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Biografia 1913 1929 1930
Il
lavoro intensificato gli offre l’opportunità di riflettere in modo più
approfondito sul significato del suo “essere artista”,
interrogandosi sul senso da dare alla sua scultura, ma allo stesso tempo
maturandone le risposte: si tratta in sostanza di un periodo di
transizione nel quale si alternano momenti di crisi al raggiungimento di
mete agognate.
Condivide
queste insicurezze con un amico, Alberto Ziveri, un artista che come lui
è all’inizio dell’attività: i due disegnano spesso insieme, sia in
semplici semi-interrati adibiti a studio, locali che sono riusciti a
procurarsi tramite qualche amico, sia all’aperto, per le vie della
città, o al Giardino Zoologico, dove possono ritrarre dal vero gli
animali. Entrambi partecipano alla IV Triennale di Milano, collaborando
insieme al progetto della Casa del poeta dell’architetto Luigi
Moretti, Fazzini con una figura di poeta e Ziveri con due pannelli
decorativi.
In questo
periodo Fazzini esegue anche un nuovo Autoritratto, purtroppo disperso,
molto espressivo, malgrado fosse rimasto allo stato d’abbozzo 1931
Giunta
l’estate, come d’abitudine in questo periodo dell’anno, lo
scultore torna a Grottammare, dove ama trascorrere gran parte del tempo
in compania dei suoi più cari amici. Qualcuno di questi posa per lui:
nascono così alcuni dei più bei ritratti di Fazzini che, fin da
giovane, mostra di concentrarsi più che nell’indagine fisionomica del
personaggio ritratto, in quella psicologica è per lui carica di
significati più veri e profondi (l’esempio migliore è certamente il
Ritratto di Orazio Costa). 1932 1933
In questo
periodo l’artista lavora a nuove sculture in legno che gli stanno
particolarmente a cuore, non solo perché ora egli è più padrone del
suo mezzo espressivo, ma soprattutto per il soggetto trattato: la donna
— dal Ritratto di Valeria a quello di Anita n. 2, fino alla Figura che
cammina, sorprendente per la stilizzazione delle forme che riconducono
direttamente all’arte arcaica — sembra essere veramente il tema da
lui preferito. Di uguale potenza espressiva risultano essere gli
altorilievi, scolpiti in questo stesso anno, della Danza e della
Tempesta. Oltre a Ziveri, ci sono altri amici che seguono Fazzini mentre
è all’opera nel suo studio, tra questi Janni e Gerardi; tra i poeti,
Ungaretti, che poserà nel 1936 per un ritratto, e Carta, che scriverà
per l’amico scultore un opuscolo di poesie mai pubblicato, intitolato
“Scultura e Amicizia” 1934
Tornato in
Italia, Fazzini lavora insieme agli architetti Petrucci, Muratori e
Tedeschi al progetto del Palazzo Littorio, ma di quest’esperienza ci
rimangono solo pochi resti di un bassorilievo che rappresenta la Marcia
su Roma. 1935
Fazzini,
invitato personalmente dal presidente della Quadriennale Cipriano Efisio
Oppo, prende parte all’esposizione presentando i suoi due ultimi
altorilievi della Danza e della Tempesta, destando critiche molto
favorevoli anche da parte dei più conservatori come Emilio Cecchi, che
arriva persino a paragonarlo al Michelangelo dei Prigioni.
Nello stesso
anno, a maggio, la Donna che cammina viene messa in mostra a Parigi, per
una collettiva sull’arte italiana del XIX e XX secolo, tenutasi nel
Musée Jeu de Paume, collettiva che sarà ripetuta a luglio a Londra,
alla Wertheim Gallery. Sempre in luglio Fazzini espone alcune sue opere,
tra cui la Danza, alla Mostra del Pensionato nazionale presso
l’Accademia di Belle Arti di Roma. Infine lo scultore partecipa ad un
concorso per un bassorilievo per il porto di Civitavecchia. Alla fine di un anno così
denso di avvenimenti importanti, di grandi soddisfazioni. arriva però
la notizia inattesa che il Pensionato non conferma la borsa di studio
per i prossimi due anni. L’amarezza di Fazzini è enorme, ora egli può
contare solo sulle 10.000 lire vinte alla Quadriennale come premio
aggiunto (il primo premio era infatti andato a Marino). 1936
Tuttavia ciò
che impegna di più Fazzlnl quest’anno è, come abbiamo detto, non
tanto l’attività pubblica quanto quella svolta in privato: è questo
il caso del Ritratto di Ungaretti, eseguito contemporaneamente
all’altro, dipinto da Anita futura moglie dell’artista, qualche
tempo prima che il poeta lasci l’Italia alla volta del Brasile. 1937 1938
Nel mese di
novembre Fazzini interviene anche alla Mostra Nazionale del Minerale,
esponendo un bassorilievo con Minatori: la manifestazione è uno dei
tanti esempi di come il regime ricerchi nell’arte una funzione
socio-culturale incentivando dunque i contatti tra architettura e arti
decorative in genere adatte queste ultime a stabilire un contatto
immediato con il pubblico; il tentativo però finirà per svanire nel
nulla, perché privo di risultati effettivamente validi. 1939
Sempre più
intensa si mostra, intanto, l’attività di un gruppo di artisti
milanesi, riunitisi attorno alla rivista “Corrente”, nata nel
gennaio del 1938 con il nome “Vita giovanile”: i più operosi, tra
cui Birolli, Valenti, Badodi, Migneco e Cassinari si auspicano un
ritorno ad un’arte più autentica, più legata alla realtà storica di
questo periodo. Dopo la loro prima mostra, nel mese di marzo al Palazzo
Permanente, si inaugura un’altra esposizione, nel mese di dicembre
presso la Galleria Grande: ad essa prendono parte anche alcuni esponenti
dell’ambiente artistico romano, come Guttuso, Mafai, Franchina, Mirko,
Afro, Pirandello e lo stesso Fazzini. Il programma che il gruppo si pone
per l’anno seguente è molto vasto e prevede dodici mostre soltanto
nella stessa galleria Grande; ma non sarà possibile realizzarlo perché
il regime, diffidando degli eventuali sviluppi che potrebbero scaturirne
(e che potrebbero dimostrarsi sfavorevoli alle intenzioni dello stato,
in un momento politicamente già tanto delicato), decide la soppressione
della rivista. Nonostante la drastica risoluzione gli artisti
proseguiranno, con lo stesso entusiasmo ed anche senza l’appoggio
della rivista, ad avanzare le loro proposte. 1940
In
questo stesso anno lo scultore realizza il Ritratto di Francesco
Grandjacquet e quello di Michele Gianbarba; inizia inoltre il famoso
Ragazzo con i gabbiani che terminerà solo dopo la guerra: giunta
l’estate, l’artista è infatti chiamato alle armi; aveva sposato
poco prima, in giugno, Anita Buy. 1941 -42
Oltre
che sul sostegno del Bastianini, Fazzini può contare anche su quello di
un altro suo estimatore, Curzio Malaparte: questo scrittore compra il
bassorilievo della Danza e lo espone nella sua villa di Capri, dove
ancor oggi è possibile ammirarlo.
In
questo periodo, anche se lontano da Roma, l’artista non perde i
contatti né con i suoi amici che, tramite corrispondenza, lo tengono al
corrente degli sviluppi artistici che si stanno verificando nella città,
né con il pubblico che, grazie ai numerosi articoli apparsi su di lui,
si può mantenere aggiornato sulla sua attività.
1943
In
questo periodo realizza un Ritratto del colonnello Parizzi e un Piccolo
David, comprato dallo stesso Parizzi.
Alla
fine dell’anno lo scultore tiene una mostra a Roma, presso la Galleria
La Margherita. 1944-45
Durante
gli anni della guerra Fazzini ha lavorato soprattutto ai bronzetti: sono
principalmente nudi di donna, ginnasti o cavalli che egli modella in
dimensioni ridotte, non tanto o non solo per supplire a problemi di
spazio, quanto perché in questo modo può meglio analizzare le figure
nel loro rapporto con l’atmosfera che le circonda: i corpi assumono le
posizioni più contorte e articolate che si possono immaginare, ma che
non sono inverosimili; al contrario, si tratta di movimenti naturali e
tuttavia mai stati descritti in arte se non, e solo in parte, nelle
torsioni dinamiche delle sculture barocche, nelle quali peraltro la
spontaneità veniva dominata dall’artificio.
Insieme
a queste statuine, Fazzini porta a termine un’altra importante opera
il Ragazzo con i gabbiani, in cui riesce ad applicare le stesse ardite
regole di equilibrio e dinamismo che ricerca nei bronzetti: non è più
la figura che invade lo spazio, ma è lo spazio che scava nella massa,
sagomandola; i vuoti si alterano ai pieni con la stessa valenza di
questi ultimi; l’aria conta quanto la materia.
Alla
serenità del Ragazzo con i gabbiani, si contrappone la drammaticità
del Fucilato, scultura che Fazzini comincia proprio nel 1945: la
contraddizione nell’opera dell’artista è la stessa contraddizione
dell’uomo di questo periodo storico: da un lato la speranza,
dall’altro la guerra; da un lato la vita, dall’altro la morte.
Infine,
sempre nel 1945, a marzo, Fazzini fonda, insieme a Guzzi, Trampolini,
Montanarini, Mafai, Tamburi, Pirandello e Jarema, l’Art Club,
un’associazione che avrebbe favorito l’attività di questi artisti
sia in Italia che all’estero: la prima esposizione si tiene già nel
dicembre di quest’anno. 1946-47
Nel
febbraio del 1947 viene dichiarato vincitore del “Premio Torino”.
grazie al Ritratto di Anita in piedi. All’inizio dell’estate
partecipa insieme a Viani, Leoncillo, Franchina, Corpora, Vedova,
Pizzinato, Merletti, Santomaso e Guttuso alla I Mostra del “Fronte
nuovo delle arti”, alla Galleria della Spiga di Milano. 1948 1949 1950 1951
Nel
mese di giugno Fazzini riceve il “Premio Einaudi”, come
riconoscimento all’impegno artistico dimostrato fin qui.
Infine,
a dicembre, alcune sue opere sono in mostra nella VI Quadriennale
Nazionale d’Arte di Roma, al Palazzo delle Esposizioni. 1952
Ad
aprile viene pubblicata la prima monografia completa sullo scultore, con
la presentazione di Romeo Lucchese e diversi scritti dello stesso
Fazzini. 1954 1955 In Italia Fazzini ottiene la cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, che manterrà per quattro anni, ma senza mai trasferirsi definitivamente nel capoluogo toscano. 1956-57
1958 1959-60 In questo periodo Fazzini realizza inoltre le ante per il portale in bronzo per la chiesa di San Giovanni Battista, sull’Autostrada del Sole, presso Firenze: gli episodi rappresentati sono il Passaggio nel Mar Rosso e La natività.
1961-66
Questa
tendenza verso l’astrattismo, sempre tuttavia raggiunto attraverso
l’analisi del mondo naturale, si fa ancor più esasperata in
un’opera quasi contemporanea alla Fontana dell’ENI: è la
Conchiglia, esposta alla Quadriennale di Roma deI 1965, un’opera che
si avvicina persino alle ricerche plastiche delle sculture astratte di
Arp.
Tra il 1963 e 1964 a Fazzini viene richiesto un
progetto per un monumento da erigere in memoria di Kennedy: l’artista
immagina un grande blocco di bronzo, spaccato in due parti che lasciano
intravedere lungo la frattura il profilo del presidente americano; della
scultura, che non sarà mai realizzata, resta soltanto il bozzetto
donato alla città di Grottammare.
Terminato
il progetto per il monumento a Kennedy, Fazzini inizia a lavorare per un
altro monumento, che conclude nel 1965, per la città di Ancona, in
ricordo della resistenza. Tra il 1965 e il 1966 Fazzini realizza anche un importante rilievo, intitolato I campi, commissionatogli per il Palazzo della Federconsorzi. Quasi contemporaneamente scolpisce un altro bassorilievo dal titolo Il solco. 1966-72
Intanto
le ricerche plastiche dello scultore si avvicinano sempre più a forme
astratte: è questo il caso del Monumento al Marinaio di San Benedetto
del Tronto, eseguito tra il 1969 e il 1970, in cui ancora una volta i
volumi sembrano giocare con lo spazio circostante, facendo dimenticare
ogni riferimento con la realtà e lasciando il campo aperto
all’immaginazione. Anche nelle opere figurative, l’artista continua
a ricercare un rapporto d’interazione tra la statua e lo spazio; così
ad esempio, guardando la Donna nel vento, realizzata tra il 1969 e il
1970, siamo subito portati a ricordare i panneggi modellati dal Bernini
nell’Estasi di Santa Tarda: ogni effetto dinamico concorre ad
accentuare la drammaticità e la potenza espressiva della figura.
In
questo periodo i contatti col Giappone si fanno sempre più frequenti:
nel 1970 e nel 1973 vengono organizzate a Tokio, due personali; nel 1971
Fazzini partecipa all’Esposizione Internazionale di Scultura Moderna e
nel 1972 a quella degli scultori italiani contemporanei. 1972-77
Finalmente,
soltanto nel 1972, Fazzini può dedicarsi al progetto, che lo terrà
completamente impegnato fino ai 1975. Sono anni di intenso lavoro, che
costringono l’artista a dure prove, tanto psichiche che fisiche: il
tema della Resurrezione coinvolge e sconvolge allo stesso tempo il suo
animo sensibile; la decisione di eseguire un bozzetto definitivo in
polistirolo (materiale che va lavorato ad alte temperature) lo sottopone
ad uno sforzo che si rileverà fatale per la sua salute: neI 1975,
portato a compimento il bozzetto, viene colpito da trombosi.
Malgrado
ciò, egli continua a seguire la fusione in bronzo e ottone della
scultura, che viene terminata solo due anni più tardi.
1977-87
Nell’estate del 1983 viene inaugurata, ad
Avezzano, una delle più importanti mostre antologiche su di lui e, poco
dopo un anno, anche la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli
dedica un’altra grande esposizione.
Il 4 dicembre del 1987 Fazzini ci lascia: fino all’ultimo, seppur
stanco, non smette di lavorare e scrivere le sue riflessioni,
continuando a ricercare quella componente arcana e mistica della natura,
e dunque della vita, che è sempre stata la sua massima aspirazione. |