La chiesa della regina Sancia

La chiesa della regina Sancia

Per quanto attiene alla prima chiesa dell’Annunziata, è documentato soltanto che sorse di fronte a quella attuale e che nel 1324 re Roberto vi fece costruire un altare,; qualche studioso attribuisce il progetto all’architetto Masuccio.

Della chiesa fatta edificare dalla regina Sancia nel 1343 (dopo la morte di Roberto il 29/1/1343) nel luogo attuale, da alcuni è stato riproposto il nome di Masuccio ed è soltanto ipotizzabile la sua disposizione precisa, in quanto neanch’essa documentata. Infatti, durante l’esecuzione di lavori nel 1894 sono venuti alla luce, nel cortile minore, accanto alla cappella della Pace, i resti della cappella Mormile, che faceva parte di questa chiesa. Considerando la posizione della cappella Mormile, gli studiosi concordano che la chiesa trecentesca della regina Sancia era a 5 o 6 metri più verso occidente rispetto a quella Vanvitelliana, con l’ingresso rivolto verso est e con il campanile nei pressi della Cappella Mormile, se non addirittura al di sopra di essa, all’altezza del presbiterio e alla sinistra della chiesa. D’Addosio, a conferma, cita l’unico documento in archivio, datato 8 marzo 1513, cioè uno strumento di permuta tra i governatori della Casa e quelli della Disciplina della Pace per “la ditta Ecclesia de l’Annuntiata elongare, et ampliare et quasi de novo reformare”, poiché voleva farsi la nuova tribuna al posto del campanile (la ricostruzione iniziò proprio in quell’anno).

Notamenti A. fol. 86. A dì 8 marzo 1513. Li Magnifici Maystri et Confrati de la Disciplina de Santa Maria de la Pace ex una: et li Magnifici Signori Maystri de la Venerabile Ecclesia et Ospedale de l’Annuntiata de Napoli ex altera. Declarano la ditta Disciplina de Santa Maria de la Pace haver li subscritti beni et membri videlicet: In primis una Corticella sistente in piedi del Spogliaturo de la ditta Confrateria et lo ditto Spogliaturo: nec non et la Cappella construtta sotto lo campanale de la ditta Ecclesia de l’Annuntiata: item tanta parte de territorio de lo cortiglio de la ditta Disciplina siccome decorre a la lenza et facce de lo muro de lo ditto campanale per deritto per quanto se extende la tribuna novamente da farse a la ditta Ecclesia de l’Annuntiata. Et li Magnifici Signori Maystri de ditta Ecclesia de l’Annuntiata, declarano haverno li subscripti beni stabili videlicet.

In primis uno orto esistente dereto la lamia de la ditta Disciplina. Item tutto lo lavinaro de la ditta Ecclesia de l’Annuntiata incomenzando da lo lavatoro et discorrendo fino a la cucina de lo hospedale de le donne. Et intendono li Magnifici Signori Maystri de ditta Ecclesia de l’Annuntiata per la ampliacione et major devozione de la ditta Ecclesia de l’Annuntiata, la ditta Ecclesia elongare et ampliare et quasi de novo reformare. Et avendono colloquio et trattato con li ditti Magnifici Maystri et Confrati de la Disciplina de la Pace permutano tra loro ditte robe, videlicet: Li ditti Confrati danno a li Magnifici Maystri de l’Annuntiata la Corticella, Spogliaturo et Capella ut supra. Et li Signori Maystri de l’Annuntiata danno a detta Disciplina in permutatione le ditte robe stabile

videlicet lo ditto orto et tutto lo ditto lavaturo ut sopra et più promettono dare duc. 200 per refusum come da istrumento per notar Francesco Russo”.

Oggi la Cappella Mormile è di pertinenza dell’ospedale; alcune sue sculture e parti di affreschi di scuola giottesca sono conservate in Castel Nuovo; gli affreschi sono stati in tal maniera descritti:

“…..passando per la galleria che si apre sotto la chiesa, e arrivati innanzi alla cappelletta aragonese, oggi trasformata in gabinetto anatomico e cella mortuaria, bisogna pigliare la porta a destra di quella cappella, che conduce alla nuova farmacia; e, quando si son saliti alcuni gradini d’una scaletta … ci si trova presso d’un muro, di circa 6 metri d’altezza, coperto di pitture. Si vede subito che faceva parte d’un’ antica cappella della chiesa grande: nell’angolo di sinistra sorge un pilastro quadrato sormontato da una specie di capitello grossolano, di forma piramidale, sul quale s’appoggia una volta a spigoli. A destra un altro pilastro più corto, con capitello a fogliame, sostiene un arco a cordoncini … la cappella intera era di forma quadrata ed aveva da m. 4 a m. 4,5 di lato. Il posto che essa occupa prova che la chiesa di Sancia stava a cinque o sei metri più verso l’occidente di quella del Vanvitelli. L’interesse di quel pezzo di muro è negli affreschi di cui è coperto. Il capitello dell’angolo porta dipinto uno stemma di famiglia Mormile giallo (d’oro) alla fascia nera (o bleu scuro) caricata da tre merli bianchi (d’argento); lo spigolo della volta è sottolineato da un largo nastro ornato di volute verdi, gialle e rosse, simili a quelle che si vedono nelle pitture decorative delle chiese d’Umbria e di Toscana. Sulla parete a sinistra si distinguono tracce di figure di santi in piedi, con nimbi a rilievo. Ma gli affreschi più notevoli sono quelli dipinti sulla parete e sull’archivolto. E’ una gloria d’angeli che stava probabilmente di rimpetto ad un giudizio finale … Nel basso è San Michele, vestito d’una corazza gialla, sopra la quale è panneggiato un paludamento rosso. La testa, distaccata sopra un nimbo di stucco già dorato, è giovanissima, con gli occhi grandi e la bocca piccolina. I lunghi capelli biondi non portano che un lieve diadema rosso. L’Arcangelo trafigge con la lancia un mostro verde assai meschino. Di sopra, su tre righe sovrapposte, sono dei gruppi d’angeli che si vedono a mezzo corpo. A basso, cinque di loro, vestiti di gonne chiare, sopra le quali sono incrociate delle stole leggiere, cacciano con sferze di corda dei diavoletti neri a forma di pipistrelli. Nel mezzo le Dominazioni, con l’iscrizione conservata in istrano latino: Corum Dominationes. Questi angeli sono dritti, in attitudine marziale, corazzati all’antica. L’uno tiene fermo ed alto il pennone bianco colla croce gialla: è notevole che l’artista ha rappresentato su quella bandiera della Gerusalemme celeste la vera croce dei re di Gerusalemme, come si vedeva nello stemma dei re Angioini. Ancora più sopra, altri angeli, in tuniche lunghe e strette, con un piccolo scudo bianco a croce rossa alla cintola, un ramo verde in mano, delle foglie verdi sui capelli, adorano una Gloria che più non si vede. Salvo le Dominazioni, è abbastanza difficile di dare a questi cori d’angeli il loro nome e il loro ordine nella schiera celeste … la data precisa delle pitture che abbiamo descritte non può essere conosciuta. E’ certo soltanto che appartengono al tempo di Giovanna I. Prendono facilmente il loro posto in una delle due serie di affreschi di scuola toscana che sono stati eseguiti a Napoli dal 1340 al 1380. L’una, la più pregevole, comprende i celebri affreschi dell’Incoronata e quelli della cappella Barrese, nel coro di San Lorenzo. L’altra serie comincia cogli affreschi che decorano la tomba di re Roberto, a Santa Chiara. Le figure di principi e di signori che circondano la statua sedente del re sono state più volte ridipinte; ma due altre, più indietro sulla parete stessa, sono rimaste nello stato primitivo. Esse rappresentano San Lodovico re di Francia e San Lodovico di Tolosa. Il tratto vi è molto più secco che nelle pitture dell’Incoronata, il colorito basso e senza modellatura. Lo stesso processo si ritrova negli affreschi dell’Annunziata: ma qui il tono dei vestimenti è molto più chiaro e quello delle figure più rosa” (n. 11).

L’affresco fu poi “strappato” nel 1971, restaurato e posto nella Cappella Palatina del Maschio Angioino.

Di questa chiesa resta anche la famosa “Madonna dei Repentiti” o “Mamma chiatta”, un gruppo ligneo scolpito da un ignoto artista napoletano della fine del Trecento in un unico tronco d’albero (una quercia che si fa risalire al 1100). Il suo nome ricorda i fondatori della prima chiesetta dell’Annunziata. Alla destra della Vergine, sotto il mantello, si vedono delle figure che rappresenterebbero tutti coloro che si affidano alla sua protezione. Questa dolce e maestosa scultura è stata sempre molto venerata dal popolo napoletano che la chiama “Mamma chiatta” per significare, forse, che la sua maternità si allarga a tutti gli uomini, specialmente alla parte più sofferente dell’umanità che veniva accolta in questo luogo e che, per più di seicento anni, ha trovato in lei conforto e protezione; taluni, invece, dicono che è chiamata così perché le balie erano dette “chiatte”. Il gruppo è stato più volte restaurato e dipinto secondo le “mode” nel corso dei secoli. Si salvò dall’incendio del 1757 perché allora era custodita negli ambienti della Casa.

Nel 1433 la chiesa fu ampliata ed arricchita dalla regina Giovanna II, la quale dopo appena due anni fu proprio qui sepolta nella cappella reale dedicata alla Vergine del Soccorso (situata nel lato dell’epistola dell’altare maggiore) ma, per sua volontà, sotto una semplice lastra di marmo, il 2 febbraio 1435.

Oltre alla regina Giovanna, in essa erano sepolti: Beatrice d’Ungheria, figlia di Ferdinando d’Aragona; Ippolita Maria Sforza, moglie di Alfonso II di Aragona; Francesco Della Ratta, conte di Caserta; Cesare di Capua, conte di Altavilla; Onorato Caetani, conte di Fondi. Vi erano le cappelle delle famiglie Latro, Brancaccio, Sanseverino, Tramontano ed altre.