Archivio Storico del Banco di Napoli – Palazzo Ricca

dm3318Via Tribunali

Passeggiando per il decumano maggiore, che corrisponde all’odierna via Tribunali, s’incontrano, ad angolo con via Pietro Colletta, gli adiacenti palazzi Ricca – acquistato dall’antico Monte e Banco dei Poveri nel 1616 – e Cuomo – comprato dallo stesso nel 1787 -, che ospitano la sede del prestigioso Archivio Storico del Banco Napoli, che conserva un patrimonio tale da annoverarlo tra i maggiori archivi storico-economici d’Europa. Attraverso l’imponente collezione di scritture possedute, divise nelle due sezioni dell’apodissario e del patrimoniale, è possibile ricostruire la storia economica delle regioni meridionali d’Italia e l’evoluzione degli istituti di credito che l’hanno caratterizzata.

Il Banco di Napoli, infatti, trae origine dalla fusione degli otto Banchi pubblici dei luoghi pii sorti a Napoli in età moderna, il più antico dei quali fu il Monte di Pietà, fondato nel 1539, con lo scopo filantropico del prestito senza interesse. Il Monte fu il primo in ordine di tempo ad ottenere il permesso di aprire una Cassa di depositi, grazie al bando vicereale del 1584 che ammetteva che l’istituzione perseguisse fini di lucro. In tempi successivi, anche gli altri sette istituti furono riconosciuti come Banchi pubblici, proseguendo la loro attività per oltre due secoli, fino al 1809, quando, a seguito delle soppressioni e fusioni verficatesi nel periodo napoleonico, confluirono tutti nel Banco delle Due Sicilie. Con l’unificazione del Paese, infine, quest’ultimo ha assunto l’attuale denominazione di Banco di Napoli. Le scritture, conservate in circa trecento stanze, ordinate su quattro piani, offrono interessanti contributi anche alla storia dell’arte, che può rintracciarvi una preziosa fonte di documentazione; si segnale, tra l’altro, un fondo pergamenaceo, che annovera 236 pergamene originali del Monte della Pietà.

Ma l’interesse dell’Archivio va oltre il suo contenuto e investe la settecentesca struttura architettonica, legata alla ristrutturazione del Palazzo Ricca, compiuta tra il 1739 e il 1773, cui hanno contribuito numerose personalità artistiche: la sala dell’Udienza, che funge oggi da Sala del Consiglio dell’Istituto, fu dipinta nel 1740 da Nicola Trabucco, mentre il medaglione centrale e le quattro figure negli angoli, datati 1772, sono opera di Giacinto Diana; in altre stanze di rappresentanza e nelle sale studio figurano affreschi di Giuseppe Funaro e di Gennaro d’Aveta, risalenti al 1772; l’orologio posto sulla facciata della Cappella del Monte dei Poveri, visibile dal cortile del palazzo, fu realizzato alla metà del Seicento sotto la direzione di Gaetano Buonocore. Durante il restauro del secondo Novecento, sono stati rinvenuti resti di mura greche e un grosso frammento di pavimento di epoca tardo-romana a mosaico policromo con disegni esagonali. La facciata in piperno è di Gaetano Barba, autore del disegno dell’altare maggiore (1771) della chiesa, che conserva i pregevoli dipinti seicenteschi di Luca Giordano e Francesco Solimena.

Segnalazioni:

Nicola Trabucco, dipinti, 1740, sala dell’Udienza, oggi Sala Consiglio dell’Istituto.
Giacinto Diana, dipinti, medaglione centrale e figure negli angoli, 1772, sala dell’Udienza, oggi Sala Consiglio dell’Istituto.
Giuseppe Funaro e Gennaro d’Aveta, dipinti ad affresco, 1772, sale di rappresentanza e di studio.

Gaetano Buonocore, orologio, 1751, facciata della cappella.
Gaetano Barba, facciata in piperno e altare della cappella, 1771.