San Paolo Maggiore

dm3463Piazza San Gaetano 

Fra i principali monumenti religiosi del centro antico di Napoli, la basilica fu costruita sul podio di un tempio del I secolo d.C., dedicato ai Dioscuri Castore e Polluce, rappresentati nei bassorilievi del frontone. La chiesa cristiana dedicata a San Paolo fu innalzata, alla fine dell’ VIII secolo, per celebrare due vittorie riportate dai napoletani sui saraceni nei giorni consacrati al Santo apostolo nel 788 e 789.
Affidata nel 1538 ai padri Teatini, la chiesa paleocristiana di San Paolo, da tempo abbandonata, fu ristrutturata per meglio rispondere alle regole dell’Ordine: il coro fu spostato dietro l’altare maggiore e il giardino chiuso, situato tra la facciata della chiesa ed il frontone del tempio, fu adibito ad area cimiteriale nel 1552.

I lavori così intrapresi dai religiosi furono intensificati a seguito del Concilio di Trento (1545-63). Il progetto cinquecentesco (1581-1603), che lasciò intatto il pronao del tempio, è opera dell’architetto teatino Francesco Grimaldi, sostituito, nel 1589, alla direzione dei lavori da Pietro Caracciolo. In quel periodo, Giovan Battista Cavagna, che intervenne all’interno come pittore, realizzò la navata centrale e la facciata, poi scomparsa.
La chiesa fu consacrata nel 1603, pur senza essere stata completata. Tra le maestranze che vi furono attive in tempi successivi, si ricordano Giovan Giacomo di Conforto, che eseguì, nel 1626-30, le navate laterali, Pietro De Marino (1635), Dionisio Lazzari, Arcangelo Guglielmelli, il pittore Domenico Viola e lo scultore Andrea Falcone nel 1671.
Il collegamento tra le strutture di epoche diverse effettuato, nel 1671, dal Lazzari è ritenuto probabile causa, in occasione del terremoto del 1688, del crollo del pronao, di cui rimangono solo due colonne con capitelli e due basi e i cui resti furono utilizzati per pavimentare e decorare la chiesa barocca. L’attuale sistemazione dei frammenti del pronao sulla facciata si deve, secondo il De Dominici, a Ferdinando Sanfelice.

Nel 1773-74, la facciata del di Conforto fu in parte modificata su disegno di Giuseppe Astarita, mantenendo intatto l’ordine inferiore e semplificando quello superiore.
La pianta della chiesa, a tre navate, si caratterizza per il motivo albertiano della travata ritmica con cupolette ellittiche e lunettate alternate. La decorazione marmorea dell’interno fu realizzata tra Seicento e Settecento. A causa dei bombardamenti subiti nella Seconda guerra mondiale, andarono distrutti gli affreschi di Belisario Corenzio del 1596 e i preziosi stalli lignei del coro cinquecentesco, mentre, nella volta della navata centrale, parzialmente crollata, rimasero danneggiati gli affreschi che furono fra le maggiori commissioni pubbliche di Massimo Stanzione, da lui realizzati nel 1642-44 e portati a termine da Andrea de Lione, nel 1660-61, su bozzetti di Andrea Vaccaro, per celebrare la vita del Santo fondatore secondo il programma didascalico voluto dai frati teatini.

Altri interventi di restauro sulla chiesa furono operati dopo il terremoto del 1732, che apportò nuovi danni.

Sulla sinistra del presbiterio, si trova una delle migliori testimonianze del barocco a Napoli: la splendida Cappella Firrao, realizzata su disegno di Dionisio Lazzari.
Sottostanti alla basilica e al convento sono due ambienti che fanno parte del complesso monastico: il Succorpo e l’Arciconfraternita del SS.Crocifisso, anche detta “La Sciabica”.

Segnalazioni:

Belisario Corenzio, Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, dipinti ad affresco, fine Cinquecento, restaurati e/o ridipinti da Nicola Maria Rossi, cappellone dell’Immacolata, transetto, ventagli e lunette.
Aniello Falcone, Episodi del Vecchio Testamento, dipinti ad affresco, 1641, cappella Firrao, cupolino.
Massimo Stanzione, Episodi della vita dei Santi Pietro e Paolo, dipinti ad affresco (restaurati ed applicati su pannelli nel 1976), 1642-44, volta della navata centrale.
Massimo Stanzione, dipinti su tela, entro il 1647, quarta cappella a destra.
Andrea de Lione, Storie della vita di San Gaetano, dipinti ad affresco, 1660-61, navata maggiore, tra le finestre del secondo ordine.
Andrea Vaccaro, Santi Pietro e Paolo e Padri della Chiesa, dipinti ad affresco, Seicento, arco maggiore e sottarco.
Francesco Solimena, Conversione di San Paolo (1689) e Caduta di Simon Mago (1690), dipinti ad affresco, Sacrestia, pareti laterali, alle testate.
Francesco Solimena, Virtù, Angeli suonatori e Figure allegoriche, dipinti ad affresco, entro il 1690, Sacrestia, volta e pareti laterali.
Paolo de Matteis, Adorazione dei Magi e Circoncisione, dipinti ad affresco, fine Seicento-inizi Settecento, quinta cappella a destra, parete sinistra.
Giuseppe Bonito, San Carlo e San Giovanni Nepomuceno, dipinto, Settecento, cappella dedicata a San Carlo Borromeo, navata sinistra, altare.
Santolo Cirillo, Dedicazione del tempio di Salomone, dipinto ad affresco, 1737, controfacciata.
Anselmo Cangiano (disegno) e Raffaele Maitener (esecuzione), ciborio, bronzo dorato e pietre dure, Seicento, anni ’30, abside.
Giuliano Finelli, Cesare Firrao, scultura, 1640, cappella Firrao.
Domenico Antonio Vaccaro, bassorilievi marmorei, Settecento, Succorpo.
n Domenico Antonio Vaccaro, Angelo custode, gruppo marmoreo, primo Settecento, II o III decennio, cappella Frasconi, navata sinistra.
Angelo e Giacomo Viva, Puttini del paliotto d’altare e Angeli reggifiaccole, 1776, abside.
Arciconfraternita del SS.Crocifisso, detta “La Sciabica”, Quattrocento-Seicento, (tracce di opus reticulatum in facciata), ingresso tra le due rampe della scala che porta alla chiesa.
Quarta cappella a destra, Madonna della Purità, tarsie marmoree policrome, dipinti e sculture del Cinquecento e Seicento.
Dionisio Lazzari, Cappella Firrao, marmi commessi, entro il 1642, a sinistra del presbiterio.
Dionisio Lazzari e Nicola Tammaro, Cappella del transetto destro, decorazione marmorea, 1676 e 1697.
Succorpo, decorazioni del Settecento, ingresso tra le cappelle del lato destro.
Donato Massa, pavimento maiolicato con rosone centrale in marmi commessi (su disegno di D.A.Vaccaro), Settecento, 1724, Succorpo.
Ferdinando Fuga (disegno) e Antonio di Lucca (esecuzione), altare maggiore, marmi e pietre dure, Settecento, 1775-76 ca., abside.