Duomo

dm3401Cattedrale

Via Duomo

L’originaria fabbrica angioina ha inglobato, dalla fine del Trecento, vari edifici menzionati dalle fonti, fra i quali sono tuttora ben conservati il Battistero di San Giovanni in Fonte e la Basilica di Santa Restituta.
Una notevole sovrapposizione di stili documenta ampiamente le alterne vicende costruttive: la tribuna con le cappelle adiacenti, intraprese con ogni probabilità sotto Carlo I d’Angiò, negli anni ’70 del Duecento, dovrebbero essere le parti più antiche. Sotto il regno di Carlo II (1285-1308) e del figlio Roberto d’Angiò, furono proseguiti i lavori, col completamento, prima del 1313, della grandiosa navata e la successiva elevazione della facciata.

dm3409Pesantemente compromessa dal terremoto del 1349, che distrusse il campanile, la facciata trecentesca ha subìto rifacimenti e restauri sino al 1876, quando il cardinale Sisto Riario Sforza indisse un concorso per un nuovo progetto, vinto da Enrico Alvino e realizzato nel trentennio successivo. L’inaugurazione si tenne nel 1905.
I resti tre e quattrocenteschi sono ancora presenti in facciata, racchiusi in una svettante struttura neogotica, ricca di ornamenti, con due torri laterali, che si arrestano in corrispondenza del basamento. Al corredo di statue e rilievi lavorarono, insieme con una folla di artisti minori, i grandi nomi della scultura napoletana di fine Ottocento, come Francesco Ierace e Domenico Pellegrino.
L’interno della chiesa, lungo circa cento metri, ha pianta a croce latina, di matrice angioina. Le tre navate e i sedici pilastri degli archi ogivali sono stati più volte rimaneggiati, specie in occasione del rinnovamento dell’edificio in chiave barocca, quando le semplici capriate lignee del soffitto cedettero il posto al cassettonato scolpito, dorato e dipinto, tuttora presente nella navata maggiore e nel transetto.

dm3406Il Succorpo, voluto dal cardinale Oliviero Carafa per raccogliere le reliquie di San Gennaro, traslate nel 1497 da Montevergine, è un autentico gioiello dell’architettura rinascimentale e altissima espressione della decorazione plastica tra Quattrocento e Cinquecento a Napoli. Accessibile, mediante due rampe, sotto alla tribuna progettata da Paolo Posi nel 1744-45, il succorpo fu realizzato nel primo decennio del Cinquecento dallo scultore comasco Tommaso Malvito, forse su progetto del Bramante. Dal transetto si passa anche alla Sacrestia, nel cui sottotetto sono visibili resti di decorazione trecentesca.
Tra gli ambienti di maggiore pregio artistico, vanno menzionate la Cappella gentilizia della famiglia Capece Minutolo, uno dei massimi esempi di architettura e decorazione del Duecento e Trecento a Napoli, e la
Cappella del Tesoro di San Gennaro, santo patrono della città, senza dubbio degna di visita.

Segnalazioni:

Francesco Solimena, San Giorgio, dipinto, Seicento, altarino Loffredo, transetto sinistro.
Aniello Falcone,
Riposo nella fuga in Egitto, dipinto, 1641, sacrestia, transetto sinistro.
Luca Giordano,
Santi patroni di Napoli, dipinti circolari su tela, Seicento, anni ’70, transetto destro, sui pennacchi tra le arcate.
Luca Giordano,
Apostoli, Padri e Dottori della Chiesa, dipinti mistilinei, 1676-78, navata maggiore e transetto, parte alta tra i finestroni.
Paolo De Matteis,
San Nicola, quadro d’altare, 1695, I cappella a destra.
Francesco Solimena,
Santi Giovanni Crisostomo e Cirillo, dipinti, Settecento, 1701-2, transetto destro.

Ignoto scultore, Crocifisso ligneo, primo Duecento, romanico, altare maggiore.
Tino di Camaino,
Madonna col Bambino, gruppo scultoreo, primo Trecento, portale maggiore.
Ignoto scultore, Leoni stilofori, Trecento, gotico, facciata, portale maggiore.
Ignoto scultore, Trono marmoreo de Rhodez, 1338-79, gotico fiorito, navata maggiore, a sinistra.
Antonio Baboccio, portali minori, fine Trecento-inizio Quattrocento, entro il 1407, facciata.
Francesco Ierace,
Storie di San Gennaro e Domenico Pellegrino, Storie dei Santi Atanasio, Agrippino, Aspreno e Agnello, rilievi e statue, post 1876, facciata.
Santa Restituta, basilica paleocristiana, IV sec., navata sinistra.
San Giovanni in Fonte, battistero, IV-V sec., in Santa Restituta, navatella destra.
Cappella Capece Minutolo, Duecento-Trecento, transetto destro.
Cappella del Tesoro di San Gennaro, Seicento, navata destra.
Scavi archeologici, rinvenuti nel 1969-72, in fondo alla navata sinistra.

Battistero di San Giovanni in Fonte

Via Duomo, Cattedrale

Si tratta, con ogni probabilità, del più antico battistero dell’Occidente cristiano. Vi si accede dal fondo della navata destra della basilica di Santa Restituta, in Cattedrale. L’edificio, a pianta quadrata coperta da cupola, fu realizzato tra la fine del IV secolo e gli inizi del V secolo dal vescovo Severo, poi forse restaurato nel 456 per inziativa del vescovo Sotero. In origine vi si entrava dal lato che affaccia verso il cortile, ma dal primo Trecento risulta collegato direttamente alla chiesa. Nel corso del Novecento, i restauri compiuti sulla struttura (1969-72) e quelli alla decorazione della cupola (989-90) hanno restituito, a dispetto della notevole lacunosità, una lettura chiara dell’invaso della vasca in cocciopesto e dell’eccezionale ciclo musivo risalente all’epoca di Severo, mentre l’arcata sul fondo e i pavimenti sono rifacimenti moderni. I mosaici conservati, preziosa testimonianza del naturalismo ancora tardo-antico degli artisti attivi in quel tempo a Napoli, costituiscono l’ opera d’arte paleocristiana più significativa della Campania.
Segnalazioni:

Ciclo musivo paleocristiano, IV-V secolo, interno.

Santa Restituta

Cattedrale, via Duomo

Sorta nel IV secolo per volontà dell’imperatore Costantino come prima sede vescovile, la basilica paleocristiana di Santa Restituta, con accesso dalla navata sinistra della Cattedrale, fu consacrata nell’ VIII secolo alla Santa martire africana, di cui accolse le spoglie.
La pianta originaria, a cinque navate divise da colonne, fu modificata dalla ristrutturazione angioina che la privò della facciata e di due navate, riducendone la lunghezza.
In seguito ai restauri del 1972, la navata centrale reca attualmente traccia della struttura paleocristiana, con le colonne e i capitelli corinzi di spoglio, le cui basi erano prima nascoste nel pavimento. Alla fase trecentesca appartengono, invece, gli archi ogivali e il pavimento sopraelevato al livello della nuova Cattedrale, da cui solo in qualche punto emerge quello originario a mosaico. Tutto il resto è successivo al terremoto del 1688. Arcangelo Guglielmelli, responsabile del progetto complessivo, impresse alla struttura, con il nuovo arcone trionfale, un’impronta “moderna” poco felice. A Luca Giordano è attribuita la grande tela centrale del soffitto a volute.

La zona archeologica della Napoli greco-romana è accessibile in fondo alla navatella sinistra.

Segnalazioni:

Anonimo pittore di cultura bizantina, Deesis del Salvatore, dipinto ad affresco, XI-XII secolo, in fondo all’altare.
Luca Giordano, Il corpo di Santa Restituta spinto su una barca dagli angeli verso Ischia, dipinto su tela, Seicento, al centro del soffitto.
Ignoto, Storie di Giuseppe e di Sansone, San Gennaro ed altri santi, plutei (forse parti di ambone o transenne), Duecento, scultura tardo-romanica, cappella di Santa Maria del Principio, navatella sinistra.

San Giovanni in Fonte, battistero, IV-V secolo, navatella destra.

Cappella del Tesoro di San Gennaro

Cattedrale, via Duomo

Progettata su disegno del teatino Francesco Grimaldi, dal 1608 in poi, sulla base di un marcato schema centrale a croce greca con grande cupola, la Cappella si trova al centro della navata destra della Cattedrale e conserva le reliquie legate al culto del santo patrono.

Il vasto apparato decorativo fu commissionato, dopo alterne vicende, al bolognese Domenichino, fra il 1630 e il 1641. Fu, però, un altro emiliano celebre, attivo in quegli anni nel napoletano, Giovanni Lanfranco ad eseguire, nel 1641-43 il vorticoso Paradiso che decora la cupola. Al Domenichino, a Ribera e a Massimo Stanzione sono attribuiti i dipinti su rame dei sei altari. La Cappella è, inoltre, fastosamente adorna di sculture e di argenti, spesso di fattura straordinaria. Grazie al contributo di artisti di alto livello e all’esuberanza dela decorazione, la Cappella di San Gennaro costituisce, con la Certosa di San Martino, il massimo esempio del gusto barocco a Napoli.
Segnalazioni:

Massimo Stanzione, Miracolo dell’ossessa, dipinto, Seicento, Cappella dell’Immacolata Concezione, altare.
Domenichino,
Storie della vita di San Gennaro, dipinti ad affresco, 1631-38, volte, lunette, pennacchi.
Domenichino,
Vita e miracoli di San Gennaro, dipinti su rame, I metà del Seicento, altarini a sinistra dell’ingresso e a destra della tribuna.
Domenichino,
Miracolo dell’ossessa, dipinto su rame, entro il 1641, incompiuto, altarino a sinistra della tribuna.
Giovanni Lanfranco,
Paradiso, dipinto ad affresco, 1641-43, cupola.
Jusepe Ribera,
Miracolo del santo che esce illeso dalla fornace, dipinto, 1641-46, altare di destra.
Luca Giordano, dipinti su rame, 1668, Sacrestia, in alto.


Cosimo Fanzago, cancello d’ottone, 1628-30 (progetto), 1665 (esecuzione ad opera di Gennaro Monte), ingresso.
Giuliano Finelli,
San Gennaro, statua, 1638, al centro dell’abside.
Giovan Domenico Vinaccia,
San Michele Arcangelo, statua d’argento, Seicento, su modello di Lorenzo Vaccaro (1691), a sinistra.
Giovan Domenico Vinaccia,
Traslazione delle reliquie di San Gennaro da Montevergine a Napoli per mano del cardinal Alessandro Carafa, paliotto argenteo, 1692-95, altare maggiore.


Sacrestia, insieme barocco, Seicento, a destra.