Gesù Nuovo

din3374Piazza del Gesù

Situato in una piazza altamente rappresentativa, il più prestigioso fra gli istituti fondati a Napoli dalla Compagnia di Gesù fu detto “nuovo” per distinguerlo dalla precedente sede dei Gesuiti, poi riedificata. La chiesa, costruita e consacrata tra il 1584 e il 1601, in onore dell’Immacolata Concezione, sorse sul luogo del palazzo di Roberto Sanseverino principe di Salerno, individuato dall’architetto Giuseppe Valeriano, che, con un sapiente lavoro di riutilizzo delle strutture quattrocentesche, lo trasformò in edificio ecclesiastico, lasciando intatta la parte della facciata in bugnato di piperno a punta di diamante, eseguita intorno al 1470 da Novello di San Lucano. Tra i portali cinquecenteschi, quello centrale presenta due colonne di granito rosso e un timpano spezzato con due angeli, opera dei fratelli Bartolomeo e Pietro Ghetti, inseriti nel 1695. L’interno ha pianta a croce greca a tre navate, di notevole spazialità, con una vera profusione di arredi e decorazioni pittoriche e marmoree. In origine, il verticalismo delle parti laterali era completato, in funzione centralizzante, dalla cupola, che, crollata nel 1688, fu ricostruita da Arcangelo Guglielmelli a fine Seicento e poi abbattuta nel 1755, in seguito a nuovi pesanti danni strutturali. La cupola attuale è stata realizzata nel 1973, in cemento armato, seppure con decorazioni uguali alla precedente.

Avviato nel Seicento e completato nel 1725, l’apparato decorativo del Gesù, le cui cappelle furono concesse in patronato dai Gesuiti alle famiglie disposte a sostenerne l’impegno economico, costituisce il vertice del barocco napoletano, benché racchiuda episodi artistici distinti, che si snodano dal Manierismo al Novecento. Fra le opere più note, la Cacciata di Eliodoro dal Tempio, il capolavoro affrescato in controfacciata da Francesco Solimena, nel 1725. Il trionfo dell’ornamentazione marmorea e plastica a Napoli nel Seicento si ritrova nei due Cappelloni laterali del transetto, realizzati uno da Giuliano Finelli e l’altro da Cosimo Fanzago, primo vero innovatore del linguaggio della chiesa.
din3379A partire dal 1767, in seguito all’espulsione dei Gesuiti dal Regno per decreto di Ferdinando IV, i beni della Compagnia furono confiscati e la chiesa fu affidata ai Francescani di Santa Croce e della Trinità di Palazzo, che la ribattezzarono Trinità Maggiore. I Gesuiti ne rientrarono in possesso solo nel 1900. L’edificio sul fianco destro, oggi occupato in parte da un istituto scolastico, in parte dai Padri stessi, era in passato la Casa Professa della Compagnia, un piccolo gioiello di decorazione settecentesca, di cui resta solo la decorazione della biblioteca, mentre è andato disperso tra varie biblioteche pubbliche il suo ricco patrimonio librario.

din3371Segnalazioni:

Francesco Imparato, La visistazione di Sant’Ignazio, dipinto, 1601, cappellone di Sant’Ignazio, parete destra.
Belisario Corenzio, Storie degli Angeli, dipinti ad affresco, 1605, presbiterio, cappella a destra, Carafa, volta e pareti.
Giovan Bernardo Azzolino, dipinti ad affresco e pala d’altare, dipinto su tela, 1619-20, navata destra, prima cappella, San Carlo Borromeo.
Belisario Corenzio, ciclo di dipinti ad affresco, 1638, navata maggiore, volta del primo tratto.
Giovanni Lanfranco, Evangelisti, dipinti ad affresco, 1638, cupola, pennacchi.
Massimo Stanzione, Storie mariane, dipinti ad affresco, 1639-40, tribuna, volta.
Jusepe de Ribera, dipinti su tela, 1643-44, cappellone di Sant’Ignazio, in alto.
Aniello Falcone, Storie di Sant’Ignazio e San Michele, dipinti ad affresco, entro il 1652, sacrestia, volta.
Massimo Stanzione, Visitazione, dipinto su tela, 1649-56, navata destra, seconda cappella.
Luca Giordano, Storie di San Francesco Saverio, tre dipinti, 1676-77, navata destra, Cappellone Orsini di Gravina.
Luca Giordano, decorazione pittorica, dipinti ad affresco, 1684-85, navata destra, seconda cappella, interno e cupolino esterno (ridipinto da Gaetano D’Apuzzo nel 1790).
Paolo De Matteis, Madonna col Bambino tra i Santi Ignazio e Francesco Saverio, dipinto, Seicento, Cappellone di Sant’Ignazio di Lojola, transetto sinistro, altare.
Paolo De Matteis, Predicazione di San Francesco Saverio, dipinto, Seicento, 1698, Cappellone di San Francesco Saverio, transetto destro, riquadro centrale.
Paolo De Matteis, San Michele precipita i demoni e La Circoncisione di Gesù, fine Seicento, navata maggiore, volta del primo tratto, riquadri centrali.
Francesco Solimena, Cacciata di Eliodoro dal Tempio, dipinto ad affresco, 1725, controfacciata.
Francesco Solimena, Angeli, dipinti ad affresco, Settecento, cappella di San Francesco De Geronimo, angoli della volta.
Bottega di Francesco Solimena, Virtù e Putti, dipinti ad affresco, Settecento, navata destra, primo arcone.
Urna cineraria romana, proveniente dall’area della villa di Melecrinis di Napoli, IV secolo, navata sinistra, seconda cappella, Crocifisso.
Costantino e Mario Marasi, decorazione in commesso marmoreo (primo esempio a Napoli su così vasta scala), 1605, presbiterio, cappella a destra, Carafa.
Michelangelo Naccherino, San Liborio, scultura, Seicento, Cappellone di San Francesco Saverio, nicchia laterale.
Cosimo Fanzago, Sant’Ambrogio, scultura, 1618, Cappellone di San Francesco Saverio nicchia laterale.
Cosimo Fanzago, David e Geremia, sculture e decorazione plastica e marmorea,

1637-46, Cappellone di Sant’Ignazio di Lojola, transetto sinistro.
Cosimo Fanzago, rilievi scultorei, Seicento, navata destra, prima cappella, San Carlo Borromeo.
Cosimo Fanzago (?), armadi lignei intagliati, Seicento, sacrestia, pareti.
Donato Vannelli, Antonio Solaro e Giuliano Finelli, decorazione marmorea, 1642-55, navata destra, cappellone Orsini di Gravina.
Donato Vannelli e Antonio Solaro, decorazione marmorea, 1650-59, navata destra, seconda cappella.
Dionisio Lazzari, interventi decorativi in marmo, 1659, navata sinistra, seconda cappella, Crocifisso.
Andrea Falcone, Angeli, sculture, Seicento, navata destra, seconda cappella, nicchie superiori.
Pietro e Bartolomeo Ghetti, Angeli e fastigio, 1695, facciata, portale centrale, timpano spezzato.
Domenico Antonio Vaccaro, decorazione marmorea e plastica, 1742, cappella dell’Immacolata, abside, parete di fondo.
Francesco Pagano e Matteo Bottigliero, su disegno di Domenico Antonio Vaccaro, Gloria di cherubini e Angeli con Putti, sculture in marmo, 1742-43, cappella dell’Immacolata.
Francesco Jerace, Predicazione del Santo, gruppo scultoreo, 1932, cappella di San Francesco De Geronimo.
Novello di San Lucano, facciata, bugnato a punte di diamante, 1470 ca., esterno.
Artisti del tardo manierismo, arredo pittorico e scultoreo, primo decennio del Seicento, navata sinistra, ultime cappelle, Fornaro e Muscettola.
Giuliano Finelli, altare marmoreo, 1635-45, Cappellone di San Francesco Saverio, transetto destro.
Cosimo Fanzago, progetto, 1637-55, cappellone di Sant’Ignazio, transetto sinistro.
Dionisio Lazzari, altare marmoreo, 1658-60, sacrestia.
Cosimo Fanzago, progetto, Seicento, approvato nel 1674, Cappella dell’Immacolata.
Giuseppe Bastelli, diretto da Muzio e Giovan Battista Nauclerio, pavimento, 1734-35 ca., navata sinistra, seconda cappella, Crocifisso.
Domenico Antonio Vaccaro, altare, 1742, cappella dell’Immacolata.
Giuseppe Astarita e Mario Gioffredo, altare marmoreo, 1753, navata destra, quarta cappella, San Francesco Borgia.
Maestranze napoletane, pavimento con tarsie di marmi policromi, Settecento, Casa Professa.
Raffaele Postiglione (disegno), altare maggiore, con pannelli a rilievo e sculture, , 1845, zona absidale.
Scultori vari, altare in marmo e pietre dure, ante 1857, tribuna.