Santa Caterina a Formiello

dm4163Piazza Enrico De Nicola

Tra le più importanti chiese napoletane del Rinascimento, fu fondata in epoca imprecisata, con dedica alla vergine martire di Alessandria, e trasse il nome dall’antico acquedotto della Bolla, che, situato nelle vicinanze, riforniva i formali d’acqua della città.
Appartenuta ai frati Celestini e poi ad Alfonso duca di Calabria, che l’acquistò nella seconda metà del Quattrocento, la chiesa fu concessa, nel 1498, ai padri domenicani della Congregazione riformata di Lombardia, che la tennero fino al 1809, quando Murat decretò la soppressione del monastero. Nel corso dell’Ottocento, il monastero stesso e i chiostri furono adibiti a Lanificio militare e questo comportò l’aggiunta di nuove strutture e la modifica di quelle originarie, con la singolare creazione di un monumento dell’archeologia industriale nel cuore del centro storico cittadino.

dm3311Avviata nel primo Cinquecento su progetto dell’architetto Romolo Balsimelli e portata a termine nel 1593, la chiesa denuncia evidenti influssi toscani. L’eleganza delle sue forme, dominate dall’alta cupola – la prima, secondo le fonti, ad essere costruita a Napoli – introduce alla città murata, costituendone, tra Porta Capuana e Castel Capuano, l’ingresso principale. L’interno ha pianta a croce latina a navata unica, coperta da volta a botte, con cinque cappelle per lato e transetto non sporgente.
A fine Seicento, importanti restauri alla navata mantennero intatte le linee rinascimentali, ma vi sovrapposero ornati di gusto più moderno, come i riquadri che sfondarono la volta, secondo un tipico elemento illusionistico barocco. Allo stesso periodo (1695-97) appartiene anche l’effetto scenografico proposto dall’affresco di Luigi Garzi nella volta. I Domenicani proseguirono nella decorazione del transetto e della cupola orientandosi verso le soluzioni offerte dal barocco classicheggiante. Nella seconda metà del Settecento, infine, Francesco Antonio Gandolfi intervenne nella chiesa realizzando il pulpito e il pavimento, ottenuto mediante l’impiego di alcune lastre sepolcrali cinquecentesche.
Sono purtroppo andate disperse la copiosa biblioteca – che annoverava, tra le varie donazioni, quella assai significativa di papa Benedetto XIII Orsini – e la raccolta d’arte e di curiosità naturali e artificiali conservata nel convento domenicano tra il Seicento e l’Ottocento.

dn4138Segnalazioni:
Luigi Garzi, La Natività di Maria e Le nozze della Vergine, dipinti su tela, Seicento, quinta cappella di sinistra.
Luigi Garzi, Martirio di Santa Caterina, dipinto ad affresco, 1695, controfacciata.
Luigi Garzi, Fede, Carità, Penitenza e Mansuetudine, 1698, peducci della cupola.
Giuseppe Simonelli, Storie di San Giacomo, dipinti ad affresco e su tela, 1698-99, terza cappella di sinistra.
Guglielmo Borremans, Storie della vita di San Domenico, dipinti, 1708-9, transetto destro e sinistro.
Paolo De Matteis, La Fuga in Egitto e La Circoncisione, dipinti su tela, Settecento, seconda cappella di destra.
Paolo De Matteis, La Madonna, Santa Caterina ed i Patroni di Napoli che implorano la Trinità a favore della città, dipinto ad affresco (quasi illeggibile), 1712, cupola.
Giacomo Del Po, San Domenico che vince gli Albigesi, dipinto, Settecento, Cappellone di San Domenico, transetto sinistro.
Giacomo del Po, Storie di Santa Caterina d’Alessandria, dipinti su tela, 1714, sesta cappella di sinistra.
Santolo Cirillo, San Vincenzo Ferrer e i suoi fatti miracolosi, 1733, dipinti ad affresco e su tela, quinta cappella a destra.

 

 

Annibale Caccavello, lastra sepolcrale di Luigi Acciapaccia, sculture, 1552, quarta cappella a destra.
Giovan Domenico e Gerolamo D’Auria, Annibale e Salvatore Caccavello, Silla Longo, sepolcri della famiglia Spinelli, secondo Cinquecento, presbiterio.
Matteo Botigliero, Angeli, quattro sculture, Settecento, Cappellone di San Domenico, transetto sinistro.

Manifattura napoletana, pavimento maiolicato a cellule ottagonali, primo Cinquecento, quarta cappella di destra.
Chiostro piccolo, affreschi e sepolcri, Cinquecento, dalla sacrestia.
Fiorentino della Cava, chiostro a due ordini, 1514.
Scuola napoletana, Cristo risorto, bassorilievo, 1715-20 ca., interno.

Benvenuto Tortelli e altri, coro ligneo e ornati, 1566, abside.
Francesco Antonio Picchiatti, portale con statua di Santa Caterina, 1659, facciata.
Sacrestia, decorazione ad affresco, Settecento; struttura e armadi rinascimentali, Cinquecento.
Seconda cappella di sinistra, reliquiari, Settecento.
Cappellone del Rosario, Settecento, transetto destro.
Ferdinando Sanfelice e Lorenzo Fontana, Cappellone di San Domenico, 1715-17, transetto sinistro.
Francesco Antonio Gandolfi, pulpito e pavimento, Settecento, interno.