Purgatorio ad Arco

dm4145via Tribunali

La seicentesca chiesa, consacrata nel 1638, trae il nome dall’area in cui si trova, detta “ad Arco” per la presenza di una torre, sottopassata da un arco in mattoni.
Le sue origini sono legate ad un gruppo di cittadini che, nel clima della Controriforma, usavano raccogliere fondi perché si celebrassero messe per le anime del Purgatorio e che, dopo alterne vicende, vollero edificare una propria sede.

Malgrado sia Cosimo Fanzago l’architetto accreditato dalla tradizione, i documenti pervenuti menzionano, nel 1619, l’ingegnere Giovan Cola di Franco e, nel 1630, Giovan Giacomo di Conforto, ai quali va attribuita la prima fase costruttiva. Fu il successivo completamento decorativo a conferire alla struttura l’impronta fanzaghiana, che pure non è riconducibile con certezza al Fanzago stesso.

Estrosa e di indubbia curiosità è la facciata, decorata, con accenti macabri e teatrali, secondo lo scenografico gusto barocco, in due momenti diversi: al primo, di chiaro segno fanzaghiano, appartengono le parti laterali e il fregio; al secondo, il portale in marmo bianco e bardiglio con il soprastante rilievo, eseguiti dal palermitano Giuseppe De Marino nel 1716. L’interno a navata unica, con un interessante apparato decorativo sei e settecentesco ed alcuni dipinti degni di nota, come la tela di Massimo Stanzione, presenta interventi effettuati in tempi diversi e non sempre ben riconoscibili. Nonostante i numerosi inserti riconducibili alla bottega del Lazzari, nel Settecento inoltrato, la parte più antica della decorazione marmorea si trova nell’abside e nella parte terminale della navata.

La chiesa inferiore, cui si accede tramite una scaletta a sinistra dell’ingresso, è inserita in un’area cimiteriale, che, sorta con la chiesa superiore, confluisce in un ampio ambiente ipogeo con sepolture terragne.

dm4147Segnalazioni:

Massimo Stanzione, La Madonna delle anime del Purgatorio, dipinto su tela, Seicento, metà anni ’30, altare maggiore.
Andrea Vaccaro, La morte di San Giuseppe, dipinto su tela, primo Seicento, terzo altare a sinistra.
Luca Giordano, La morte di Sant’Alessio, dipinto su tela, 1661, terzo altare a destra.

Dionisio Lazzari, coretti con le sottostanti porte, balaustra dell’altare maggiore, fondale dell’abside, decorazione marmorea, 1655-69, parte terminale della navata. 

Facciata, Seicento-Settecento.
Andrea Falcone, Sepolcro di Giulio Mastrilli (inquadratura architettonica di Dionisio Lazzari), 1772, presbiterio.