Il succorpo vanvitelliano

Il succorpo vanvitelliano

Per consentire di celebrare i sacri riti durante i lavori di ricostruzione, Vanvitelli costruì un gioiellino della sua arte: la chiesa inferiore o succorpo, benedetta il 24 dicembre1764 dal rettore della chiesa quale delegato del cappellano maggiore, alla presenza del governatore Duca di Sorito.

Questa chiesa è a pianta rotonda e corrisponde alla cupola della chiesa superiore dalla quale riceve luce mediante una buca circolare nel centro della sua cupola, buca che, ricoperta da un reticolato in ottone massiccio, è visibile nel centro della crociera della chiesa nuova.

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Il succorpo possiede 16 colonne in granito di ordine dorico disposte a coppie intorno alla zona centrale; fra due coppie di colonne, sul muro di fondo, vi sono i due altari maggiori che si fronteggiano; a croce con questi vi sono le due porte d’ingresso, che danno sui due cortili della Casa; in diagonale vi sono quattro altarini.

Sull’altare maggiore è la “Madonna col Bambino”, alta cm. 104,5, di Domenico Gagini (dopo il 1470) proveniente dalla Cappella della Mercede. ( Secondo il D’Addosio, sull’altare maggiore vi era un rilievo in marmo con la Vergine Immacolata, resto della chiesa antica). Lateralmente sono due statue attribuite alla scuola del Malvito: San Giovanni Evangelista e Sant’Andrea, che erano nella chiesa distrutta.

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Sull’altare di fronte è il rilievo di A. Ferrucci (1507) rappresentante il Battesimo di Cristo e proveniente dalla Cappella Brancaccio ( D’Addosio attribuisce questo marmo al Santacroce); ai lati anche qui due statue del Malvito: San Giovanni Battista e San Girolamo, provenienti dalla chiesa cinquecentesca.

I quattro altarini sono dedicati a quattro santi, rappresentati ciascuno con la propria statua in terracotta: Santa Lucia, San Michele, Sant’Antonio Abate, San Lazzaro; tutte le statue secondo D’Addosio sarebbero del Sammartino, mentre secondo altri lo sarebbe solo San Lazzaro (1764), le altre invece sarebbero di Francesco Pagano (1763).

Sul pavimento e sul muro alle antiche sepolture si sono aggiunte le altre scampate,in tutto o in parte, all’incendio del 1757, le quali furono riposte qui insieme a quant’altro si riuscì a recuperare.