IL 25 MARZO

Il 25 marzo

Il 25 marzo, oltre alla ricorrenza dell’Annunciazione, era anche la festa dei brefotrofi, fin dal Quattrocento. Era una giornata particolarmente festosa, ma nello stesso tempo ricca di spiritualità all’interno della chiesa, in cui si celebravano riti sacri ininterrottamente e che per tutto il giorno era colma all’inverosimile, perché grandissima è sempre stata la devozione dei Napoletani verso l’Annunziata e verso questa chiesa in particolare. Giungevano da ogni parte uomini e donne di ogni condizione sociale: donne che chiedevano perdono alla Vergine per quella creatura abbandonata qualche tempo addietro; ex ospiti della Casa, di ogni età, che vi si ritrovavano; persone graziate che pregavano l’Annunziata raffigurata nel quadro di Giacinto Diano; immagine dinanzi alla quale ancora oggi sosta in preghiera tantissima gente che continua a donare ex voto per grazia ricevuta. Tutti facevano offerte per i gittatelli, per i poveri, per gli ammalati. Nel grandioso tempio, illuminato dal sole penetrante dalla luminosa cupola del Vanvitelli, facevano da sottofondo alle suppliche dei fedeli le vocine di quei piccoli sfortunati, ma contemporaneamente privilegiati perché qui accolti, che osannavano la comune Madre del cielo cantando in coro: “Mamma d’ ‘a Nunziata / Mamma d’ ‘e creature / nuji simmo figlie a Vvuje: / Venitec ‘ ajutà.”

In questo giorno di festa tutte le esposte giovani e adulte uscivano in processione per le vie insieme ai Governatori. Fonti orali riferiscono che, sempre in questo giorno, come in altre circostanze, tipo l’Epifania, da una finestra del brefotrofio, situata accanto al campanile, veniva abbassato più volte in via dell’Annunziata un caratteristico “paniere” in cui la gente deponeva doni per i piccoli: giocattoli, capi d’abbigliamento, dolciumi. La nota cantante Gloriana racconta commossa la gioia e lo stupore che si leggevano negli occhietti e nei gesti dei piccoli esposti dinanzi ai numerosi cestoni colmi di giocattoli che ella donava ogni 25 marzo fino alla chiusura del brefotrofio.

Le donne accorrevano a frotte per visitare il brefotrofio, perché soltanto il 25 marzo veniva dato libero accesso, e quante, mescolate nei folti gruppetti, profittavano dell’occasione con la segreta speranza di intravedere un visino particolare … Altamente suggestiva era anche la cornice che avvolgeva queste scene: il colore bianco con cui erano tenuti a vestirsi tutti indistintamente gli operatori del Complesso.

La statua della Vergine, che viene custodita nella chiesetta interna delle suore, (la “Madonna delle scarpette”) viene esposta ancora nel tempio al culto dei fedeli per due volte l’anno: il 25 marzo, in ginocchio accanto all’angelo, per l’Annunciazione e il 15 agosto, adagiata per la “dormizione”, in occasione dell’Assunzione.

Si tratta di una “statua snodabile”, con capelli veri donati dalle fedeli e mai cambiati da oltre 60 anni, come ricordano le suore. E’ chiamata “la Madonnina delle scarpette” perché queste le venivano trovate sporche come quelle di chi ha molto camminato e ogni anno le sue devote gliele rifacevano. Si racconta che la Madonna andava a visitare gli ospiti della Casa, infatti tra i ricordi di suore ed esposti sono tanti gli eventi in proposito. Una stesso suora si dice guarita da forti fastidi alla gola dopo avervi poggiato una di quelle scarpine le quali, una volta tolte, venivano distribuite agli ammalati, ma l’ultima, dice con rammarico l’anziana suorina, non le é stata restituita. Alcuni esposti raccontano di aver visto una signora col volto di quella statua aggirarsi di notte per le corsie dell’ospedale e dei dormitori dispensando carezze e sorrisi, uno addirittura asserì di averla vista sottobraccio con la suora la quale gli assicurò che quella notte era a dormire nel proprio letto. Un’altra suora ricorda che nel pieno della notte si sentì tirare giù le coperte e sollevare per il braccio sul letto; alzatasi cercò l’autore dello “scherzo”, qualche suora o qualche ragazzino, ma la porta era ben chiusa… cominciò a sentire odore di bruciato, corse in quella direzione e si accorse che proveniva da una camera iperbarica: salvò il bambino in essa contenuto. Tutti qui sono convinti che la Madonna continua a vigilare sui suoi figli e a dispensare grazie ai suoi devoti ed a chi opera in questo Luogo. “Il Mattino” del 5 ottobre 2009 riporta che, qualche settimana prima, un medico durante il suo giro notturno si era sentito chiamare insistentemente (senza che vi fosse alcuna persona) da una voce che gli diceva di andare verso una culla in cui un piccino stava per soffocare: potette salvarlo grazie a quella voce ed ora dice :”La Madonna me lo ha fatto salvare”.

Ogni 25 marzo la chiesa dell’Annunziata è affollata per tutto il giorno da ex ospiti della Casa. Ciascuno reca con sé almeno una volta il coniuge, il figlio, i genitori adottivi, l’amica più cara.

Vengono qui per pregare la loro “Madre” come facevano da piccoli, per ringraziarla dei benefici ricevuti, per ritrovarsi alla Sua presenza come fratelli nella casa materna. Si aggirano poi nel cortile con gli occhi lucidi, sforzandosi di ricordare quanto più possibile, anche se il più delle volte sono tristi ricordi. “Guarda, – dice un signore a un piccolo che porta per mano – guarda, in questa grande Casa è vissuto il nonno da piccolo”. Una signora è convinta di esservi giunta attraverso la ruota, perché così le hanno sempre detto, a nulla serve spiegarle che la ruota è stata chiusa da più di un secolo. Poi sul registro delle presenze nella zone museale lasciano frasi dolorose, parole di ringraziamento, di incoraggiamento, messaggi meravigliosi! Tengono molto a raccontarsi e a raccontare agli altri le loro vicissitudini. Nella maggior parte sono vite “normali”, sono soddisfatti della famiglia che con amore li ha cresciuti, condividendone gioie e dolori, sacrificandosi per loro, consolandoli, rasserenandoli, preparandoli alla vita giorno dopo giorno. Altre, invece, sono storie di umiliazioni, di disagio morale, di sofferenza, di paure, di dubbi, di delusioni, ma anche di grande coraggio e di voglia di riscatto che fanno tanto onore e danno tanta dignità a queste vite.