San Pietro a Maiella

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vico San Pietro a Maiella

Tra i principali monumenti dell’architettura gotica angioina a Napoli, la chiesa fu costruita agli inizi del Trecento su iniziativa di Giovanni Pipino da Barletta, con dedica all’eremita Pietro Angeleri da Morrone, divenuto, nel 1294, papa Celestino V, fondatore dell’Ordine dei Celestini, canonizzato nel 1313.

Vi si accede tramite un portale marmoreo, attribuibile al primo Cinquecento, sottostante al campanile, di quarantadue metri d’altezza, la cui controversa vicenda costruttiva lascia pensare che possa essere stato innalzato sul luogo di una torre più antica.

Sul finire del Quattrocento, grazie al contributo di Alfonso d’Aragona Duca di Calabria, vi furono aggiunti, insieme alle due nuove campate poste a nord (con altrettante cappelle per lato), i pavimenti maiolicati, il coro intarsiato situato lungo l’abside e numerosi capolavori scultorei. Nel corso del Seicento, poi, la chiesa fu stravolta in nome dell’imperante gusto barocco: stucchi e tarsie marmoree decorarono le pareti, il soffitto a cassettoni intagliato e dorato, con le dieci tele circolari di Mattia Preti, sostituì, nascondendole, le capriate scoperte della navata centrale e del transetto, la zona absidale fu rialzata.  Trovarono, inoltre, sistemazione lo splendido coro, eccezionale esempio d’intarsio ligneo cinquecentesco presente a Napoli, e il nuovo altare maggiore, con una balaustra che delimita il sagrato. A causa dell’incendio del 1973, è, invece, andata perduta la stupenda sacrestia realizzata da Domenico Antonio Vaccaro.
L’originaria fabbrica gotica è stata recuperata, sul finire dell’Ottocento, attraverso la rimozione dei rivestimenti adottati nel Seicento, ma lasciando intatti i capolavori di pittura e scultura sei e settecenteschi. Uniche tracce visibili dell’antica decorazione trecentesca sono i due cicli ad affresco, di mano ignota, situati nelle cappelle della Maddalena e della Leonessa, a sinistra e a destra del presbiterio. Dal 1933 la chiesa, che era prima chiusa, è stata affidata ai Padri dell’Ordine dei Servi di Maria, il cui convento è sede, dal 1826, del celebre Conservatorio di musica, che gode di indubbio prestigio nel panorama artistico napoletano.

Segnalazioni:

Ignoto maestro avignonese, Madonna col Bambino, nota come del Soccorso o di Lepanto, dipinto ad affresco, Trecento (fine anni ’30), pilastro tra la prima e la seconda cappella del transetto.
Maestro di Giovanni Barrile (?), Storie della Maddalena, dipinti ad affresco, e Ignoto seguace di Roberto d’Oderisio, Noli me tangere e Resurrezione di Lazzaro, dipinti ad affresco, 1345-50, seconda cappella a sinistra del presbiterio.
Maestro della Cappella della Leonessa, Episodi della vita di San Martino, dipinti ad affresco, seconda metà del Trecento, seconda cappella a destra del presbiterio.
Paolo de Matteis, Apoteosi di San Pietro Celestino con gloria ed angeli, dipinto ad affresco, Seicento, volta della quarta cappella a destra.
Massino Stanzione, Madonna che appare a San Pietro Celestino, pala d’altare, 1644 ca., quarta cappella a destra.
Mattia Preti, Episodi della vita di San Pietro Celestino e Episodi della vita di Santa Caterina d’Alessandria, cinque dipinti circolari su tela, 1657-59, soffitto della navata e del transetto.
Giacomo Del Po, Assunzione della Vergine, dipinto su tela, 1705, altare maggiore, cappella Spinelli e Raetano, seconda a sinistra.
Francesco De Mura, Predica di Sant’Oronzo, pala d’altare, e dipinti sulle pareti laterali, 1720, Cappella Zagarolo, navata maggiore.

 

Ignoto scultore, Cristo che risorge, bassorilievo marmoreo del paliotto d’altare, prima metà del Cinquecento, transetto, prima cappella a destra dell’abside.
Giovanni Merliani da Nola, Deposizione, bassorilievo al centro della cona d’altare e San Sebastiano, scultura nella nicchia centrale, 1519 ca., altare, prima cappella a destra del presbiterio.
Cosimo Fanzago, balaustra marmorea, Seicento, e altare maggiore terminato da Pietro e Bartolomeo Ghetti, 1685 ca., abside.
Lorenzo Vaccaro, monumenti funebri Petra, seconda metà del Seicento, prima cappella a sinistra del presbiterio, pareti laterali.
Seconda cappella a sinistra del presbiterio, della Maddalena, Trecento.
Seconda cappella a destra del presbiterio, della Leonessa, seconda metà del Trecento.
Manifattura napoletana, prezioso pavimento maiolicato, prima cappella a sinistra del presbiterio, seconda metà del Quattrocento.
Coro, intarsi lignei e pannelli a grottesche, Cinquecento.
Cosimo Fanzago, pavimento con intarsi a volute in marmo, 1646, transetto.