Percorso d’artista

logoComune di Napoli
Complesso Monumentale
di San Severo al Pendino

PINA DELLA ROSSA
“PERCORSO D’ARTISTA”

1981 – 2011

8 – 22 ottobre 2011

 

Segni e significati nelle fotografie di Pina della Rossa
La fotografia di Pina Della Rossa non ritrae il visibile, ma evoca l’invisibile attraverso suggestioni visive, in cui la ricerca formale non cede mai all’effusione estetica. È proprio la dimensione evocativa a costituire il valore distintivo delle immagini, che nascono dalla sublimazione di frammenti del quotidiano, che subiscono un processo di astrazione ed assumono il valore di segni, portatori di significato. Fondamentale in questa ricerca è l’aspetto compositivo, fondato su ardite prospettive, su forti contrasti tonali, su giochi di piani che si sovrappongono e si distanziano in multiple vedute spaziali. Di qui il richiamo allo spazialismo di Fontana, alla necessità di superare la superficie fisica del quadro per includervi la dimensione spaziale e temporale.

La produzione fotografica di Pina Della Rossa si snoda attraverso cicli tematici, che si intersecano in una reciproca contaminazione che investe non solo gli aspetti formali, ma gli stessi contenuti.

Nella serie “I Cantieri” l’artista focalizza l’obiettivo sui materiali per riscattarne la dignità, il valore intrinseco che deriva dal fine per cui sono impiegati e dal lavoro umano che li ha forgiati nella forma più appropriata, che è l’esito di un millenario processo evolutivo. Il valore dei materiali non è solo semiotico, ma persino estetico, data la perfetta geometria di profilati metallici, mattoni forati e barre di acciaio sagomate che, nelle intense fotografie di Pina Della Rossa, definiscono complesse trame di segni. Ognuno di essi assume una duplice valenza: da un lato apre uno squarcio sulla realtà dei cantieri, dove si costruisce il nostro habitat futuro, e da un altro delinea luoghi immaginari, come le onde del mare evocate dal profilo delle lamiere ondulate.

Anche nella serie “Mediterraneo”, l’artista indugia sul particolare per evocare scenari senza tempo, che non sono ripresi dall’esterno, come ci si aspetterebbe da un fotografo, ma scavati nella memoria collettiva. Così l’affiorare della ruggine su una catena per ormeggio ci riporta alla mente le vite trascorse sui mari, in balia del destino e delle forze naturali, le gesta di antichi navigatori e attuali migranti che solcano i mari a bordo di precarie imbarcazioni.

Nella serie “Infinito presente”, invece, la figura umana viene esplicitata, posta in primo piano per rammentare, perentoriamente, la centralità dell’uomo nella costruzione della società, dello stato, dell’ambiente urbano. La serie comprende diversi lavori, collegati fra loro dalla riflessione sull’essere umano: “Al di là del buio”, “Legato a te”, “Visione simultanea nello spazio dinamico” ed il ciclo “In-oltre”.

Nel trittico “Visione simultanea nello spazio dinamico”, l’autoritratto dell’artista è vivificato da una lunga esposizione che fa vibrare l’immagine, catturando attimi di vita che l’occhio umano non è in grado di percepire simultaneamente. Anche qui si avverte il richiamo a un’avanguardia storica, il futurismo, che per primo tradusse in pittura la fugace dimensione del tempo.

In “Legato a te”, opera dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Pina Della Rossa ritrae una figura tremula, pulsante, che volge lo sguardo all’interno dell’opera, verso una profondità spaziale e temporale che l’occhio non può misurare: solo la mente può farlo. Nel buio che varca la superficie della carta può leggersi, ancora una volta, il richiamo allo spazialismo di Fontana.

In “Al di là del buio” prevale un intento narrativo: è il racconto di una violenza cieca e brutale, che le donne subiscono dietro un muro di terrore e di omertoso silenzio. La donna è rappresentata da un manichino nudo, irrigidito dal dolore, eppure integro nella sua candida e verginale purezza. Alle sue spalle, la tetraggine di un muro fatiscente ci ricorda che non c’è via di scampo alla violenza. L’immagine fotografica sembra respirare con un battito convulso, sul filo tra la vita e la morte, come un film dell’orrore che però trae linfa da eventi reali e quotidiani, non dalla fantasia di un regista.

Infine, il ciclo di lavori “In-oltre” imposta una riflessione sul rapporto tra la vita e la morte, l’anima e il corpo, lo spirito e la materia. Al centro di questi scatti compare il teschio, che non è quello di Adamo, simbolo del peccato originale redento dal sacrificio di Cristo, bensì il teschio venerato dal popolo napoletano come tramite fra i vivi e i morti, nei molteplici cimiteri sotterranei della città antica. Al teschio si accompagna una figura muliebre nascosta dal burqa, che agitando il suo corpo esorcizza la morte e rivendica la propria forza, materiale e spirituale. Le sensuali movenze della donna sono riflesse e amplificate dai lineamenti sinuosi di una sedia rossa, colore del sangue e della vita, che pur sottoposta al teschio, lo sovrasta visivamente e concettualmente. Nel rapporto tra la sedia rossa e il teschio grigio, lo schienale bianco e il burqa nero si ripropone, ancora una volta, l’intimo rapporto tra la vita e la morte.
Marco di Mauro

percor1 percor2 percor7 percor6 percor5 percor4 percor3 percor9 percor8