rivelano tuttavia dei veri capolavori in miniatura, così pure interessantissimi sono i suoi studi sulle onde, e su tutti i tipi di forme sinuose e modificabili che si possono ritrovare in natura.

Nell’estate del 1983 viene inaugurata, ad Avezzano, una delle più importanti mostre antologiche su di lui e, poco dopo un anno, anche la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli dedica un’altra grande esposizione.

Il 4 dicembre del 1987 Fazzini ci lascia: fino all’ultimo, seppur stanco, non smette di lavorare e scrivere le sue riflessioni, continuando a ricercare quella componente arcana e mistica della natura, e dunque della vita, che è sempre stata la sua massima aspirazione.