Santa Chiara

din3381Via Benedetto Croce

La chiesa, dalle forme gotiche provenzali, consacrata nel 1340 come chiesa regia, era il nucleo centrale della cittadella francescana di Santa Chiara, sorta nel 1313-40 tra le mura greco-romane e quelle angioine, per iniziativa del re Roberto d’Angiò, e presto divenuta la più ricca struttura monastica napoletana.

Accanto alla chiesa fu innalzata la torre campanaria, che, in parte crollata nel Quattrocento a causa di un terremoto, presenta oggi un primo livello trecentesco e due ripiani del secondo Cinquecento, contraddistinti dal forte contrasto cromatico tra marmo e mattoni.
In epoca barocca, massicci lavori di ristrutturazione, condotti nel 1742-69 da Domenico Antonio Vaccaro e Gaetano Buonocore, trasformarono in modo radicale la basilica trecentesca: la struttura gotica e il tetto a capriate scoperte furono largamente rivestiti di stucchi, marmi e intagli lignei e dorati. L’interno fu oggetto, poi, tra il 1761 e il 1763, della reinvenzione spaziale voluta da Ferdinando Fuga e da altri artisti, di cui oggi restano solo preziose fotografie, a causa del disastroso incendio innescato da una bomba nel 1943. Le antiche mura perimetrali, uniche a salvarsi alla rovina, consentirono il complesso intervento di restauro, conclusosi nel 1953, che ha restituito alla chiesa le originarie forme gotiche.

din3385La facciata in tufo giallo presenta alcuni elementi di piperno, come il pronao a tre fornici acuti e lo spettacolare rosone di otto metri di diametro.

La pianta della chiesa, rettangolare, priva di abside, è oggi coperta a capriate di cemento armato, in origine lignee, e termina con una parete piatta che la divide dal Coro delle Clarisse, una delle principali testimonianze del gotico a Napoli, concepito da Leonardo di Vito come un’entità autonoma a tre navate.
Il celebre Chiostro maiolicato, il più importante del complesso monastico, fu progettato da Domenico Antonio Vaccaro, che ideò due ampi viali incrociati al centro del giardino, scanditi da otto pilastri ottagonali decorati a tralci di vite e glicine spiraleggianti. Il rivestimento di “riggiole” (ovvero mattonelle) maiolicate fu opera della nota bottega napoletana di Giuseppe e Donato Massa, nel 1741-42. Il Museo dell’Opera di Santa Chiara, situato negli ambienti ad ovest del chiostro, conserva opere d’arte provenienti dal convento e da altri monasteri francescani soppressi nell’Ottocento. Vero e proprio pantheon della dinastia angioina, la chiesa è una sorta di museo della scultura napoletana, con prodotti della bottega di Giovanni e Pacio Bertini, databili al primo Trecento, e di Antonio Baboccio da Piperno, nella seconda parte del secolo.

Nei secoli, la fabbrica di Santa Chiara ha registrato presenze artistiche di altissimo livello: si pensi ai monumenti sepolcrali realizzati da Tino di Camaino e agli affreschi di Giotto, distrutti a metà Cinquecento per volontà del reggente spagnolo Barrionuevo, e di cui restano nel coro delle Clarisse pochi frammenti, autentici capolavori riscoperti dai restauri successivi alla guerra.

Segnalazioni:

Giotto e bottega, Compianto su Cristo, Calvario, Stalli di coro, frammenti ad affresco, 1328-30, coro delle Clarisse.
Giotto e bottega, Crocifissione, dipinto ad affresco, Trecento, monastero, sala di Conferenze Maria Cristina di Savoia.
Maestro di Giovanni Barrile, La Mensa del Signore, dipinto ad affresco, 1332 ca., ex refettorio, oggi oratorio delle monache.
Lello da Orvieto, Redentore fra Santi francescani e donatori, dipinto ad affresco, 1340 ca., ex sala del capitolo.
Maestro delle tempere Francescane, frammenti a fresco e su tavola, 1340-45, convento dei Francescani, oggi delle Clarisse, lunette.

Marco Pino, L’Adorazione dei Pastori, dipinto su tavola, 1557-71, ottava cappella a destra, dei Regi Depositi, altare.
Belisario Corenzio, Martiri di Santi, frammenti ad affresco, Seicento, chiostro grande.

 

Ignoto scultore, urna marmorea, reperto archeologico, IV-III sec. A.C., rinvenuto in Puglia in un feudo della famiglia Sanfelice, trasportato a Santa Chiara nel 1632 e adibito a sepolcro di Giovan Battista Sanfelice, nona cappella a sinistra, Sanfelice.
Maestro napoletano di notevolissima qualità, Crocifisso ligneo, Trecento, altare maggiore.
Tino di Camaino, Giovanni e Pacio Bertini, Antonio Baboccio da Piperno, monumenti sepolcrali d’Angiò, Trecento, chiesa, controfacciata, cappelle, presbiterio.
Ignoto artista dei Paesi Bassi, Vergine orante, scultura lignea policroma, inizio Cinquecento, ex sala del capitolo.
Tommaso Malvito, sepolcro di Paride Longobardo e Resurrezione di Gesù, bassorilievo,  1529, ultima cappella a sinistra, Longobardo.
Manifattura napoletana, urna di tartaruga e argento contenente il velo di Santa Chiara, primo Seicento, edificio che ospita l’ordine di clausura delle Clarisse.
Michelangelo Naccherino, San Francesco, scultura, Seicento, settima cappella a sinistra, del Balzo.
Maestri ricamatori napoletani, arazzo in seta ricamato a mano, fine Seicento, ufficio parrocchiale, attiguo alla sacrestia.

Giuseppe e Donato Massa, su disegno di Domenico Antonio Vaccaro, decorazione a maioliche, 1739-42, chiostro maiolicato.
Domenico Antonio Vaccaro e Gaetano Buonocore, decorazione in stucchi, marmi e intagli lignei e dorati, 1742-69, chiesa, interno.
Ferdinando Fuga (disegno), monumento sepolcrale di Filippo di Borbone, 1777, ultima cappella a destra, Borbone.
Giuseppe Sanmartino, Busti di Carlo e Teofilo Mauro, sculture, Settecento, terza cappella a destra, Del Balzo,.
Giuseppe Sanmartino, Putti piangenti, sculture, 1777, ultima cappella a destra, Borbone, monumento sepolcrale di Filippo di Borbone, ai alti del sarcofago.

Gagliardo Primario, rosone, Trecento, facciata.
Leonardo di Vito, Coro delle Clarisse, Trecento, interno.
Campanile, primo ordine, Trecento, a sinistra della facciata.
Campanile, secondo e terzo ordine, tardo Cinquecento, a sinistra della facciata.
Sacrestia, dipinti ad affresco e arredi, 1692, volta e pareti.
Ferdinando Fuga, pavimento in marmi commessi, 1731-63, chiesa.
Domenico Antonio Vaccaro, chiostro maiolicato, 1739-42.
Giovan Battista Massotti, su disegno di Muzio Nauclerio, altare maggiore, Settecento, chiesa.
Museo dell’Opera di Santa Chiara, inaugurato nel 1995, lato ovest del chiostro.